Omicidio Vizzini, parlano i genitori di Di Maria e il 15 luglio sarà sentito il killer Quartarone

Siracusa. Dalla Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Liborio Mazziotta) sono stati sentiti tutti i testimoni citati dai difensori di Stefano Di Maria. Sull’emiciclo sono saliti i genitori e il fratello del Di Maria, nonchè tutti i suoi parenti che la sera del 16 marzo dello scorso anno si trovavano nella sua abitazione per partecipare ad una cena. Rispondendo alle domande del professore Carlo Taormina e dell’avvocato Giambattista Rizza, tutti i testimoni hanno riferito che la sera del 16 marzo si stavano accingendo per sedersi a tavola per consumare la cena quando improvvisamente hanno udito delle secche detonazioni provenire dalla strada. Tutti hanno avuto netta la sensazione che si trattasse di colpi di pistola per cui, prima di precipitarsi nella strada, hanno atteso che cessassero le esplosioni. Poi sono usciti tutti di casa, tra cui l’imputato Stefano Di Maria, e hanno rinvenuto per terra Corrado Vizzini e poco distante da lui il suo scooter. Tutti si sono immediatamente attivati nel prestare i primi soccorsi, aiutando il Vizzini ad alzarsi da terra e lo hanno adagiarlo sulla fiancata di un’autovettura in sosta in Via De Sanctis. Stefano Di Maria si è prodigato a prendere una sedia su cui ha fatto sedere il sofferente Corrado Vizzini e contemporaneamente sua madre, Concetta Arangio, ha telefonato al 118 per richiedere l’invio di un’autoambulanza. Madre, padre, fratello e parenti di Stefano Di Maria hanno giurato che il loro congiunto si trovasse dentro casa, in loro compagnia, quando il povero Corrado Vizzini fu attinto dai colpi di pistola esplosi dai killer.
Il difensore Sebastiano Romano, avvocato Mario Brancato, ha chiesto la citazione di Massimiliano Quartarone, reo confesso di essere stato lui solo ad avere esploso i quattro colpi di pistola contro Corrado Vizzini, inteso Corrado Marcuotto. La Corte d’Assise ha accolto la richiesta dell’avvocato Brancato e ha citato per il Quartarone, attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Caltagirone, per l’udienza del 15 luglio prossimo.
Quella del 15 luglio dovrebbe essere l’ultima udienza dedicata al dibattimento. Subito dopo dovrebbe iniziare la discussione con la requisitoria del Pubblico Ministero Gaetano Bono, che ha coordinato le indagini degli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino e che ebbe a disporre il fermo di indiziato di delitto di omicidio volontario nei confronti di Stefano Di Maria, 25 anni, Sebastiano Romano, 28 anni, Massimiliano Quartarone, 24 anni e Giuseppe Terzo, 28 anni.
I quattro imputati hanno scelto due differenti percorsi processuali. Di Maria e Romano, che si protestano innocenti, vengono processati con rito ordinario dalla Corte d’Assise di Siracusa, viceversa Quartarone e Destro, rispettivamente difesi il primo dall’avvocato Junio Celesti ed il secondo dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, hanno optato per il rito abbreviato ed il loro processo, che si svolge innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Carmen Scapellato, si dovrebbe concludere il prossimo 12 luglio con la lettura del dispositivo di sentenza. Il Pubblico Ministero Gaetano Bono, a conclusione della requisitoria, ha chiesto la condanna di Massimiliano Quartarone e Giuseppe Destro alla pena dell’ergastolo.
Il mortale agguato avvenne la sera del 16 marzo, in Via De Sanctis, a Pachino. Corrado Vizzini, alla guida del proprio ciclomotore, si stava dirigendo verso casa in quanto entro le ore 21 doveva rincasare come disposto dai giudici che lo avevano sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. Fu centrato da un proiettile allo stomaco, risultato quello mortale, da un’altra pallottola al braccio, e da un terzo proiettile nella parte alta della coscia sinistra che scheggiò la vescica.
Trasportato all’ospedale Di Maria di Avola Corrado Vizzini è deceduto a distanza di dieci giorni dal ricovero per le gravi lesioni interne provocate sia dalla pallottola penetrata allo stomaco sia da quella entrata nella coscia sinistra.
In seguito al decesso di Corrado Vizzini, il Pubblico Ministero Gaetano Bono ordinava il fermo dei quattro pachinesi, tutti inquadrati dalle telecamere la sera dell’agguato e tutti invitati negli uffici del Commissariato della Polizia di Stato di Pachino per essere sottoposti a sommarie informazioni testimoniali e per essere sottoposti al tampon-kit, che, però, è risultato negativo. Di Maria e Romano sono stati fermati a Pachino, mentre Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo venivano fermati il primo a Vercelli ed il secondo a Genova, dove si erano rifugiati presso parenti dopo essersi allontanati nottetempo da Pachino.
Le immagini televisive costituiscono l’indizio più grave nei confronti di Massimiliano Quartarone e dei suoi tre compaesani. Prima ancora che Quartarone confessasse di essere stato lui ad avere esploso quattro colpi di pistola contro Corrado Vizzini, gli inquirenti ritenevano l’indizio di reità più grave, assimilabile ad una prova, la richiesta avanzata dal Quartarone al Di Maria tesa ad ottenere la disattivazione della telecamera installata accanto all’abitazione dello stesso Di Maria con la minaccia velata del richiedente che se si fosse rifiutato il loro comparato del San Giovanni sarebbe stato definitivamente interrotto. le telecamere installate nella zona dell’agguato mortale.
Tra l’altro questa circostanza è stata confermata dalla madre della compagna del reo confesso Massimiliano Quartarone. La donna, interrogata dalla Polizia, ha dichiarato di avere saputo della richiesta del genero di far mettere fuori uso le telecamere per cancellare la prova filmata della sua presenza sul luogo del delitto. Per le Difese del Di Maria e del Romano non ci sono ulteriori indizi per poter sostenere l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato e si batteranno per ottenere la loro assoluzione. Ma il Pubblico Ministero Gaetano Bono non è dello stesso avviso e il suo orientamento lo farà conoscere quando la Corte d’Assise gli chiederà di illustrare la requisitoria.

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