Medici e infermieri del Pronto Soccorso positivi al Covid-19: da Ust Cisl duro attacco all’Asp

Siracusa. Ancora polemiche dopo la positività al Covid-19 del direttore Carlo Candiano, di due medici e di qualche infermiere del Pronto Soccorso dell’Ospedale Umberto I. Il segretario generale della UST Cisl Ragusa-Siracusa, Vera Carasi, continua a sparare bordate contro la dirigenza dell’Asp. Già in una nota stampa di sabato 28 marzo Vera Carasi e il segretario generale della Cisl Medici, Vincenzo Romano, avevano preso di mira l’Asp per un ordine di servizio del direttore medico dei presidi ospedalieri Umberto I e Rizza “che autorizza il ricovero delle persone in attesa dell’esito del tampone al Pronto Soccorso” e ne chiedevano l’immediata sospensione alla luce della positività al Covid-19 di medici e infermieri del Pronto Soccorso dell’Umberto I. “La nostra vicinanza al primario del pronto soccorso e al personale coinvolto da ieri – affermano i due segretari – non può bastare. Troppe incongruenze nella gestione dell’emergenza. Se il piano aziendale redatto e in via di graduale attuazione aveva disposto che i pazienti non critici fossero, comunque, seguiti, in reparto dedicato, da personale dell’Unità di Malattie infettive, non comprendiamo una disposizione che ha messo a rischio il pronto soccorso. I pazienti che vengono definiti come ‘caso suggestivo’, eseguito il tampone orofaringeo e in attesa dell’esito, dovranno essere ricoverati al pronto soccorso e dotati di mascherina, guanti in lattice, distanziati dagli altri pazienti di almeno due metri e ‘ove possibile’ divisi da un paravento. Qui siamo di fronte ad un evidente atto di superficialità – sottolineano Carasi e Romano – Un provvedimento adottato in maniera inspiegabile e che non tutela il personale sanitario e gli stessi cittadini. Chiediamo che si rispetti quanto previsto nel piano aziendale. Si utilizzino gli spazi di isolamento preparati anche per i casi non critici. Si attivi, da subito, l’ultimo piano dell’ala vecchia dell’Umberto I – quello che ospitava le suore, per intenderci – e altri reparti attualmente non operativi, per isolare il personale costretto alla quarantena ed evitare così che gli stessi possano essere ulteriore catena di contagio in famiglia. Ci chiediamo – concludono Vera Carasi e Vincenzo Romano riferendosi all’ordine di servizio che, da qualche giorno, sta portando al pronto soccorso e ai centri Covid della provincia medici da altri reparti – se già adesso si assume una strategia estrema, ovvero si attinge alle riserve mediche provenienti da discipline chirurgiche (otorini, oculisti, urologi) con competenze sicuramente non adeguate al compito, cosa avverrà se la situazione dovesse evolvere in peggio. Siamo ancora in tempo per programmare ed arruolare personale qualificato. Ci si muova subito.”
Ventiquattr’ore dopo, la Carasi spara le sue bordate contro l’Asp e contro un “presunto infermiere” reo di avere diffuso un video messaggio sui social. Il segretario generale Carasi ha redatto una nota in cui afferma: “Ordini di servizio a disposizione di chiunque voglia prenderne visione. Condizioni di disagio e difficoltà evidenti al pronto soccorso dell’Umberto I. Gestione incomprensibilmente contraria a quanto previsto nel piano aziendale di intervento. Ce ne è abbastanza per un intervento forte e deciso dei vertici aziendali e assessoriali. Invece silenzio.”
Il segretario generale della UST Cisl Ragusa Siracusa, Vera Carasi, non accenna ad abbassare i toni su quanto accaduto – e continua ad accadere – nei locali del pronto soccorso di via Testaferrata. Ieri la denuncia insieme al segretario generale della Cisl Medici, Vincenzo Romano.
“Non possiamo sicuramente condividere i toni, il linguaggio e le offese contenute in un video messaggio circolato sui social – aggiunge la Carasi riferendosi a quanto messo in rete da un presunto infermiere – Sappiamo che, chi di dovere, sta già accertando la veridicità e la persona in questione è già stata identificata, ma non possiamo accettare, con altrettanta fermezza, il silenzio dell’ASP su quanto accaduto all’Umberto I.
Se non sono condivisibili i modi e il linguaggio di quella persona – sottolinea il segretario Cisl– non ci si può nascondere, invece, dopo le denunce fatte già ieri da questo sindacato, dagli stessi operatori che chiedono il sacrosanto diritto di tutelare sé stessi e i pazienti. L’ASP aveva il dovere, da subito, di ammettere gli errori commessi in questa vicenda e provvedere, non soltanto alla normalissima sanificazione degli ambienti, ma anche ad atti conseguenziali.
Le richieste di sicurezza personale, familiare e collettiva, gridate con accorata disperazione dalle persone dal pronto soccorso e dalle unità operative dell’emergenza, non possono essere silenziate con note che, oltre ad essere insufficienti, offendono il lavoro e il sacrificio che si stanno compiendo all’interno dell’Umberto I e di tutti gli ospedali della provincia.
Ai vertici Asp ricordiamo una cosa – conclude Vera Carasi -: chi gestisce la sanità di un territorio non la possiede e ne dispone a piacimento; chi gestisce la sanità è un servitore, ben remunerato, di chi è il vero proprietario, la collettività e chi la rappresenta.”

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