Sigilli a 4 case di Angelo Messina, per il figlio di un maresciallo dei Cc sono frutto di spaccio droga

Catania. Su proposta avanzata dalla Procura Distrettuale Antimafia – Gruppo misure di prevenzione – la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Catania ha disposto il sequestro di beni ritenuti riconducibili ad Angelo Messina, 73 anni, residente a Siracusa in Via Galileo Galilei, 32, più volte condannato in via definitiva per reati attinenti a traffici illeciti di sostanze stupefacenti ed attualmente imputato per associazione per delinquere finalizzata al compimento degli stessi reati.
Il provvedimento, finalizzato alla confisca, è stato eseguito nella giornata odierna dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Siracusa.
Le investigazioni, condotte a seguito delle dichiarazioni accusatorie di Vito Correale, figlio di un maresciallo dei Carabinieri in servizio al Comando provinciale di Viale Tica, e valorizzate con una meticolosa attività di intercettazioni telefoniche, hanno consentito di far luce sugli espedienti posti in essere da Angelo Messina per acquisire nel tempo un corposo patrimonio immobiliare nell’isola di Ortigia ostacolandone la riconducibilità alla sua persona.
Il provvedimento, emesso ai sensi dell’art. 20 del Codice Antimafia, ha recepito le risultanze investigative dei Carabinieri, che hanno dimostrato come il Messina, dedito negli anni 1986-1999 e 2016-2017 in modo “professionale” al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, avvalendosi della collaborazione dei propri familiari, tutti pienamente coinvolti nella sua fiorentissima attività criminale, abbia acquisito quattro appartamenti nell’isola di Ortigia impiegando i proventi delle proprie attività illecite.
Le indagini, particolarmente analitiche, hanno infatti messo in luce come il Messina ed il suo nucleo familiare in quegli anni percepissero ingenti somme di denaro dichiarando, però, redditi leciti talmente esigui da non poter giustificare l’acquisizione dei predetti immobili.
Angelo Messina inoltre, sapendo di costituire figura criminale di particolare interesse per le Forze dell’Ordine, aveva scaltramente intestato la titolarità di tali appartamenti alla moglie e ad uno dei figli, provvedendo altresì a separarsi fittiziamente dalla consorte, per avere modo di sostenere di non disporne.
Approfondendo i profili di riconducibilità di tali immobili, i Carabinieri hanno invece appurato che Angelo Messina convive ancora stabilmente con la consorte e che ha in effetti fino ad oggi goduto pienamente della disponibilità degli appartamenti.
L’operazione antidroga che ha consentito alla Procura Distrettuale Antimafia di proporre il sequestro dei quattro appartamenti di proprietà di Angelo Messina venne effettuata dai Carabinieri del Comando provinciale di Siracusa nei primi giorni di maggio del 2015. Fu chiamata con il nome convenzionale di “Euripide” e determinò l’arresto di quattro componenti della famiglia Messina e precisamente del capofamiglia Angelo Messina, dei suoi due figli Francesco e Carmelo Messina, rispettivamente d 42 e 49 anni, e di suo fratello Francesco Messina, 72 anni, nonchè di Carmelo Minimo, 40 anni, Angelo Tagliata, 62 anni, detto “carcarazza”, il figlio di quest’ultimo, Carmelo Tagliata, 37 anni, e Alessandro Talio, 43 anni, Vincenzo Latina, 38 anni, Ernesto Maiorca, 43 anni, contro i quali il Giudice delle indagini preliminari Loredana Pezzino applicò la misura cautelare della custodia in carcere. Agli arresti domiciliari finivano, invece, El Mehdi Amraoui, Lucia Alessandra Bellomo, Valentiina Cappello, Alessandro Marco Castiglione, Roberta Cilio, Antonio Cislaghi, Piero Di Martino, Giovanni Carmelo Maccarone, Bruno Gattuso, Ettore Minardi, Matteo Puglisi, Abdelkarim Radim, Roberto Sabatino, Steven Snith, Abella Tajjar, Diego Tortorici e Cristian Verga. “Di assoluta rilevanza probatoria risulterà la collaborazione con la giustizia di Vito Correale che inserito a pieno titolo nell’organigramma criminale con la veste di “corriere”, verrà tratto in arresto il 15 aprile 2011 e inizierà la propria collaborazione in data 28 dicembre 2011, supportando e riscontrando in modo genuino quanto già acquisito dagli inquirenti consentendo altresì di delineare l’esatta composizione del gruppo malavitosi”. Così scrisse nell’ordinanza cautelare il Gip Loredana Pezzino.
Alcuni degli imputati sono stati condannati con abbreviato, come Carmelo Messina, altri, invece, hanno patteggiato la pena, come l’ex fidanzata di Vito Correale, Lucia Alessandra Bonomo o il dipendente dell’agenzia di Targia della Bartolini, Piero Di Martino. Alcuni sono stati prosciolti, gli altri invece sono ancora alla sbarra, tra cui Francesco Messina, classe 1978, suo zio Francesco Messina, classe 1948, e il padre Angelo Messina. Quest’ultimo è difeso dagli avvocati Giambattista Rizza e Junio Celesti.
Ma come divenne corriere di droga il figlio di un maresciallo dei Carabinieri? Lo rivela lui stesso durante un interrogatorio cui fu sottoposto in seguito al suo arresto in Calabria, dove si era recato, assieme alla fidanzata Lucia Alessandra Bellomo, su richiesta di Francesco Messina, classe 1978, per ritirare un ingente quantitativo di droga. “Nel febbraio-marzo del 2006 ho iniziato a lavorare quale dipendente addetto alle vendite presso la “Bmw Center”, concessionaria della Bmw in Siracusa, con locali in Viale Scala Greca, 120. Nell’anno 2007. ho avuto modo di conoscere Francesco Messina, classe 1978, figlio di Angelo Messina, il quale veniva presso la concessionaria per acquistare autovetture di notevole costo, pagandole senza alcun problema, anche con denaro contante. Per fare un esempio, Francesco Messina, nell’anno 2007, acquistò una Bmw 320 touring futura super accessoriata del costo di 37-38 mila euro, pagandola in contanti. Successivamente ho avuto modo di conoscere il Messina perchè venne in concessionaria per consegnare al mio collega Claudio Cardile un panetto di hashish, pari a circa cento grammi, per il consumo personale del mio collega. Poi, tra la fine dell’anno 2007-2008 la Bmw Center è fallita e io e il Cardile ci siamo trovati senza lavoro e, forti dell’esperienza maturata, abbiamo deciso di metterci in proprio, facendo gli intermediari tra le concessionarie e il cliente finale nella compravendita di autovetture di varie marche. Gli affari sono andati bene per tutto l’anno 2008, fino ai primi del 2009, allorquando sono insorti dei problemi di natura economica. Tali problemi sono scaturiti dal fatto che il Cardile acquistò tre autovetture da tenere in deposito, che poi riuscimmo a vendere dopo parecchio tempo a un prezzo notevolmente inferiore rispetto a quello che le avevamo acquistate. Nell’occasione perdemmo circa ventimila euro. E’ questa la ragione per cui, per proseguire la nostra attività, chiedemmo un prestito a Francesco Messina, classe 1978. Era l’anno 2009 e il Messina ebbe a prestare 5.000 euro a me e 5.000 euro al Cardile. Il Messina effettuò i detti prestiti a nostro favore con un tasso di interesse a suo dire di favore, in quanto pretese da noi solo il dieci per cento al mese anzichè il tasso del venti per cento mensile normalmente da lui pretese. Evidente che, con tali tassi, non fui in grado di restituire la somma concessami. A settembre-ottobre 2009 il mio debito ammontava già a 7.500 euro. Nel frattempo la mia società con il Cardile si era sciolta nell’estate del 2009 per incomprensioni e dissensi tra noi intercorsi. Poichè non riuscivo a pagare il debito, che anzi andava crescendo vertiginosamente, incontrai il Messina e gli chiesi in quale modo potevo liberarmi del mio debito. Il Messina mi propose di effettuare, per suo conto, alcuni viaggi per trasportare sostanze stupefacenti a Siracusa. Mi prospettò un compenso di cinquemila euro a viaggio, oltre al rimborso delle spese. Io, data la difficoltà in cui mi trovavo, ho accettato la proposta del Messina ed effettuai il primo viaggio, nel settembre-ottobre 2009, in direzione di Torino”. Da quel viaggio Vito Correale ne ha fatti tantissimi, quasi tutti alla volta di città del Nord Italia, ove si recava a volte da solo a volte con altri componenti dell’organizzazione per comprare ingenti partite di cocaina e di altri tipi di stupefacenti.

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