A Opera-Milano per Covid-19 ai detenuti comuni è negato il colloquio con i parenti, a quelli al 41 bis viene imposto l’incontro visivo

Milano. Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’avvocato Eugenio Rogliani, difensore del siracusano Giuseppe Guarino, 34 anni, co-fondatore del clan della Borgata, detenuto nella Casa di reclusioine di Opera-Milano, ove è sottoposto al regime del 41-bis.
“Egregio Direttore, come saprà, già a partire dal decreto legge n. 11 dell’8 marzo 2020, tutti i detenuti sono stati privati del diritto a svolgere colloqui personali con i propri familiari. La misura è stata poi prorogata con il decreto n. 18 del 17 marzo 2020 (il c.d. Cura Italia). Le disposizioni contenute nei provvedimenti dettati dall’emergenza sanitaria hanno comunque previsto l’opportunità di accedere a forme alternative di colloquio mediante l’utilizzo di apparecchi informatici e comunque consentendo alle direzioni degli istituti di concedere telefonate ai familiari in misura superiore ai limiti stabiliti per legge.
Nonostante nessuno dei provvedimenti normativi introduca una differenza tra categorie di detenuti, l’amministrazione penitenziaria ha con ordinanza disposto che per i soli detenuti al 41-bis O.P. si perdurasse con l’esecuzione di colloqui di persona. Con tutta evidenza ci si trova di fronte ad una regolamentazione amministrativa che introduce in via arbitraria una suddivisione dei detenuti in classi della quale non si ritrova alcuna traccia nelle fonti di rango primario poc’anzi citate. Non solo. La circolare DAP dimostra come il Ministero della Giustizia si sia rivelato totalmente insensibile alla necessità dei familiari di detenuti di tutelare la propria e l’altrui salute limitando gli spostamenti sul territorio nazionale, come peraltro imposto dai decreti legge e dai provvedimenti comunali e regionali nel tempo succedutisi, sino ad uniformarsi su tutta la penisola.
In questo contesto si rileva che, in forza di quanto stabilito dall’Amministrazione penitenziaria, il Guarino – il quale è al momento autorizzato ad essere visitato dalla madre, la quale risiede a Siracusa – si ritrova sostanzialmente privato della possibilità di esercitare pienamente il proprio diritto all’affettività.
A ciò si aggiunga che il direttore della Casa di reclusione di Milano “Opera” – presso cui il Guarino è detenuto – ha solo da circa dieci giorni acconsentito a che i detenuti 41-bis beneficino di una telefonata aggiuntiva (della durata di dieci minuti) in sostituzione del colloquio personale. In sostanza, allo stato tali detenuti possono chiamare i familiare per un massimo di venti minuti al mese.
Personalmente ho denunciato a tempo debito la questione ai garanti dei diritti dei detenuti ad ogni livello (nazionale, regionale e comunale).
Purtroppo ogni sforzo di attirare l’attenzione sulle discriminazioni di cui i detenuti 41-bis O.P. si rivela del tutto infruttuoso. Il rammarico è ulteriore se si pensa che gli stessi organi di garanzia dei detenuti si rivelano più impegnati ad assecondare i propositi afflittivi dell’amministrazione penitenziaria che non le istanze di tutela e di esercizio dei diritti provenienti dai detenuti. Cordialmente, vv. Eugenio Rogliani”.
(Nella foto: da sinistra, Alessio Attanasio e Giuseppe Guarino)

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