Nel 2004 bruciò viva la madre a Tavenna, 51enne deve espiare a Brucoli pena di 29 anni e 5 mesi

Siracusa. Gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di carcerazione, emessa dalla Corte di Appello dell’Aquila nei confronti di Bruno Gentile, 51 anni, originario di Tavenna, in provincia di Campobasso ma da qualche anno residente nel capoluogo aretuseo.
L’uomo è stato condotto nel carcere di Brucoli dove dovrà espiare la pena residua di 29 anni, 5 mesi e 19 giorni di reclusione per i reati di omicidio doloso della madre a seguito di incendio, calunnia e altri reati contro la persona.
Bruno Gentile il 18 novembre 2004, a Tavenna, diede alle fiamme la propria madre, Anna D’Ortona, 72 anni, in seguito ad un violento litigio scaturito dal rifiuto dell’anziana donna di corrispondergli una piccola somma di denaro. Come accertato dai Carabinieri, Bruno Gentile chiedeva in continuazione denaro alla madre che, ad un certo punto, decise di chiudere i rubinetti. La sua decisione, però, provocò la violenta stizza del figlio che, dopo aver cosparso del liquido infiammabile sulla madre, appiccò il fuoco e la malcapitata donna morì a causa delle gravissime ustioni. Quando i Carabinieri fecero irruzione nell’appartamento della donna accertarono che il fuoco aveva bruciato la testa e il busto. Le indagini si indirizzarono immediatamente verso il figlio della vittima, il quale, venne fermato l’indomani a Vasto dove si era recato per partire in treno alla volta della Svizzera. Come accertato dai Carabinieri, Bruno Gentile, che all’epoca aveva 35 anni, dopo aver gettato il liquido infiammabile sui vestiti e sui capelli della madre e acceso il fuoco, era fuggito dall’appartamento, ubicato nel centro storico di Tavenna, saltando da una finestra. Di fronte alle gravissime accuse cne gli venivano mosse l’omicida si era protestato innocente ed aveva accusato dell’orrendo crimine il proprio legale di fiducia, che lo aveva difeso in molti processi tutti aventi ad oggetto reati per rapina e contro il proprio patrimonio. Le indagini, però, accertarono l’estraneità del penalista e Bruno Gentile venne incriminato anche per il reato di calunnia aggravata. Al processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato, Bruno Gentile venne condannato a ventidue anni di reclusione. In secondo grado la sentenza venne riformata e la pena inflitta a Bruno Gentile fu portata a trent’anni di reclusione. Il suo difensore si è sempre battuto per la sua assoluzione, sostenendo che l’anziana madre si era suicidata. Nel frattempo erano divenute irrevocabili altre condanne riportate per rapina e altri reati e, dopo aver scontato la pena che gli era stata inflitta, il Gentile venne scarcerato per decorrenza dei termini per l’omicidio della propria madre. Dopo l’orrendo crimine, Bruno Gentile, per sua libera scelta, non è più ritornato a Tavenna ma ha fissato il proprio domicilio a Siracusa, dove nella giornata di Pasquetta è stato arrestato dagli agenti della Squadra Mobile.
Adesso Bruno Gentile è rinchiuso nella Casa di Reclusione di Brucoli per espiare la pena di 29 anni, cinque mesi e diciannove giorni.

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