Omicidio Nastasi, il Riesame ha confermato l’ordinanza del Gip, resta in carcere Rabbiele Forestieri

Catania. I giudici del Tribunale del Riesame hanno depositato in cancelleria soltanto il dispositivo, che è di conferma dell’ordinanza di custodia in carcere emessa dal Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri nei confronti del pachinese Raffaele Forestieri, 42 anni, detto Rabbiele, ritenuto l’autore dell’omicidio di Natale Nastasi, 35 anni, in concorso con il nipote Paolo Forestieri, già morto a seguito di un attentato commesso nel 2015 ai suoi danni da quattro suoi coetanei, poi tutti condannati con il rito abbreviato. I giudici del Riesame si sono presi 45 giorni di tempo per il deposito della motivazione. La decisione del Riesame ha sorpreso, e non poco, i difensori del Forestiere i quali si aspettavano una risposta assolutamente opposta a quella scritta nel “PQM” (per questi motivi, ndr). Gli avvocati Luigi Caruso Verso e i figli Paolo e Francesco Caruso Verso erano ottimisti sull’esito dell’appello in quanto ritenevano di avere dimostrato l’assoluta carenza di indizi di reità a carico dell’indagato Raffaele Forestieri. Tra l’altro, i tre difensori del Forestieri non ritenevano degna di alcuna considerazione la dichiarazione del cosiddetto testimone oculare in quanto rilasciata in maniera informale e non redatta secondo prassi negli uffici della caserma dei Carabinieri. Secondo i legali di Rabbiele Forestieri non si può ritenere testimone attendibile una persona che prima di fare la confidenza ad un carabiniere suo conoscente era stata presa a verbale negli uffici della caserma dei Carabinieri di Pachino e alle domande se avesse visto uccidere Natale Nastasi o sapesse qualcosa sulla sua morte aveva risposto dicendo “non ho visto uccidere Natale Nastasi e non so assolutamente nulla sulla sua morte”. Da questa dichiarazione, redatta nella caserma e regolarmente firmata dal testimone, alla confidenza fatta al Carabiniere incontrato casualmente all’uscita dalla caserma, sono passati dieci o massimo venti minuti. Il testimone, che oggi ha 25 anni, a quello che gli domanda che cosa gli hai detto ai colleghi, risponde: “Gli ho detto di aver visto la scena del delitto. Uno degli aggressori ha dato un violento pugno al Nastasi e quest’ultimo è stramazzato per terra e non si è rialzato più”. E, poi, infilatosi dentro l’abitacolo della macchina in cui lo stava aspettando il padre, alla domanda del genitore che voleva sapere che cosa avesse riferito ai carabinieri, il giovane risponde dicendogli: “Papà gli ho detto tutto, ma già loro sapevano tutto”.
Ecco il motivo dell’ottimismo nutrito dai difensori di Rabbiele Forestieri sull’esito del loro appello contro l’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere emessa dal Gip Salvatore Palmeri su conforme richiesta del Pubblico Ministero Gaetano Bono. I difensori, ritenendo assolutamente lacunosa l’impalcatura accusatoria, alla comunicazione della integrazione all’ordinanza cautelare della confidenza raccolta da un carabiniere della Stazione di Pachino hanno rifiutato la proposta fatta loro dalla presidente del Collegio giudicante di concessione dei termini a difesa qualora li avessero chiesti per approfondire meglio le dichiarazioni rese da un residente del quartiere delle case popolari di Pachino. Un venticinquenne che, parole sue, si trovava giù sotto casa, a giocare e che improvvisamente si avvede dell’aggressione di una persona ad opera di due soggetti, uno dei quali rifila un cazzotto violentissimo al volto della vittima. Ma con chi giocava il giovane testimone? Da solo. Così avrebbe lui confidato al Carabinieri che ha raccolto il suo racconto. Era comunque una sera di grande gelo perché a Pachino, a Capodanno, era caduta un’abbondante nevicata. Una scena, quella dell’aggressione, che ha visto solo lui perché nessun’altra persona ha risposto all’appello accorato dei genitori di Natale Nastasi rivolto a quanti sapessero notizie sulla sorte del loro figlio di darne comunicazione alle forze dell’ordine. E, poi, come mai questo testimone si è tenuto per sé il segreto senza mai parlarne ai genitori, alle sorelle, alla propria moglie e ai parenti? E si libera del peso che si porta dentro da cinque anni quando un Carabiniere all’esterno della caserma gli domanda: che cosa ai detto ai miei colleghi?
Troppi interrogativi. Per le risposte bisogna attendere 45 giorni, un mese e mezzo.
L’arresto di Raffaele Forestieri, detto Rabbiele, è avvenuta la mattina del 4 giugno ad opera dei Carabinieri della Compagnia di Noto, coadiuvati da quelli del Nucleo cinofili di Nicolosi e con l’ausilio di un elicottero del 12° Elinucleo di Catania, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri.
Dopo l’arresto hanno Raffaele Forestieri, 42 anni, è stato condotto presso la Casa di Reclusione di Noto. Paolo Forestieri, indicato come complice dello zio Rabbiele, non può essere arrestato in quanto è stato ucciso nel marzo del 2015, davanti ad un ristorante di Portopalo. Durante le perquisizioni eseguite al momento dell’arresto, i Carabinieri hanno sequestrato una pistola calibro 7,65 con matricola abrasa, 77 proiettili del medesimo calibro, 16 grammi di cocaina e ben 900 grammi di marijuana, oltre a circa € 1200 in banconote di vario taglio, tutto materiale rinvenuto nelle pertinenze delle case popolari dove vive Raffaele Forestieri. Saranno ora svolti specifici accertamenti volti ad attribuire la riconducibilità del materiale sequestrato ed in particolare l’arma sarà inviata al RIS di Messina perché su di essa siano svolti specifici accertamenti dattiloscopici e balistici utili a stabilire chi ne fosse il detentore e se essa sia stata già utilizzata in qualche evento delittuoso in passato.
La storia della morte di Emanuele Nastasi si interseca con il suo stato di tossicodipendenza.
Nell’ultimo arco della sua vita Nastasi comprava l’eroina da Paolo e Raffaele Forestieri, quest’ultimo pluripregiudicato per reati in materia di stupefacenti già all’epoca dei fatti.
Ed è proprio da un debito di droga di appena 80 euro che trae origine l’odierna vicenda.
In particolare, circa una settimana prima della scomparsa, Nastasi aveva acquistato un quantitativo di eroina da Paolo Forestieri per un prezzo concordato di 80 euro, ma la droga era di scarsa qualità e di quantità inferiore rispetto al prezzo pattuito. Ed Emanuele Nastasi non esitò a contestarlo ai suoi spacciatori.
Il suo coraggio e la sua irriverenza gli furono fatali: aveva osato ribellarsi a Paolo e Rabbiele Forestieri e quest’ultimo è solito sottomettere i suoi debitori incutendo timore con la sola presenza, specie nel complesso delle case popolari di Via Mascagni, dove si atteggia a piccolo boss forte del suo curriculum criminale e della sua pericolosità sociale, ben nota ai locali residenti, traendone profitto dalla consapevolezza della sostanziale libertà d’azione ed impunità per l’omertà e il senso di paura ed oppressione in cui vivono i residenti del complesso. Il materiale rinvenuto e sequestrato questa mattina dai Carabinieri indica il genere di traffici che ruotano intorno alla zona.
Ma non c’è impunità che tenga, di fronte a organi inquirenti che sono riusciti pazientemente a ricostruire le tessere di un mosaico e, sia pur a cinque anni di distanza, sono riusciti a rinvenire tutti gli indizi in grado di inchiodare Raffaele, alias Rabbiele, Forestieri alle proprie responsabilità.
Un omicidio al momento senza cadavere, o come si dice in gergo, un caso di lupara bianca: il corpo del giovane Emanuele Nasasi è stato lungamente cercato, ma invano; sono stati ispezionati vari siti nell’area tra i Comuni di Pachino e Portopalo di Capo Passero, anche unitamente a personale specializzato del Nucleo Speleo-Alpino-Fluviale del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Siracusa.

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