Il Commissario Percolla è riuscito a convincere Nuccio Garofalo a liberarsi dalle catene

Siracusa. La protesta di Sebastiano Garofalo è servita a richiamare l’attenzione sul suo caso del massimo dirigente del Libero Consorzio Comnunale. Il Commissario dell’ex Provincia regionale, dottor Percolla, infatti, si è intrattenuto a parlare con l’ex dipendente poi licenziato in quanto tratto in arresto poichè considerato un assenteista. Nuccio Garofalo ha mostrato al Commissario regionale che gestisce il Libero Consorzio Comunale la copia della sentenza emessa dal giudice Monocratico del Tribunale aretuseo, nella quale si dichiara la sua assoluta innocenza e la sua assoluzione con formula ampiamente libratoria dalle infamanti accuse di assentarsi dal posto di lavoro e di riscuotere indebitamente lo stipendio. A seguito della sentenza, pronunciata nel mese di novembre dello scorso anno Nuccio Garofalo ha chiesto il reintegro nel posto di lavoro, di cui è stato privato oltre dieci anni fa a causa di un illegittimo arresto e di essere rimborsato di tutti gli stipendi che non ha potuto usufruire a causa degli ingiusti provvedimenti giudiziari e amministrativi. E il Commissario regionale Percolla, dopo aver letto la sentenza e tutti gli atti giudiziari e amministrativi, ha chiesto al Garofalo di liberarsi dalle catene e di rientrare nella propria abitazione. Il Commissario dell’ex Provincia regionale ha promesso a Sebastiano Garofalo che a breve la sua disavventura arriverà all’epilogo: verrà reintegrato nel posto di lavoro e nell’attesa del completamento dell’istruttoria che porterà alla sua riassunzione al Libero Consorzio Comunale riceverà una congrua parte degli stipendi non usufruiti. “Mi fido di lei, dottor Percolla – ha risposto Nuccio Garofalo che ha quindi chiesto alla propria moglie, che non ha lasciato mai solo il marito dal momento in cui ha iniziato la clamorosa protesta, di prendere dalla borsa la chiave del catenaccio e di liberarlo dalle catene. Prima di allontanarsi da Via Roma, Nuccio Garofalo ha “minacciato” di ritornare a incatenarsi qualora le promesse del Commissario Percolla non si tramutassero in atti concreti. Ma il Commissario regionale lo ha rassicurato che andrà tutto bene e che lo attende nella mattinata di giovedì 5 marzo per fargli consegnare una congrua parte di stipendi non usufruiti da dieci anni a questa parte. Poi, stanco per le troppe ore rimasto incatenato al cancello del palazzo dell’ex Provincia, in Via Roma, a Ortigia, Nuccio Garofalo, che nel corso della giornata ha ricevuto moltissimi attestati di stima e di solidarietà da parenti e da comuni cittadini, si è avviato con la moglie verso la loro casa.
Sebastiano Garofalo, dipendente della Provincia regionale, dieci anni fa venne tratto in arresto dagli agenti della Digos nell’ambito di un blitz contro l’assenteismo. Nel mirino delle forze dell’ordine finirono altri colleghi di lavoro del Garofalo, ritenuti anch’essi dei furbetti e dei truffatori. A conclusione delle indagini preliminari i colleghi del Garofalo fecero ricorso al rito alternativo del processo in abbreviato e vennero tutti assolti. Il Garofalo, invece, che sin dal momento dell’arresto si protestava innocente, optò per il processo con rito ordinario. Il fascicolo passò da un giudice all’altro ma soltanto nel mese di novembre dello scorso anno è arrivato a definizione con la lettura del dispositivo di sentenza da parte del Giudice Monocratico Alfredo Spitaleri che si è pronunciato per l’assoluzione con formula ampiamente liberatoria del Garofalo. La formula piena, perchè il fatto non sussiste, era l’unica e sola assoluzione che il Garofalo intendeva sentire pronunciare visto che aveva subito soltanto dei torti e dei notevoli danni economici, ai quali non si poteva porre rimedio con la formula dell’assoluzione dubitativa. Tra l’altro, Nuccio Garofalo, certo della sua innocenza, ha pure rinunciato alla prescrizione autorizzando il Giudice Monocratico a portare avanti il processo e a definirlo prima possibile con sentenza. E la sentenza è arrivata dopo otto mesi di dibattimento. Ed è stata, come Garofalo si augurava, di assoluzione con formula ampiamente liberatoria dai reati che gli venivano contestati perchè il fatto non sussiste. Alla Provincia, che si era costituita parte civile e chiesto al Giudice Monocratico di condannare il Garofalo, la sentenza non è risultata gradita. Sono cominciate le scaramucce, le perdite di tempo, le promesse mai mantenute: fatto sta che alla sentenza di assoluzione non hanno fatto seguito nè il reintegro nel posto di lavoro nè il rimborso di dieci anni di stipendi non usufruiti. Stanco di subire prevaricazioni e umiliazioni, Nuccio Garofalo ha deciso di attuare la clamorosa protesta e s’è incatenato al cancello del palazzo dell’ex Provinca regionale oggi denominata Libero Consorzio Comunale. Salvo colpi di scena l’odissea di Nuccio Garofalo a giorni finirà e lui e la sua famiglia potranno finalmente rifarsi una nuova vita.

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