Droga a Cavadonna, i Pm e i difensori innanzi al Riesame, secondo l’accusa il penalista avrebbe portato la droga a Capodieci per ricevere in dono un telefonino

Catania. Questa mattina, vigilia della Festa della Repubblica, si è svolta innanzi al Tribunale del Riesame di Catania la discussione dello scandalo della droga fatta entrare all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna attraverso l’avvocato Sebastiano Troia che, a sua volta, l’avrebbe ricevuta dalla coindagata Noemi Forestieri, compagna del detenuto Francesco Capodieci, destinatario delle dosi di hashish. Gli avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro, quali difensori di fiducia del loro collega avvocato Sebastiano Troia e l’avvocato Aldo Valtimora, difensore di fiducia della compagna del detenuto Francesco Capodieci, Noemi Forestieri, hanno ribadito la richiesta di revoca di qualsiasi misura cautelare per carenza dei gravi indizi di reità. I difensori dell’avvocato Troia, avevano già avanzato questa richiesta al Giudice delle indagini preliminari Carla Frau che, però, ha deciso di sostituire l’iniziale misura cautelare degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nel comune di Avola, dove l’anziano penalista risiede. Secondo i difensori l’avvocato Troia avrebbe inconsapevolmente introdotto la droga all’interno della Casa Circondariale, non sospettando che dentro la confezione di tabacco per pipa fosse stata aggiunto un quantitativo di hashish. I Pubblici Ministeri Stefano Priolo e Carlo Enea Parodi, presenti in camera di consiglio, hanno chiesto al Riesame di rigettare la richiesta dei difensori dell’avvocato Troia, contestando l’assunto che l’anziano penalista fosse in buona fede allorquando ha introdotto la confezione di tabacco nella sala colloqui del carcere di Cavadonna per consegnarlo al detenuto Francesco Capodieci. Secondo i due magistrati della Procura della Repubblica di Siracusa, l’avvocato Troia “non poteva non sospettare” che dentro la confezione di tabacco ci fosse un qualcosa di illecito. E al riguardo hanno sostenuto che l’avvocato Troia, per effettuare le consegne di dosi di “fumo”, era ben consapevole che avrebbe ricevuto un telefonino dalla compagna di Francesco Capodieci. I sostituti procuratori Priolo e Parodi hanno rappresentato al Collegio del Riesame le telefonate intercorse tra la signora Noemi Forestieri e l’avvocato Sebastiano Troia, durante le quali la donna si scusava per non essere stata puntuale nella consegna del cellulare e gli rinnovava la promessa che da lì a breve gli avrebbe fatto pervenire il cellulare. “Sa, avvocato, ci sono state delle difficoltà di natura finanziaria ma presto, prima di quanto lei possa pensare, finiremo la colletta e riusciremo a comprare il telefonino che gli abbiamo promesso…”. Questa la frase intercettata dai militari della Guardia di Finanza e dal Nucleo Investigativo della Polizia Penitenziaria stralciata dalla conversazione che vede come dialoganti la signora Noemi Forestieri e l’avvocato Sebastiano Troia. Una frase che per i magistrati della Procura della Repubblica di Siracusa rappresenta la prova del nove della sussistenza dei gravi indizi di reità per nutrire zero dubbi sul coinvolgimento del penalista Nuccio Troia e della compagna del detenuto Francesco Capodieci nelle reiterate cessioni di droga fatte entrare all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna. I due Pubblici Ministeri, evidentemente parlando anche per conto del procuratore aggiunto Fabio Scavone che ha coordinato le indagini, oltre a far sapere al Collegio del Riesame che la loro richiesta iniziale fu quella dell’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere, richiesta non accolta dal Gip che dispose invece gli arresti domiciliari, hanno depositato una memoria nella quale hanno scritto di avere impugnato, nella giornata di venerdì 29 maggio, l’ordinanza del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Siracusa, Carla Frau, con la quale ha sostituito la misura cautelare degli arresti domiciliari con quella dell’obbligo di dimora nel comune di residente in favore dell’avvocato Sebastiano Troia, senza tenere assolutamente conto delle oltre cento pagine dell’atto accusatorio, redatte a quattro mani dai magistrati della Procura per confutare sia la tesi degli avvocati Puccio Forestiere e Luca Ruaro, entrambi legali dell’avvocato Troia, sia la tesi dell’avvocato Aldo Valtimora, quale legale che della coindagata Noemi Forestieri, i quali, al termine dell’interrogatorio di garanzia dei rispettivi assistiti, avevano chiesto la revoca delle misure cautelari per insussistenza dei gravi indizi di reità.
I giudici del Riesame hanno ascoltato con molta attenzione le argomentazioni prospettate sia dai due magistrati della Procura della Repubblica aretusea sia dai difensori dell’avvocato Nuccio Troia e della signora Noemi Forestieri e hanno acquisito la corposa documentazione prodotta dalle parti. I giudici del Riesame si sono riservati e faranno conoscere la loro decisione nei prossimi giorni e in ogni caso entro e non oltre la giornata di venerdì 5 maggio.
I finanzieri del Comando provinciale di Siracusa e la Polizia penitenziaria del Nucleo Investigativo Centrale nella mattinata del 14 maggio hanno dato esecuzione a due misure cautelari personali, emesse dal Giudice delle indagini preliminari Carla Frau su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone e dei sostituti procuratori Stefano Priolo e Carlo Enea Parodi, nei confronti dell’avvocato Sebastiano Troia, 67 anni, e di Noemi Forestieri, 31 anni. Per l’avvocato il Gip Frau ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari, per la donna è stato disposto l’obbligo di dimora e di soggiorno nel comune di Siracusa.
L’avvocato Troia e la donna sono accusati, in concorso tra loro, di aver consentito al detenuto Francesco Capodieci, ristretto presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere di Cavadonna, di approvvigionarsi, a più riprese, di sostanza stupefacente del tipo hashish.
Le investigazioni che hanno portato ai domiciliari l’avvocato Sebastiano Troia, sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Siracusa e dal Nucleo Investigativo Regionale Polizia Penitenziaria di Palermo, coordinato dal Nucleo Investigativo Centrale Polizia Penitenziaria di Roma, sotto la direzione del procuratore aggiunto Fabio Scavone e dei sostituti Stefano Priolo e Carlo Enea Parodi. Le indagini hanno portato alla luce un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate consegne di sostanze stupefacenti a un detenuto del quale non sono state rese note le generalità, così come non sono conosciute quelle della compagna del detenuto. A questi, nel corso dei colloqui intercorsi in carcere, il legale ha consegnato, per sua mano, diversi quantitativi di sostanza stupefacente, che veniva poi “condivisa” con altri compagni di cella e di sezione sempre presso il Reparto Alta Sicurezza del carcere di Cavadonna.
Le attività di polizia giudiziaria hanno disvelato anche i dettagli dell’approvvigionamento clandestino di droga. I congiunti del detenuto, la ex moglie e le figlie di primo letto, procuravano il “fumo” e lo consegnavano all’attuale compagna del recluso. Costei, una volta “confezionato” l’hashish, occultandolo in vasetti di crema per uso cosmetico, lo affidava al legale per il successivo recapito al suo assistito.
Dalle indagini è emerso poi che il detenuto, pur ristretto in carcere, ha illegalmente avuto in uso telefoni cellulari attraverso i quali periodicamente ordinava ai propri congiunti i quantitativi di stupefacenti da fargli pervenire. Le attività di intercettazione delle utenze telefoniche in uso a queste persone, coniugate a ulteriori riscontri investigativi acquisiti sul campo, hanno consentito di ricostruire, nel periodo intercorrente tra la fine di novembre dello scorso anno e i primi giorni di febbraio del corrente anno, sei distinte consegne di sostanze psicotrope, eseguite dall’avvocato “in barba ai controlli” e in atteggiamento di complicità e di illecita intesa con tutti i soggetti coinvolti, con i quali egli avrebbe invece dovuto intrattenere rapporti esclusivamente professionali.
Durante il periodo d’indagine, a carico del detenuto sono stati eseguiti all’interno dell’istituto penitenziario due sequestri di stupefacenti: un primo sequestro, nel mese di dicembre, nel corso di un’attività di controllo d’istituto a carattere generale; un secondo sequestro, nello scorso mese di febbraio, a seguito di una perquisizione personale operata nei suoi confronti al termine di un colloquio con il difensore. Quest’ultima operazione era stata opportunamente finalizzata a riscontrare gli elementi probatori via via emergenti dalle complessive investigazioni condotte.
Mentre alcuni militari dei due Corpi davano esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal Gip Carla Frau altri operatori della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria hanno effettuato delle meticolose perquisizioni, con l’ausilio di unità cinofile, in tutte le camere di pernottamento del Reparto “Alta Sicurezza” della Casa circondariale, nell’ottica di requisire le eventuali sostanze stupefacenti ancora ivi detenute e soprattutto di sequestrare i cellulari illecitamente introdotti, arrestando così qualsiasi possibilità di ulteriore illecito contatto telefonico con l’esterno.
Inoltre, alla luce del grave “sistema” scoperto all’interno del carcere di “Cavadonna”, è in corso il trasferimento presso altri istituti penitenziari di cinque soggetti detenuti presso il Reparto Alta Sicurezza.
Oltre all’avvocato arrestato e alla donna sottoposta all’obbligo di dimora, sono altresì indagati nell’ambito dell’illecito contesto altri 6 soggetti che si sono adoperati per l’approvvigionamento della droga. Con questi ultimi taluni carcerati hanno intrattenuto di nascosto conversazioni telefoniche attraverso i cellulari illecitamente introdotti nella struttura penitenziaria e nella loro costante disponibilità.
Agli indagati, a vario titolo ed in concorso, vengono contestati i reati di illecita detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, ai sensi dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990 – Testo Unico sugli stupefacenti.

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