Droga a Cavadonna, si allarga a macchia d’olio l’inchiesta: sospettati un altro avvocato e tre esponenti delle forze dell’ordine. Mercoledì l’interrogatorio di garanzia dell’avvocato Nuccio Troia

Siracusa. Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta sulla droga fatta arrivare a due detenuti ospitati nella Casa Circondariale di Cavadonna. Oltre all’avvocato Nuccio Troia, arrestato la scorsa settimana dai militari della Guardia di Finanza e dagli agenti del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria, nel mirino degli inquirenti è finito un altro penalista del Foro di Siracusa, anche lui sospettato di avere portato a un suo cliente, dei quantitativi di sostanza stupefacente del tipo leggera, quindi o marijuana o hashish. Non solo. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e dal sostituto procuratore Stefano Priolo, sono finiti anche i nomi di tre rappresentanti delle forze dell’ordine, investigatori della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, che, pur essendo a conoscenza dell’invio di sostanze stupefacenti all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna, avrebbero omesso di segnalare gli illeciti ai superiori e alla magistratura. Il pentito Francesco Satornino, nelle dichiarazioni rese ai Pubblici Ministeri della Dda di Catania, Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino, ha indicato Francesco Capodieci, il noto trafficante di cocaina e di altre sostanze stupefacenti già condannato in primo grado, dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Catania, Simona Ragazzi, alla pena di 23 anni di reclusione in quanto riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti con l’aggravante di esserne stato il promotore, come un “informatore” della Polizia di Stato. Francesco Capodieci è il detenuto che, secondo le risultanze investigative della Guardia di Finanza e del Nucleo della Polizia Penitenziaria della Sicilia, sarebbe stato rifornito di dosi di hashish dal proprio difensore di fiducia, avvocato Sebastiano Troia, che i colleghi e i conoscenti chiamano Nuccio. Il coinvolgimento dei rappresentanti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri ha indotto il procuratore aggiunto Fabio Scavone e il sostituto procuratore Stefano Priolo a dare la delega di condurre le indagini al comando provinciale della Guardia di Finanza i cui investigatori hanno poi effettuato le intercettazioni telefoniche e ambientali assieme ai colleghi del Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria, che da qualche tempo a questa parte, stanno conducendo una complessa indagine tesa a individuare i responsabili che hanno consentito l’ingresso negli istituti di pena di tutta la Sicilia di telefonini e schede telefoniche. E proprio nell’ambito di questa indagine sulla fornitura dei cellullari ai detenuti rinchiusi negli istituti penitenziari della Sicilia è stata captata la telefonata che ha fatto avviare il filone d’indagine sulla droga che veniva fatta entrare nella Casa Circondariale di Cavadonna. Questo filone d’indagine è stato stralciato da quello dei telefoni cellulari in quanto, a differenza di quella dei telefonini, qui si facevano dei nomi e dei cognomi, ed in particolar modo venivano chiamati in causa l’avvocato Nuccio Troia e la signora Noemi Forestieri, compagna del detenuto Francesco Capodieci. I dialoganti intercettati hanno fatto i nomi di un altro detenuto, della sorella di Francesco Capodieci, di un’altra donna, dell’altro avvocato penalista di cui però non è dato sapere se il cognome ed il nome siano stati fatti, dei tre esponenti delle forze dell’ordine.
Nell’attesa di accertare l’effettivo ruolo svolto nella detenzione e nella cessione delle dosi di droga al Capodieci e al secondo detenuto con loro due le persone indagate sono la sorella di Francesco Capodieci, e la compagna del Capodieci, Noemi Forestieri, 30 anni, quest’ultima colpita da una misura cautelare dell’obbligo di dimora, quella terza donna di cui non è dato sapere se appartenente alla famiglua Capodieci o del secondo detenuto, l’avvocato Troia e il suo collega penalista “innominato”.
Il procuratore aggiunto Scavone e il sostituto procuratore Priolo hanno chiesto l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere per l’avvocato Nuccio Troia che, a 67 anni, ha corso il rischio di entrare in un istituto di pena non come esponente dell’Avvocatura ma nelle vesti di detenuto. Per sua fortuna, il fascicolo “Droga a Cavadonna” è stato assegnato al Gip Carla Frau che, valutando altri aspetti sull’indagato (persona incensurata, problemi di salute, età, moralità ecc.) e non solo il reato contestato al penalista ha deciso di applicare al penalista la misura cautelare degli arresti domiciliari e alla signora Noemi Forestieri la misura dell’obbligo di dimora.
L’avvocato Troia e la signora Forestieri mercoledì 20 maggio verranno sottoposti ad interrogatorio di garanzia. Il Gip Carla Frau effettuerà l’interrogatorio di garanzia in videoconferenza. Non è stato sapere da quale caserma della Guardia di Finanza dovrà collegarsi l’avvocato Troia, così come non è dato sapere se la signora Noemi Forestieri dovrà recarsi al Tribunale di Viale Santa Panagia o presso il comando provinciale di Siracusa della Guardia di Finanza per rispondere alle domande del Gip e dei pubblici ministeri Scavone e Priolo. Oltre ai due indagati parteciperanno alla videoconferenza gli avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro, difensori di fiducia dell’avvocato Nuccio Troia e il difensore della signora Noemi Forestieri.
Le investigazioni che hanno portato ai domiciliari l’avvocato Sebastiano Troia, sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa e dal Nucleo Investigativo Regionale Polizia Penitenziaria di Palermo, coordinato dal Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria di Roma, sotto la direzione del Pubblico Ministero Stefano Priolo. Le indagini hanno portato alla luce un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate consegne di sostanze stupefacenti a un detenuto del quale non sono state rese note le generalità, così come non sono conosciute quelle della compagna del detenuto. A questi, nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, il legale ha consegnato, per sua mano, diversi quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva poi “condivisa” con altri compagni di cella e di sezione sempre presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere di Cavadonna.
Le attività di polizia giudiziaria hanno disvelato anche i dettagli dell’approvvigionamento clandestino di droga. I congiunti del detenuto, la ex moglie e le figlie di primo letto, procuravano il “fumo” e lo consegnavano all’attuale compagna del recluso. Costei, una volta “confezionato” l’hashish, occultandolo in vasetti di crema per uso cosmetico, lo affidava al legale per il successivo recapito al suo assistito.
Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, ha illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente ordinava ai propri congiunti i quantitativi di stupefacenti da fargli pervenire. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, hanno consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio del corrente anno, sei distinte consegne di sostanze psicotrope, eseguite dall’avvocato “in barba ai controlli” e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali.
Durante il periodo d’indagine, a carico del detenuto sono stati eseguiti all’interno dell’istituto penitenziario due sequestri di stupefacenti: un primo sequestro, nel mese di dicembre, nel corso di un’attività di controllo d’istituto a carattere generale; un secondo sequestro, nello scorso mese di febbraio, a seguito di una perquisizione personale operata nei suoi confronti al termine di un colloquio con il difensore. Quest’ultima operazione era stata opportunamente finalizzata a riscontrare gli elementi probatori via via emergenti dalle complessive investigazioni condotte.
Mentre alcuni militari dei due Corpi davano esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal Gip Carla Frau altri operatori della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria hanno effettuato delle meticolose perquisizioni, con l’ausilio di unità cinofile, in tutte le camere di pernottamento del Reparto “Alta Sicurezza” della Casa circondariale, nell’ottica di requisire le eventuali sostanze stupefacenti ancora ivi detenute e soprattutto di sequestrare i cellulari illecitamente introdotti, arrestando così qualsiasi possibilità di ulteriore illecito contatto telefonico con l’esterno.
Inoltre, alla luce del grave “sistema” scoperto all’interno del carcere di “Cavadonna”, è in corso il trasferimento presso altri istituti penitenziari di cinque soggetti detenuti presso il Reparto Alta Sicurezza.
Oltre all’avvocato arrestato e alla donna sottoposta all’obbligo di dimora, sono altresì indagati nell’ambito dell’illecito contesto altri 6 soggetti che si sono adoperati per l’approvvigionamento della droga. Con questi ultimi taluni carcerati hanno intrattenuto di nascosto conversazioni telefoniche attraverso i cellulari illecitamente introdotti nella struttura penitenziaria e nella loro costante disponibilità.
Agli indagati, a vario titolo ed in concorso, vengono contestati i reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 – Testo Unico sugli stupefacenti.
Essendo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per l’avvocato Sebastiano Troia scatta automaticamente la sospensione dall’attività professionale, anche se poi dovrà essere il Collegio Disciplinare del Tribunale di Catania a “processarlo” e stabilire la condanna che potrebbe essere quella della radiazione dall’albo degli avvocati.
are in un istituto di pena non come esponente dell’Avvocatura ma nelle vesti di detenuto. Per sua fortuna, il fascicolo “Droga a Cavadonna” è stato assegnato al Gip Carla Frau che ha deciso di applicare al penalista la misura cautelare degli arresti domiciliari e alla signora Noemi Forestieri la misura dell’obbligo di dimora.
L’avvocato Troia e la signora Forestieri mercoledì 20 maggio verranno sottoposti ad interrogatorio di garanzia. Il Gip Carla Frau effettuerà l’interrogatorio di garanzia in videoconferenza. Non è stato sapere da quale caserma della Guardia di Finanza dovrà collegarsi l’avvocato Troia, così come non è dato sapere se la signora Noemi Forestieri dovrà recarsi al Tribunale di Viale Santa Panagia o presso il comando provinciale di Siracusa della Guardia di Finanza. Oltre ai due indagati parteciperanno alla videoconferenza gli avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro, difensori di fiducia dell’avvocato Nuccio Troia e il difensore della signora Noemi Forestieri.
Le investigazioni che hanno portato ai domiciliari l’avvocato Sebastiano Troia, sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa e dal Nucleo Investigativo Regionale Polizia Penitenziaria di Palermo, coordinato dal Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria di Roma, sotto la direzione del Pubblico Ministero Stefano Priolo. Le indagini hanno portato alla luce un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate consegne di sostanze stupefacenti a un detenuto del quale non sono state rese note le generalità, così come non sono conosciute quelle della compagna del detenuto. A questi, nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, il legale ha consegnato, per sua mano, diversi quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva poi “condivisa” con altri compagni di cella e di sezione sempre presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere di Cavadonna.
Le attività di polizia giudiziaria hanno disvelato anche i dettagli dell’approvvigionamento clandestino di droga. I congiunti del detenuto, la ex moglie e le figlie di primo letto, procuravano il “fumo” e lo consegnavano all’attuale compagna del recluso. Costei, una volta “confezionato” l’hashish, occultandolo in vasetti di crema per uso cosmetico, lo affidava al legale per il successivo recapito al suo assistito.
Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, ha illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente ordinava ai propri congiunti i quantitativi di stupefacenti da fargli pervenire. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, hanno consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio del corrente anno, sei distinte consegne di sostanze psicotrope, eseguite dall’avvocato “in barba ai controlli” e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali.
Durante il periodo d’indagine, a carico del detenuto sono stati eseguiti all’interno dell’istituto penitenziario due sequestri di stupefacenti: un primo sequestro, nel mese di dicembre, nel corso di un’attività di controllo d’istituto a carattere generale; un secondo sequestro, nello scorso mese di febbraio, a seguito di una perquisizione personale operata nei suoi confronti al termine di un colloquio con il difensore. Quest’ultima operazione era stata opportunamente finalizzata a riscontrare gli elementi probatori via via emergenti dalle complessive investigazioni condotte.
Mentre alcuni militari dei due Corpi davano esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal Gip Carla Frau altri operatori della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria hanno effettuato delle meticolose perquisizioni, con l’ausilio di unità cinofile, in tutte le camere di pernottamento del Reparto “Alta Sicurezza” della Casa circondariale, nell’ottica di requisire le eventuali sostanze stupefacenti ancora ivi detenute e soprattutto di sequestrare i cellulari illecitamente introdotti, arrestando così qualsiasi possibilità di ulteriore illecito contatto telefonico con l’esterno.
Inoltre, alla luce del grave “sistema” scoperto all’interno del carcere di “Cavadonna”, è in corso il trasferimento presso altri istituti penitenziari di cinque soggetti detenuti presso il Reparto Alta Sicurezza.
Oltre all’avvocato arrestato e alla donna sottoposta all’obbligo di dimora, sono altresì indagati nell’ambito dell’illecito contesto altri 6 soggetti che si sono adoperati per l’approvvigionamento della droga. Con questi ultimi taluni carcerati hanno intrattenuto di nascosto conversazioni telefoniche attraverso i cellulari illecitamente introdotti nella struttura penitenziaria e nella loro costante disponibilità.
Agli indagati, a vario titolo ed in concorso, vengono contestati i reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 – Testo Unico sugli stupefacenti.
Essendo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per l’avvocato Sebastiano Troia scatta automaticamente la sospensione dall’attività professionale, anche se poi dovrà essere il Collegio Disciplinare del Tribunale di Catania a “processarlo” e stabilire la condanna che potrebbe essere quella della radiazione dall’albo degli avvocati.

CONDIVIDI