Augusta, dai rubinetti esce di nuovo acqua torbida e il Comune ha speso 100 mila euro per nulla

Augusta, Dopo quasi quattro mesi, ancora problemi di approvvigionamento di acqua “normale” al centro storico, acqua non solo potabile, ma adatta a usi domestici, igienico-sanitari e per la cottura dei cibi. I guasti che provocano le crisi possono succedere. Certo. Occorre individuare le cause e provvedere. Gli amministratori comunali non sono, di norma, tecnici, ma persone elette dai cittadini. Però, un Comune ha i tecnici e li paga. Ha anche una squadra lavori. Però, ovviamente, non tutti gli operai sono in grado di svolgere tutti i lavori né tutti i tecnici sono in grado di poter sovrintendere a tutti i lavori. Occorrono ditte specializzate, con tecnici adeguati e attrezzature specializzate. Poiché i soldi di un Comune sono soldi pubblici, gli amministratori non possono agire come se fossero privati. Ci sono leggi, ci sono regole. Per esempio, occorre indire una gara d’appalto fra varie ditte, gara che comporta impiego di tempo. Per questo motivo, di fronte a emergenze, come quella che riguarda il bene primario più importante qual è l’acqua, l’amministrazione comunale ha uno strumento legislativo che evita la perdita di tempo: la trattativa diretta, l’articolo 70, che consente di poter risolvere il problema urgente. Del resto, perché esiste anche l’albo di fiducia dei fornitori? L’attuale amministrazione comunale augustana ha scelto di bandire una gara, vinta da una ditta di Lecce, la capitale salentina, famosa per lo splendido barocco pugliese.
I residenti del centro storico hanno patito enormi disagi, tanto che l’amministrazione comunale ha dovuto far ricorso alle autobotti per l’approvvigionamento tout court del prezioso liquido. Ci sono state manifestazioni clamorose a causa della crisi idrica, i social sono stati riempiti di proteste, lamenti e preghiere. Dopo 110 giorni una nuova ordinanza sindacale sembrava aver impresso la parola fine alla vicenda. L’acqua era stata dichiarata potabile.Il sogno è svanito all’alba. L’acqua è di nuovo torbida. Ecco il parere del tecnico ingegnere Francesco La Ferla: “Ancora sciocchezze sul pozzo?Lo spurgo in atto nel pozzo della villa consentitemi di pensare che è un ulteriore maldestro tentativo di salvare la faccia!! Io ritengo che una camicia di 170 m calata in un pozzo di oltre 220 non garantisce la soluzione del problema. Nessuno ha la certezza di cosa sia successo nella profondità del pozzo se non la presenza massiccia di fango e coliformi! Mi chiedo ma oltre i 110 giorni di disastro cittadino il danno economico per aver speso a cazzo quasi 100.000 € chi lo paga? Come si può intraprendere un’azione simile senza avere contezza del punto esatto e del tipo di danno alla camicia? Esistono attrezzi che avrebbero scandagliato controllando le condizioni della camicia individuando le eventuali rotture. Ma questa gente tecnici inclusi si rendono conto dei disagi alla popolazione? Siete solo gente vergognosamente incapace!! Che qualcuno si svegli e chieda conto!!!”
Cecilia Càsole

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