Lunedì dal carcere di Gela gli interrogatori del dirigente ex Provincia e dei 3 soci di Ecomac

Siracusa. Si svolgeranno lunedì 29 giugno gli interrogatori di garanzia dell’ingegnere Domenico Morello, di Salvo Grillo Montagno, di suo cognato Gianfranco Consiglio e di Angelo Aloschi, il primo, alto dirigente dell’ex Provincia regionale, gli altri tre, soci di fatto società Ecomac. Gli interrogatori di garanzia dovrebbero svolgersi in videoconferenza. L’ingegnere Morello, assistito dall’avvocato Antonello Forestiere, Salvo Grillo Montagno e suo cognato Gianfranco Consiglio, difesi dall’avvocato Aldo Ganci, e Angelo Aloschi, assistito dall’avvocato Francesco Favi, si dovrebbero collegare dal carcere di Gela, dove sono stati rinchiusi perché il Dap non è riuscito a farli ospitare nelle carceri della provincia di Siracusa e nemmeno in quelli della provincia di Ragusa e in quelli della provincia di Catania, istituti di pena dove non c’è più posto nemmeno a pagarlo a peso d’oro. I tre imprenditori nel settore dello smaltimento della munnizza e il dirigente del Libero Consorzio erano stati inizialmente destinati nella Casa Circondariale di Cavadonna ma quando i finanzieri li hanno accompagnati in quell’istituto sono stati rimandati indietro poichè non c’era una cella libera. E come Cavadonna sono risultati sovraffollati il carcere di Noto e la Casa di reclusione di Brucoli. I difensori dovrebbero collegarsi anche loro dalla Casa Circondariale di Gela per poter assistere i loro clienti durante l’interrogatorio di garanzia. I penalisti decideranno nelle prossime ore se recarsi lunedì mattina a Gela o restare a Siracusa presenziando agli interrogatori di garanzia nell’aula in cui il Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato si collegherà con il carcere di Gela. Fino a venerdì i difensori non hanno avuto il nulla osta per incontrare i rispettivi assistiti per concordare la strategia difensiva da osservare nel corso del faccia a faccia con il Gip Carmen Scapellato, che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare in carcere contro i tre soci della Ecomac e dell’alto funzionario del Libero Consorzio Comunale di Siracusa.
Agli interrogatori di garanzia parteciperà il Pubblico Ministero Tommaso Pagano, titolare delle indagini che ha avanzato la richiesta di applicazione della misura della custodia in carcere contro i tre imprenditori e il dirigente dell’ex Provincia regionale. Le misure detentive sono state applicate a seguito di un’indagine di polizia economico – finanziaria della Guardia di Finanza che, oltre a disvelare la ricorrenza di illecite condotte finalizzate allo sfruttamento della manodopera e all’illecita percezione di contributi pubblici, è altresì culminata con l’individuazione di fatti di corruzione.
Le investigazioni condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Siracusa, sviluppate con la collaborazione di personale del Nictas in servizio alla Procura della Repubblica, hanno in primis disvelato un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate violazioni alle disposizioni di legge in materia di retribuzione dei lavoratori e a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. In tal senso, viene contestato ai tre imprenditori arrestati, amministratori di fatto di una società operante nel settore dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti, di avere sottoposto i dipendenti a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.
Le attività investigative dispiegate, comprendenti anche intercettazioni telefoniche e riprese video sui luoghi di interesse, coniugate con le informazioni rese da alcuni lavoratori, hanno acclarato plurime condotte in violazione di legge. In particolare, è emerso che ai dipendenti sono stati corrisposti emolumenti con una tariffa oraria (4 euro) inferiore della metà rispetto a quella prevista dai contratti collettivi (8 euro), nonché agli stessi non sono state generalmente corrisposte le indennità di malattia, per il lavoro festivo e notturno e gli straordinari.
In sostanza, i tre imprenditori arrestati avrebbero dolosamente violato le norme del contratto collettivo di categoria in materia di retribuzione, riposi, e le disposizioni che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro dei dipendenti, realizzando un notevole risparmio di spesa nella gestione dei costi di manodopera, beneficiando di un indebito vantaggio concorrenziale rispetto alle altre imprese operanti nello stesso settore.
Nel medesimo contesto d’indagine, è altresì emerso che la società Ecomac ha indebitamente ottenuto dalla Regione Siciliana un finanziamento a fondo perduto di circa ottocento mila euro, già erogato nella misura del 40%, per la costruzione, in Augusta, di una nuova piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi.
Per avere la sovvenzione, gli indagati hanno rappresentato agli organi competenti una situazione artificiosa della realtà, dichiarando di osservare gli obblighi dei contratti collettivi nazionali e di rispettare le norme sul contrasto al lavoro irregolare e sui riposi dei lavoratori, condizioni necessarie per l’ammissione la beneficio, inducendo, in tal modo, in errore l’ente territoriale sulla sussistenza del diritto alla sovvenzione.
Le evidenze d’indagine rilevano che la società al momento della presentazione della domanda di partecipazione al bando pubblico non aveva i requisiti di ammissibilità per beneficiare dei contributi pubblici in questione.
Inoltre, per l’attivazione del nuovo impianto di Augusta, Salvo Grillo Montagno, a nome della Ecomac, ha dovuto richiedere una specifica autorizzazione a svolgere l’attività di recupero e riciclo dei rifiuti al “Libero Consorzio Comunale di Siracusa”. In tale ambito è emerso che l’autorizzazione è stata rilasciata dall’ingegnere Domenico Morello, dirigente del “X Settore Territorio e Ambiente” una volta raccolto l’impegno ovvero la promessa che i gestori della società lo avrebbero “remunerato” con l’assunzione di due persone che gli stavano a cuore.
Infine è stato disposto il sequestro della somma di euro 318.620, percepita indebitamente in danno della Regione Siciliana, da eseguirsi, in via diretta e per equivalente, nei confronti della società e dei tre amministratori di fatto arrestati.

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