Morte Renzo Formosa, Pm e parte civile chiedono il massimo della pena, la Difesa punta al minimo

Siracusa. Innanzi al Giudice Monocratico Salvatore Cavallaro si è svolta la fase della discussione del processo che si celebra con il rito abbreviato a carico di Santo Salerno, accusato di omicidio stradale ai danni di Renzo Formosa, avvenuto il 21 aprile 2016. Da quel giorno sono passati quattro anni e non c’è stata ancora la sentenza del processo di primo grado. E anche oggi pomeriggio, mercoledì 17 giugno 2020, il processo non è stato definito con la lettura della sentenza ma è arrivato l’ennesimo rinvio. Il Giudice Monocratico Cavallaro, infatti, probabilmente per stanchezza o per fame, non se l’è sentita di ritirarsi in camera di consiglio visto che le parti avevano finito di discutere alle ore 16. Il Giudice Monocratico Cavallaro ha rinviato al 15 luglio prossimo per le repliche e la camera di consiglio. In quella data di metà luglio, finalmente, dovrebbe essere pronunciata la sentenza contro Santo Salerno. A conclusione della requisitoria il Pubblico Ministero Gaetano Bono ha chiesto il massimo della pena per l’imputato: sette anni di reclusione con la riduzione prevista dal rito abbreviato, quindi cinque anni di reclusione. L’avvocato Gianluca Caruso, difensore dei genitori di Renzo Formosa, costituitisi parte civile contro l’uomo che, andando contromano, travolse il loro figlio, uccidendolo, ha chiesto anche lui il massimo della pena contro l’imputato, ritenendo sussistente l’aggravante di avere commesso l’incidente mentre guidava la propria auto contromano. Se riconosciuta, l’aggravante della guida contromano fa salire la pena a dieci anni di reclusione. Anche l’avvocato Caruso tiene, comunque, in debito conto la riduzione della pena a causa del rito abbreviato per cui lascia al Giudice Monocratico l’onere di stabilire la condanna da irrogare all’imputato. Inoltre, l’avvocato Gianluca Caruso ha chiesto la condanna di Santo Salerno al risarcimento dei danni e al pagamento di una provvisionale lasciando al Giudice Monocratico la responsabilità di fissare la somma. L’avvocato Umberto Di Giovanni, come legale di Santo Salerno, si è rimesso alla comprensione del Giudice Monocratico chiedendogli di riconoscere al suo assistito tutte le attenuanti possibili e immaginabili e di escludere tutte le circostanze aggravanti contestate all’imputato.
Santo Salerno, figlio di un graduato della Polizia Municipale. si rese artefice del mortale incidente ai danni di un ragazzo di 15 anni, che si trovava alla guida di un ciclomotore. Il ragazzo venne falciato dall’auto guidata da Santo Salerno che in più occasioni ha avanzato la proposta di patteggiare la pena. Dopo quella iniziale di due anni con la condizionale, Santo Salerno ne ha presentato una seconda, elevando la pena a tre anni e sei mesi di reclusione, innanzi al Giudice Monocratico Liborio Mazziotta, che, però, gliela rigettò, ritenendola non congrua al reato che gli contestava il Pubblico Ministero Gaetano Bono.
Fake news e maldicenze hanno fatto ingresso nella triste storia dell’incidente mortale ai danni di Renzo Formosa in quanto chi le metteva in giro sospettava che la Polizia Municipale stesse cercando di attenuare le responsabilità del conducente dell’auto che aveva travolto lo scooter guidato dal quindicenne Renzo Formosa. Addirittura anche il giornale d’inchiesta del gruppo Mediaset Le Iene, in un servizio televisivo dava quasi per scontato un’inchiesta dal lieto fine per il conducente dell’auto che aveva ucciso lo studente Renzo Formosa. Per far cessare le voci di inquinamento delle prove per far alleggerire la posizione processuale di Santo Salerno, era dovuto intervenire il sindaco Francesco Italia che, in una nota ufficiale, scriveva: “«Se i dettagli emersi dall’inchiesta fossero confermati, ci troveremmo davanti a fatti che meriterebbero di essere certamente sanzionati. Il lavoro meritevole compiuto tutti i giorni dai vigili urbani siracusani non può essere macchiato da una vicenda così grave». Il sindaco Francesco Italia era sceso in campo per commentare il servizio della trasmissione “Le Iene” sul caso del giovane Renzo Formosa, morto nell’aprile del 2016 dopo essere stato investito da un’auto guidata dal figlio di un agente della Polizia municipale. Per rassicurare i genitori del ragazzo che nulla e nessuno avrebbe ostacolato il regolare corso delle indagini il sindaco comunicava all’opinione pubblica di aver chiesto una relazione urgente al comandante del Corpo, in particolare sugli accertamenti svolti sul posto e subito dopo i fatti. «Conoscevo la dolorosa vicenda solo dalle cronache giornalistiche – dichiarava il sindaco Italia – ma il servizio delle Iene ha messo in luce comportamenti per me assolutamente nuovi e sui quali l’Amministrazione non può restare inerme. È nostro dovere procedere a un approfondimento rigoroso, per rispetto della verità, della famiglia Formosa che aspetta giustizia e per restituire dignità all’intero corpo di Polizia municipale».

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