Droga a Cavadonna, l’avvocato Troia “corriere” a sua insaputa della droga mischiata nel tabacco ricevuta da Noemi Forestieri e consegnata al detenuto Francesco Capodieci

Siracusa. Si sono svolti gli interrogatori di garanzia dell’avvocato Sebastiano Troia, 67 anni, raggiunto dall’ordinanza cautelare degli arresti domiciliari e di Noemi Forestieri, 31 anni, cui il Giudice delle indagini preliminari Carla Frau ha applicato l’obbligo di dimora. Sia il professionista che la donna debbono rispondere di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L’avvocato Nuccio Troia è difeso dai suoi colleghi, avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro mentre la signora Forestieri è assistita dall’avvocato Aldo Valtimora. Proprio la Forestieri e l’avvocato Valtimora sono attesi nell’aula grande dei Gip dalla giudice Carla Frau, in aula prendono posto ben tre magistrati della Procura della Repubblica: il procuratore capo Sabrina Gambino e i sostituti procuratori Stefano Priolo e Carlo Enea Parodi. L’interrogatorio viene condotto dalla Gip Carla Frau e la signora Forestiere risponde alle domande senza trincerarsi dietro i rituali “non so” o “non ricordo”. La compagna del detenuto Francesco Capodieci, riferisce della malattia del suo convivente e delle peripezie che lui ha dovuto fare per non farsi sopraffare dalle pregresse patologie che minano il suo fisico e il suo stato di salute. La signora Forestieri si dice imbarazzata per le accuse che le vengono contestate ovvero di essere stata lei ad avere indotto, non si sa bene in cambio di quale profitto o di quali favori, ad avere indotto l’avvocato Nuccio Troia a portare lo stupefacente al suo uomo, cioè a Francesco Capodieci. Lei mette subito le mani avanti dicendo che una sola volta ha chiesto all’avvocato Troia di portare al Capodieci una confezione di tabacco. “A me non l’avrebbero fatta entrare dentro il carcere, per cui Francesco mi ha suggerito di comprare la confezione di tabacco e di consegnarla all’avvocato Troia perchè a lui nessuno lo avrebbe perquisito. Però l’avvocato neanche lo sapeva che quella confezione contenesse tabacco da pipa. Lui si è fidato e ha detto che l’avrebbe consegnata al Capodieci”. La signora Forestieri ha ammesso di avere fatto pervenire a Francesco Capodieci i vasetti che avrebbe dovuto contenere delle normali creme e che invece contenevano delle piccole dosi di hashish. “Io, però, non lo sapevo che ci fosse il “fumo” in quei vasetti. A mei vasetti li davano l’ex moglie e le due figlie di Francesco Capdodieci e io li infilavo nel pacco cambio indumenti e viveri che di volta in volta facevo perveire al mio compagno”. Sulla consegna dei vasetti pieni di droga e sulle confezioni di tabacco mischiato con l’hashish la signora Forestieri è stata incalzata dalle domande dei Pubblici Ministeri Carlo Enea Parodi e Stefano Priolo che le hanno letto la trascrizione delle intercettazioni dei dialoghi da lei intrattenuti in carcere con Francesco Capodieci. La Forestieri ha dato più d’una volta la sensazione di essere sul punto di crollare e, invece, ha aggirato gli ostacoli con la rituale frase di circostanza “non ricordo queste frasi” “sinceramente non ricordo in questo momento”. Dopo tre ore di interrogatorio e di contestazioni, la signora Forestieri viene congedata. Il suo difensore, avvocato Aldo Valtimora, chiede la revoca dell’obbligo di dimora e il Gip Carla Frau gli risponde dicendo che si riserva e che risponderà prima possibile alla sua richiesta. Alle 16 arriva al Tribunale di Viale Santa Panagia l’avvocato Nuccio Troia. Non è scortato dai militari della Guardia di Finanza ma è arrivato da Avola al Palazzo di giustizia di Siracusa con la propria auto. I suoi difensori, avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro già si trovano nell’aula, dove già si trovano il procuratore capo Sabrina Gambino e i sostituti procuratori Stefano Priolo e Carlo Enea Parodi. Come vuole la procedura le domande le pone il Gip Carla Frau e l’avvocato Troia risponde con voce pacata e con estrema precisione. Il penalista mette subito in chiaro che non si riconosce nella descrizione fatta dagli inquirenti ogni qualvolta dicono che si sarebbe messo a disposizione del detenuto Francesco Capodieci affinchè, approfittando della sua professione di avvocato, facesse entrare all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna delle confezioni di tabacco da pipa o per sigarette fatte manualmente con le cartine. “Se ho portato le confezioni che mi portava la convivente del Capodieci l’ho fatto in buoina fede. Giuro di essere stato sempre inconsapevole di cosa ci fosse nelle confezioni. Per mia abitudine non sono un tipo curioso e non ho mai chiesto alla signora Forestieri di dirmi cosa ci fosse dentro le confezioni. Ho ritenuto fondata la lagnanza del detenuto e della sua convivente che dentro il carcere a lei non le avrebbero consentito di portare un pacchetto per cui, non sospettando che potessero usarmi come un corriere di droga, ho accettato di portare a Francesco Capodieci il tabacco”. L’avvocato Troia si è detto sorpreso e divertito dalla spiegazione data dagli inquirenti alla sua rinomata bontà d’animo di donare caramelle alle persone con cui veniva in contatto. “Hanno preso un abbaglio quando sostengono con usavo dire caramelle per non dire la parola droga. Chi mi consoce sa benissimo che avevo nelle tasche della giacca caramelle d’ogni tipo. Le portavo sia in Tribunale, regalandole ai colleghi, ai magistrati, ai cancellieri e ai miei clienti che doevo assistere e le distribuivo anche dentro il csrcere. Non ho mai spacciato droga e mi ha fatto male leggere nel’ordinanza di essere additato come un pusher. Quelle erano vere caramelle e non dosi di droga come si ininua nella ordinanza cautelare. Ribadisco che quando ho portato il tabacco al Capodieci ero assolutamente inconsapevole che fosse mischiato con hashish”. L’interrogatorio dell’avvocato Nuccio Troia è durato circa due e mezza. E quando il Gip e i Pubblici Ministeri hanno smesso di porre delle domande al loro cliente, gli avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro hanno chiesto l’acquisizione al fascicolo processuale di una memoria difensiva nella quale evidenziano che dai dialoghi che si scambiavano Francesco Capodieci e la sua compagna Noemi Forestieri si evince senza se e senza ma che l’avvocato Troia nulla sapeva della presenza della droga nelle confezioni di tabacco. “Ma sei sicuro che l’avvocato Troia non aprirà la bussa e scoprirà che c’è la droga?” – chiede la Forestieri al Capodieci. E quest’ultimo risponede: “Sta serena, non ti farà domande di alcun genere e non aprirà mai i pacchetti che tu gli porterai. Lo conosco da una vita e non è ficcanaso”.
Anche gli avvicati Puccio Forestiere e Luca Ruaro hanno chiesto al Gip Carla Frau di annullare la misura cautelare degli arresti domiciliari o di volerla sosrtituire con una misura cautelare non afflittiva. Anche su questa istanza il Gip Carla Frau si è riservata e risponderà a breve, dopo avere raccolto il parere dei Pubblici Ministeri.
Le investigazioni che hanno portato ai domiciliari l’avvocato Sebastiano Troia, sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa e dal Nucleo Investigativo Regionale Polizia Penitenziaria di Palermo, coordinato dal Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria di Roma, sotto la direzione dei Pubblico Ministeri Stefano Priolo e Carlo Enea Parodi. Le indagini hanno portato alla luce un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate consegne di sostanze stupefacenti a un detenuto del quale non sono state rese note le generalità, così come non sono conosciute quelle della compagna del detenuto. A questi, nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, il legale ha consegnato, per sua mano, diversi quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva poi “condivisa” con altri compagni di cella e di sezione sempre presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere di Cavadonna.
Le attività di polizia giudiziaria hanno disvelato anche i dettagli dell’approvvigionamento clandestino di droga. I congiunti del detenuto, la ex moglie e le figlie di primo letto, procuravano il “fumo” e lo consegnavano all’attuale compagna del recluso. Costei, una volta “confezionato” l’hashish, occultandolo in vasetti di crema per uso cosmetico, lo affidava al legale per il successivo recapito al suo assistito.
Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, ha illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente ordinava ai propri congiunti i quantitativi di stupefacenti da fargli pervenire. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, hanno consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio del corrente anno, sei distinte consegne di sostanze psicotrope, eseguite dall’avvocato “in barba ai controlli” e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali.
Durante il periodo d’indagine, a carico del detenuto sono stati eseguiti all’interno dell’istituto penitenziario due sequestri di stupefacenti: un primo sequestro, nel mese di dicembre, nel corso di un’attività di controllo d’istituto a carattere generale; un secondo sequestro, nello scorso mese di febbraio, a seguito di una perquisizione personale operata nei suoi confronti al termine di un colloquio con il difensore. Quest’ultima operazione era stata opportunamente finalizzata a riscontrare gli elementi probatori via via emergenti dalle complessive investigazioni condotte.
Mentre alcuni militari dei due Corpi davano esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal Gip Carla Frau altri operatori della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria hanno effettuato delle meticolose perquisizioni, con l’ausilio di unità cinofile, in tutte le camere di pernottamento del Reparto “Alta Sicurezza” della Casa circondariale, nell’ottica di requisire le eventuali sostanze stupefacenti ancora ivi detenute e soprattutto di sequestrare i cellulari illecitamente introdotti, arrestando così qualsiasi possibilità di ulteriore illecito contatto telefonico con l’esterno.
Inoltre, alla luce del grave “sistema” scoperto all’interno del carcere di “Cavadonna”, è in corso il trasferimento presso altri istituti penitenziari di cinque soggetti detenuti presso il Reparto Alta Sicurezza.
Oltre all’avvocato arrestato e alla donna sottoposta all’obbligo di dimora, sono altresì indagati nell’ambito dell’illecito contesto altri 6 soggetti che si sono adoperati per l’approvvigionamento della droga. Con questi ultimi taluni carcerati hanno intrattenuto di nascosto conversazioni telefoniche attraverso i cellulari illecitamente introdotti nella struttura penitenziaria e nella loro costante disponibilità.
Agli indagati, a vario titolo ed in concorso, vengono contestati i reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 – Testo Unico sugli stupefacenti.
Essendo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per l’avvocato Sebastiano Troia scatta automaticamente la sospensione dall’attività professionale, anche se poi dovrà essere il Collegio Disciplinare del Tribunale di Catania a “processarlo” e stabilire la condanna che potrebbe essere quella della radiazione dall’albo degli avvocati.
are in un istituto di pena non come esponente dell’Avvocatura ma nelle vesti di detenuto. Per sua fortuna, il fascicolo “Droga a Cavadonna” è stato assegnato al Gip Carla Frau che ha deciso di applicare al penalista la misura cautelare degli arresti domiciliari e alla signora Noemi Forestieri la misura dell’obbligo di dimora.
L’avvocato Troia e la signora Forestieri mercoledì 20 maggio verranno sottoposti ad interrogatorio di garanzia. Il Gip Carla Frau effettuerà l’interrogatorio di garanzia in videoconferenza. Non è stato sapere da quale caserma della Guardia di Finanza dovrà collegarsi l’avvocato Troia, così come non è dato sapere se la signora Noemi Forestieri dovrà recarsi al Tribunale di Viale Santa Panagia o presso il comando provinciale di Siracusa della Guardia di Finanza. Oltre ai due indagati parteciperanno alla videoconferenza gli avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro, difensori di fiducia dell’avvocato Nuccio Troia e il difensore della signora Noemi Forestieri.
Le investigazioni che hanno portato ai domiciliari l’avvocato Sebastiano Troia, sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa e dal Nucleo Investigativo Regionale Polizia Penitenziaria di Palermo, coordinato dal Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria di Roma, sotto la direzione del Pubblico Ministero Stefano Priolo. Le indagini hanno portato alla luce un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate consegne di sostanze stupefacenti a un detenuto del quale non sono state rese note le generalità, così come non sono conosciute quelle della compagna del detenuto. A questi, nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, il legale ha consegnato, per sua mano, diversi quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva poi “condivisa” con altri compagni di cella e di sezione sempre presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere di Cavadonna.
Le attività di polizia giudiziaria hanno disvelato anche i dettagli dell’approvvigionamento clandestino di droga. I congiunti del detenuto, la ex moglie e le figlie di primo letto, procuravano il “fumo” e lo consegnavano all’attuale compagna del recluso. Costei, una volta “confezionato” l’hashish, occultandolo in vasetti di crema per uso cosmetico, lo affidava al legale per il successivo recapito al suo assistito.
Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, ha illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente ordinava ai propri congiunti i quantitativi di stupefacenti da fargli pervenire. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, hanno consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio del corrente anno, sei distinte consegne di sostanze psicotrope, eseguite dall’avvocato “in barba ai controlli” e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali.
Durante il periodo d’indagine, a carico del detenuto sono stati eseguiti all’interno dell’istituto penitenziario due sequestri di stupefacenti: un primo sequestro, nel mese di dicembre, nel corso di un’attività di controllo d’istituto a carattere generale; un secondo sequestro, nello scorso mese di febbraio, a seguito di una perquisizione personale operata nei suoi confronti al termine di un colloquio con il difensore. Quest’ultima operazione era stata opportunamente finalizzata a riscontrare gli elementi probatori via via emergenti dalle complessive investigazioni condotte.
Mentre alcuni militari dei due Corpi davano esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal Gip Carla Frau altri operatori della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria hanno effettuato delle meticolose perquisizioni, con l’ausilio di unità cinofile, in tutte le camere di pernottamento del Reparto “Alta Sicurezza” della Casa circondariale, nell’ottica di requisire le eventuali sostanze stupefacenti ancora ivi detenute e soprattutto di sequestrare i cellulari illecitamente introdotti, arrestando così qualsiasi possibilità di ulteriore illecito contatto telefonico con l’esterno.
Inoltre, alla luce del grave “sistema” scoperto all’interno del carcere di “Cavadonna”, è in corso il trasferimento presso altri istituti penitenziari di cinque soggetti detenuti presso il Reparto Alta Sicurezza.
Oltre all’avvocato arrestato e alla donna sottoposta all’obbligo di dimora, sono altresì indagati nell’ambito dell’illecito contesto altri 6 soggetti che si sono adoperati per l’approvvigionamento della droga. Con questi ultimi taluni carcerati hanno intrattenuto di nascosto conversazioni telefoniche attraverso i cellulari illecitamente introdotti nella struttura penitenziaria e nella loro costante disponibilità.
Agli indagati, a vario titolo ed in concorso, vengono contestati i reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 – Testo Unico sugli stupefacenti.
Essendo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari per l’avvocato Sebastiano Troia scatta automaticamente la sospensione dall’attività professionale, anche se poi dovrà essere il Collegio Disciplinare del Tribunale di Catania a “processarlo” e stabilire la condanna che potrebbe essere quella della radiazione dall’albo degli avvocati.

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