Omicidio Vizzini, il PM Bono chiede la condanna all’ergastolo per Quartarone e Destro

Siracusa. Concludendo la requisitoria, durata circa due ore, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ha chiesto la condanna all’ergastolo per i pachinesi Massimiliano Quartarone e Giuseppe Destro per avere ucciso il pregiudicato di Pachino Corrado Vizzini, 55 anni, esplodendo ai suoi danni quattro colpi di pistola, di cui tre andati a bersaglio, la sera del 16 marzo dello scorso anno, in Via De Sanctis. Nel corso della requisitoria il Pubblico Ministero Gaetano Bono ha evidenziato inizialmente la dinamica dell’agguato mortale e successivamente ha elencato gli indizi di reità raccolti dagli investigatori del Commissariato della Polizia di Sato di Pachino a carico non solo di Massimiliano Quartarone, 24 anni, e Giuseppe Destro, 26 anni, ma anche di altri due loro coetanei Sebastiano Romano e Stefano Di Maria: i primi due hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato, e sono assistiti Giuseppe Destro dall’avvocato Giuseppe Gurrieri e Massimiliano Quartarone dall’avvocato Junio Celesti; gli ultimi due, avendo optato per l’ordinario, sono giudicati dalla Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; giudice a latere, Liborio Mazziotta) e domani mattina, martedì 9 giugno, ritorneranno nell’aula di Corte d’Assise per seguire le deposizioni di altri testimoni della pubblica accusa, sempre rappresentata dal sostituto procuratore Gaetano Bono. I due pachinesi giudicati dalla Corte d’Assise sono assistiti il Romano dall’avvocato Mario Brancato e il Di Maria dal professore Carlo Taormina e dall’avvocato Giambattista Rizza.
L’omicidio di Corrado Vizzini, 55 anni, si verificò la sera del 16 marzo dello scorso anno, poco prima delle ore 21. Corrado Vizzini, mentre alla guida del proprio scooter, stava recandosi nella propria abitazione in quanto era sottoposto alla sorveglianza speciale, veniva centrato da tre proiettili esplosi ai suoi danni de Massimiliano Quartarone: un proiettile penetrava nell’addome di Corrado “Marcuotto”, un altro nella parte alta della coscia sinistra ed il terzo nel braccio sinistro. Ricoverato all’ospedale Di Maria di Avola, Corrado Vizzini non riusciva a uscire dallo stato di coma in cui era precipitato a seguito del colpo di pistola che lo aveva colpito allo stomaco, provocandogli delle copiose e multiple emorragie. E, dopo una settimana di ricovero in ospedale, moriva.
Le prove a carico raccolte contro Massimiliano Quartarone e Giuseppe Destro sono costituite dalle riprese televisive del sistema di videosorveglianza e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, in quanto vengono riconosciuti come persone presenti in Via De Sanctis che poi si allontanano precipitosamente a seguito del ferimento di Corrado Vizzini. A riscontro dell’assunto accusatorio successivamente viene raccolta la confessione resa da Massimiliano Quartarone, innanzi al Gup Carmen Scapellato, alla quale si aggiunge la parziale ammissione delle proprie responsabilità resa da Giuseppe Destro. I due imputati sostengono infatti di essere stati presenti in Via De Sanctis, la sera dell’agguato mortale contro il Vizzini, entrambi ammettono di avere avuto dei contrasti con Corrado Marcuotto e accusano il morto ammazzato di averli stressati e sottoposti a vessazioni a causa della morte di Paolo Forestieri, avvenuta a Portopalo nel 2015. Si scopre, così, che i contrasti tra gli imputati e Corrado Vizzini sono strettamente collegati all’uccisione di Paolo Forestieri, imparentato con il pregiudicato freddato in Via De Sanctis. Massimiliano Quartarone si accolla tutta la responsabilità dell’agguato di Via De Sanctis e confessa di essere stato lui ad avere impugnato la pistola e fatto fuoco contro il Vizzini. Viceversa, Giuseppe Destro ha ammesso di essersi recato in Via De Sanctis in compagnia del Quartarone, ma nega la sua partecipazione all’omicidio dicendo che non sapeva che il suo amico fosse armato di una pistola.
A fronte della richiesta della condanna alla pena dell’ergastolo, l’avvocato Junio Celesti ha contestato la tesi del Pubblico Ministero Bono dicendo che non poteva chiedere la pena dell’ergastolo poichè la riforma è entrata il 2 aprile dell’anno scorso, quindi venti giorni dopo dalla sera del 16 marzo. Secondo l’avvocato Celesti il suo giovane cliente non può essere condannato per il reato di omicidio volontario in quanto, stando alle carte processuali, può essere riconosciuto colpevole di tentato omicidio per avere confessato di avere esploso i quattro colpi di pistola contro Corrado Vizzini, ma non gli si può addossare la responsabilità per l’evento mortale che, invece, è da attribuire alla imperizia dei medici curanti dell’ospedale Di Maria di Avola. Il difensore ha chiesto al Gup Carmen Scapellato di riconoscere al Quartarone l’attenuante della provocazione e la diminuente del rito abbreviato. A sua volta l’avvocato Giuseppe Guerrieri ha chiesto l’assoluzione del Destro dall’accusa di omicidio volontario in concorso ai danni di Corrado Vizzini, il riconoscimento dell’attenuante della minore partecipazione al reato principale, quello appunto di omicidio volontario, e, in subordine, di qualificare il fatto come favoreggiamento personale.
La Gup Scapellato ha deciso di fare slittare la camera di consiglio e la lettura della sentenza contro Massimiliano Quartarone, presente in aula, e Giuseppe Destro, che ha seguito in videoconferenza il processo, all’udienza del 13 luglio per repliche.
E domani mattina si ritorna nella stessa aula, quella appunto della Corte d’Assise, per un’altra udienza del processo con rito ordinario a carico di Sebastiano Romano e Stefano Di Maria, che si protestano innocenti.

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