Gennuso: “Se la Procura aveva già la conversazione audio perchè il Pm Palmieri me l’ha sequestrata?”

Rosolini. “In ordine alla notizia diffusa da alcuni organi di stampa relativa ad un perquisizione e sequestro disposta nei miei confronti della Procura della Repubblica di Siracusa si precisa: il decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura di Siracusa (che procede per il presunto reato di diffamazione nei confronti del giornalista Paolo Borrometi) aveva ad oggetto la ricerca e l’acquisizione mediante sequestro del supporto audio di una conversazione avvenuta tra Micalizi Valeria e Modica Giuseppe (riguardante anche le vicende relative a presunti episodi di violenza dallo stesso denunciati come pretesa vittima).
Non si è resa necessaria alcuna perquisizione perché alla semplice notifica del decreto ho spontaneamente consegnato il supporto audio in questione: non poteva essere diversamente in quanto tale supporto audio era stato già da me consegnato alla Sig.ra Micalizi accompagnato da una trascrizione integrale del colloquio eseguita da un tecnico abilitato e dalla stessa consegnati già da diverse settimane alla Procura della Repubblica di Ragusa e alla Procura della Repubblica di Siracusa, in allegato ad un esposto a firma della stessa Valeria Micalizi.
La circostanza della disponibilità del file audio e della relativa trascrizione da parte dell’A.G. era nota in quanto oggetto anche di diversi articoli di stampa all’attenzione della stessa Procura della Repubblica di Siracusa.
Appare strano e inspiegabile perché la Procura della Repubblica di Siracusa abbia avvertito la necessità di procedere mediante ordine di perquisizione e sequestro per acquisire un documento audio già nella disponibilità dell’A.G. .
Appare evidente la pretestuosità del provvedimento volto a tale acquisizione, una sorta di ingiustificato accanimento che ha tutto il sapore e l’odore della intimidazione rispetto ad una vicenda (i presunti episodi minaccia, violenza e intimidazione dei quali il giornalista Borrometi assume o pretende di assumere di essere stato vittima) che forse qualcuno vuole lasciare sotto la coltre del silenzio e dentro quel porto delle nebbie che avvolge tutti gli episodi denunciati dal giornalista Borrometi, troppe volte oramai smentito dalle risultanze fattuali che a mano a mano sono emerse.
Continuerò la mia battaglia di verità e chiarezza e ribadisco la mia disponibilità a fornire ogni chiarimento ed ogni elemento agli inquirenti sotto ogni forma.
Ho dato mandato ai miei legali per incontrare su questa inquietante vicenda il Procuratore Capo della Repubblica di Siracusa.
Rosolini, 8 giugno 2020
On. Giuseppe Gennuso”.
Questa la nota stampa diffusa dall’onorevole Gennuso, nell’odierna giornata di Lunedì 8 Giugno, sull’iniziativa intrapresa dal Pubblico Ministero Andrea Palmieri di fare perquisire le abitazioni del parlamentare, della signora Valeria Micalizzi e della sede del Diario per la diffusione e pubblicazione della conversazione intercorsa dalla Micalizzi con l’ispettore di polizia Giuseppe Modica, in servizio alla Squadra Mobile di Ragusa. La Procura della Repubblica di Ragusa, come richiesto dalla Micalizzi, ha aperto un fascicolo, a quanto pare, a carico del noto giornalista antimafia. Viceversa il Pubblico Ministero Andrea Palmieri, anzichè accertare le eventuali menzogne del giornalista Borrometi come richiesto dalla signora Micalizzi, raccontando in varie interviste televisive di aver subito un pestaggio ad opera di due uomini mascherati, di un attentato incendiario alla porta dell’abitazione dei suoi genitori, episodi che sarebbero avvenuti nel corso del 2014 quando lui era ancora un pubblicista, e un tentativo di attentato con autobomba, che si sarebbe dovuto attuare nel 2017, ha aperto un fascicolo a carico della stessa Micalizzi, del direttore del Diario Pino Guastella, che assieme al collega di Vicenza Giuseppe Gallinella sta conducendo un’inchiesta sui fatti denunciati da Borrometi per ottenere la scorta, e dell’onorevole Gennuso, ritenuto il presunto mandante della conversazione registrata dalla signora Micalizzi e non smentita dall’ispettore di polizia Giuseppe Modica. La colpa di Micalizzi, del direttore del Diario e del suo collega Giuseppe Gallinella e dell’onorevole Gennuso sarebbe quella di essersi troppo avvicinati alla verità e, soprattutto, di voler cercare di fare aprire gli occhi a quanti si ostinano a non vedere le colossali bufale del super scortato giornalista di Modica. Ma come disse il mugnaio oppresso dall’imperatore austroungarico, anche Valeria Micalizzi, l’onorevole Gennuso e il Direttore del Diario e il responsabile di Format.it di Vicenza, Giuseppe Gallinella, troveranno un giudice non a Berlino ma qui in Italia che accoglierà la loro richiesta e avvierà una seria indagine sulle bufale raccontate dal cosiddetto giornalista antimafia Paolo Borrometi.

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