Operazione Tonnara: dopo 28 mesi trascorsi in carcere concessi i domiciliari a Leandro Salemi

Catania. I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Catania (presidente, Carmela La Rosa; a latere, Nunzio Corsaro e Giuliana Fichera), accogliendo l’istanza presentata dall’avvocato Mario Di Marca, hanno concesso gli arresti domiciliari al siracusano Leandro Salemi, già condannato in abbreviato in primo grado alla pena di sette anni e otto mesi di reclusione in quanto riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. Leandro Salemi venne arrestato dai Carabinieri del Comando provinciale di Viale Tica il 27 febbraio 2018, giorno in cui fu effettuata l’operazione antidroga denominata “Tonnara”. Adesso, dopo ben ventotto mesi di ininterrotta detenzione in carcere, il trafficante di droga è stato posto ai domiciliari grazie all’accoglimento della istanza presentata dal suo difensore alla Corte d’Appello, avvocato Mario Di Marca. Nonostante il parere contrario del Pubblico Ministero Antonio Nicastro, i giudici hanno ordinato il ritorno a casa di Leandro Salemi.
Oltre a lui, al processo di primo grado, celebratosi innanzi al Giudice dell’udienza preliminare Loredana Pezzino, sono stati condannati altri cinque spacciatori che, come Leandro Salemi, sono stati giudicati con il rito abbreviato. Per traffico di droga sono stati condannati Massimiliano D’Ignoti Parenti alla pena di dieci anni e due mesi di reclusione, difeso dagli avvocati Giambattista Rizza e Giorgio D’Angelo (il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa aveva chiesto dodici anni di reclusione); Leandro Salemi, difeso all’epoca dall’avvocato Giorgio D’Angelo, alla pena di sette anni e otto mesi di reclusione, (il Pubblico Ministero aveva chiesto otto anni di reclusione); Angelo Albarino a tredici anni e dieci mesi di reclusione, difeso dall’avvocato Costanzo Silvestri (il Pubblico Ministero aveva chiesto quattordici anni di reclusione); Luigi Calcinella alla pena di otto anni e sei mesi di reclusione, difeso dall’avvocato Natale Perez (il Pubblico Ministero aveva chiesto otto anni di reclusione); Alessandro D’Agata alla pena di cinque anni e tre mesi di reclusione grazie al riconoscimento della dimiinuente prevista per i collaboratori di giustizia (il Pubblico Ministero aveva chiesto quattro anni di reclusione). Infine, per trasporto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti è stato condannato a sette anni, due mesi e venti giorni di reclusione Domenico Perotti (il Pubblico Ministero aveva chiesto quattro anni e otto mesi di reclusione.La complessa attività investigativa, svolta avvalendosi sia di metodi tradizionali che di supporti tecnici, oltre che dell’apporto di collaboratori di giustizia, ha disvelato l’esistenza di un’organizzazione da tempo operante nel capoluogo aretuseo, ed in particolare nella area compresa tra la via Aldo Carratore e viale Santa Panagia, meglio conosciuta come zona della “Tonnara”, da cui ha preso il nome l’operazione dei Carabinieri.Il gruppo criminale, ben noto nell’ambiente dei consumatori di stupefacente della città, che vedevano nella “piazza di spaccio della Tonnara” un luogo ove poter acquistare nell’arco dell’intera giornata la cocaina, si era dotato di una vera e propria organizzazione, caratterizzata dalla suddivisione dei compiti tra i sodali.
In particolare, sotto la direzione degli indagati Danilo Briante e Antonio Rizza, individuati come i promotori dell’associazione a delinquere, venivano predisposte le numerose dosi giornaliere di stupefacente che poi venivano distribuite agli spacciatori organizzati in veri e propri “turni di lavoro”, in modo tale da garantire le cessioni di stupefacente senza soluzione di continuità durante l’arco dell’intera giornata. Al fine di scongiurare l’intervento delle forze dell’ordine l’organizzazione si avvaleva di apposite “vedette” posizionate strategicamente e, in alcune circostanze, utilizzate per essere inviate nei pressi della caserma dei Carabinieri al fine di verificare se vi fossero le auto dei militari pronte ad intraprendere servizi anti spaccio. Le indagini hanno inoltre consentito di appurare come la sostanza stupefacente venisse acquistata attraverso due canali di approvvigionamento, uno catanese e uno messinese, per poi essere tagliata e suddivisa in dosi all’interno di un appartamento di via Aldo Carratore, casa popolare in uso al Briante e occupata da Raffaele Balocco; quest’ultimo si occupava di distribuire le dosi ai pusher, spesso lanciando loro dal balcone alcuni involucri appositamente predisposti.
Nel corso dell’attività di indagine sviluppata dal Nucleo Investigativo di Siracusa durata oltre un anno dal febbraio del 2016, sono stati sequestrati oltre 3 chilogrammi di cocaina, arrestati 20 pusher in flagranza di reato e sequestrati oltre 5000 euro, somma provento dell’attività di spaccio.
I destinatari del provvedimento applicativo della custodia cautelare in carcere sono:Danilo Briante, Antonio Rizza, Alessandro Abela, Angelo Albarino, Raffaele Ballocco, Vincenzo Buccheri, Luigi Calcinella, Dario Caldarella, Alessandro D’Agata, Massimiliano D’Ignoti Parenti, Gaetano Maieli, Giuseppina Riani, Ivan Rossitto, Leandro Salemi, Massimo Salemi e Graziano Pasquale Urso.
Il processo di secondo grado riprenderà il 30 settembre con la requisitoria del sostituto procuratore generale Antonio Nicastro.
Al Tribunale di Siracusa, questa mattina, innanzi ai giudici del Collegio Penale del giovedì (presidente, Giuseppina Storaci; a latere, Antonio Dami e Alfredo Spitaleri) al processo a carico dei trafficanti di droga giudicati con rito ordinario, sono stati esaminati e controesaminati i pentiti Mattia Greco e l’ex fornitore di droga Rodriguez Gonzales Santiago. Dal Tribunale penale del Giovedì vengono processati con rito ordinario Danilo Briante, Antonio Rizza, Alessandro Abela, Raffaele Ballocco, Vincenzo Buccheri, Dario Caldarella, Gaetano Maieli, Giuseppina Riani, Ivan Rossitto, Massimo Salemi e Graziano Pasquale Urso.

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