Il “cavallino di ritorno” per la trebbiatrice, il Gip dispone il carcere soltanto per un indagato

Siracusa. Il Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri ha ridimensionato di molto la vicenda di pizzo che secondo i Carabinieri della Compagnia di Augusta ed il Pubblico Ministero Tommaso Pagano si sarebbe consumata a Villasmundo ai danni di un imprenditore agricolo cui era stata rubata una trebbiatrice. Il Gip Palmieri ha sì convalidato l’arresto disposto dal sostituto procuratore Pagano ma ha rigettato la sua richiesta di applicare la misura cautelare della custodia in carcere agli indagati Andrea Mendola, 25 anni, difeso dagli avvocati Puccio Forestiere e Fabiola Fuccio, e al venticinquenne Giuseppe Puglia, assistito dall’avvocato Enza Bongiorno. Altro che carcere. I due venticinquenni sono stati immediatamente scarcerati come ordinato dal Gip Palmeri che ha disposto soltanto per Andrea Mendola la misura dell’obbligo di dimora, mentre non ha applicato alcuna misura cautelare a Giuseppe Puglia. L’unica richiesta avanzata dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano accolta dal Gip Palmeri è quella che riguarda il terzo indagato accusato di estorsione aggravata, col metodo del “cavallino di ritorno” e di ricettazione di una trebbiatrice. Ad Antonino Montagno Bozzone, 30 anni, difeso dall’avvocato Geraldo Petruzzello, il Gip Palmeri ha applicato la misura della custodia in carcere.
Tutti e tre gli arrestati hanno risposto alle domande del Gip e hanno negato le accuse loro contestate dal Pubblico Ministero Pagano. Antonino Montagno Bozzone ha riferito di essere stato contattato dall’imprenditore agricolo affinchè lo aiutasse a individuare i ladri che gli avevano rubato la trebbiatrice in modo che potesse rientrare in possesso della macchina agricola. Antonino Montagno Bozzone, già due volte in precedenza arrestato per stalking e lesioni ai danni della ex moglie e per spaccio di sostanze stupefacenti, ha aggiunto che l’imprenditore agricolo gli ha fatto un regalo, dandogli una somma di denaro e promettendogli un ulteriore contributo finanziario a fronte della sua preziosa opera di individuare i responsabili del furto e di persuaderli a restituirgli la trebbiatrice. A sua volta, Andrea Mendola ha sostenuto di essere estraneo sia al furto che al “cavallino di ritorno”, ma di essersi recato nell’azienda agricola del proprietario della trebbiatrice per acquistare due balle di paglia. Inconsapevolmente il Mendola si sarebbe trovato nel posto sbagliato e nell’ora sbagliata, non pensando che da lì a breve sarebbero arrivati i Carabinieri per ammanettarlo ed accusarlo di estorsione aggravata. Infine, Giuseppe Puglia ha dichiarato di essersi recato nell’azienda della persona offesa su richiesta di Antonino Montagno Bozzone il quale gli aveva chiesto di dargli una mano in una ricerca che avrebbe dovuto fare. Anche il Puglia si è trovato inconsapevolmente trovato nel posto sbagliato ma, per sua fortuna, ha trovato un giudice ha creduto alla sua versione e lo ha immediatamente scarcerato.
Secondo la ricostruzione effettuata dai Carabinieri, le cui indagini sono state coordinate dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano, un imprenditore agricolo aveva avuto l’amara sorpresa di constatare che dalle sue campagne della zona di Villasmundo era scomparsa la macchina operatrice agricola atta al confezionamento di rotoballe. Il mezzo, già di per sé di ingente valore, costituiva ovviamente lo strumento essenziale per condurre l’attività dell’azienda e quindi il suo furto metteva in grave crisi l’intera impresa. Poco dopo la scoperta del furto, l’uomo è stato avvicinato da due dei tre soggetti poi arrestati, che si sono proposti di restituire il mezzo previo pagamento di 3.000 euro. L’imprenditore, che era in compagnia del figlio, anche per non correre rischi, ha sul momento consegnato agli estorsori il denaro di cui disponeva, ottenendo così, di fatto, la restituzione del mezzo, che era stato nascosto nei terreni di proprietà di uno dei malviventi. Per la consegna del saldo dell’intera somma estorsiva è stato quindi fissato un secondo incontro nel pomeriggio, al quale ha partecipato anche il terzo complice. La vittima, però, subito dopo aver parlato con i malviventi si è coraggiosamente rivolta ai Carabinieri della Compagnia di Augusta, che hanno subito organizzato un servizio per sorprendere gli autori dell’estorsione con il metodo del “cavallino di ritorno” in flagranza di reato, durante lo scambio di denaro. I tre sono quindi stati arrestati ed associati alla Casa di Reclusione di Brucoli, come disposto dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano.

CONDIVIDI