Omicidio di Alessio Boscarino, rintracciato nel nord Italia Giovanni Limeri, la sua audizione slitta al 13 ottobre

Catania. Giovanni Limeri non risiede più a Priolo Gargallo, ma ha trovato lavoro e casa in una città del nord Italia. I Carabinieri sono riusciti a rintracciarlo soltanto nella giornata di mercoledì 1 luglio, dandone immediata comunicazione alla Corte d’Assise di Appello di Catania, terza sezione, (presidente, Rosario Cuteri; a latere, Stefania Scarlata) che aveva disposto le ricerche del testimone dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, per la cui uccisione a colpi di arma da sparo sono stati condannati alla pena dell’ergastolo i fratelli Christian e Roberto De Simone e Davide Greco. La Corte, consapevole dell’impossibilità per il testimone di raggiungere Catania, ha deciso di rinviare la sua audizione all’udienza del 13 ottobre prossimo. E, in apertura d’udienza, la Corte ha informato i difensori dei tre imputati (avvocati Sebastiano Troia e Puccio Forestiere per i fratelli Christian e Roberto De Simone e avvocato Antonio Zizzi per Davide Greco), il difensore della parte civile, avvocato Domenico Mignosa, ed il Pubblico Ministero Gaetano Bono, che ha ottenuto la delega, assieme al collega Tommaso Pagano, a rappresentare la pubblica accusa al processo di appello a carico dei fratelli De Simone e di Davide Greco.
Per sentire la deposizione di Giovanni Limeri bisognerà quindi aspettare l’udienza del 13 ottobre. Ma ai difensori dei tre imputati il rinvio a quella udienza del processo di secondo grado va bene lo stesso in quanto ciò che per loro conta è far parlare innanzi alla Corte d’Assise di Appello il Limeri, la cui deposizione potrebbe risultare determinante per la riforma della sentenza pronunciata dai giudici della Corte d’Assise di Siracusa, che condannarono all’ergastolo i loro assistiti, nonostante non avessero voluto sentire il testimone a causa di un disguido postale in quanto il portalettere aveva notificato la citazione con dei giorni di ritardo rispetto alla data in cui avrebbe dovuto effettuare la sua deposizione.
Al processo di primo grado, dopo poco più di cinque ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Siracusa ha riconosciuto colpevoli i fratelli Christian e Roberto De Simone, rispettivamente di 35 e 29 anni, e Davide Greco, 31 anni, accusati dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, ucciso a colpi di pistola, la sera del 4 dicembre 2016, in Via Tasso, a Priolo Gargallo.
A sorpresa, la Corte ha inflitto la pena dell’ergastolo non solo a Christian De Simone, autore materiale dell’omicidio, ma anche a Roberto De Simone e Davide Greco per i quali i Pubblici Ministeri Tommaso Pagano e Gaetano Bono avevano chiesto la condanna a 30 anni di reclusione, e solo per il primo la pena del carcere a vita. Tra l’altro, la Corte ha sconfessato il Pubblico Ministero Pagano in quanto ha escluso la circostanza aggravante della premeditazione che viceversa era stata contestata ai tre giovani di Priolo Gargallo dal magistrato della Procura della Repubblica che, dal giorno del delitto, ha coordinato le indagini degli investigatori del Commissariato della Polizia di Stato di Priolo.
Inoltre, la Corte d’Assise di Siracusa ha condannato i tre imputati al risarcimento del danno a favore della parte civile, signora Rosa Boscarino, madre della vittima, da liquidarsi in separata sede ma ha disposto una provvisionale di centomila euro “che si dichiara provvisoriamente esecutiva”, nonchè ha stabilito che i condannati dovranno rifondere le spese sostenute dalla parte civile “che si liquidano in complessivi euro 4.500 euro”. La Corte ha interdetto perpetuamente i tre imputati e ha disposto, altresì, l’interdizione legale durante la pena e la decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Per capire meglio la dinamica dell’evento mortale va ricordato che il ventiquattrenne Alessio Boscarino fu ucciso a colpi di pistola in Via Tasso la sera del 4 dicembre del 2016. La mamma della vittima, Rosa Boscarino, innanzi ai giudici ha detto che a fargli il nome di Christian De Simone come il killer del proprio figlio, è stato Giovanni Turlà, il quale, però, ha negato di averglielo detto. Turlà dice di aver “assecondato” la signora Rosa Boscarino, che gli aveva fatto il lavaggio mentale dicendogli ripetutamente: tu devi dire di aver visto Christian De Simone esplodere i colpi di pistola contro mio figlio. E quando i Pubblici Ministeri hanno letto la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate dalla Polizia all’interno del Commissariato dove erano stati convocati la madre di Alessio Boscarino, Giovanni Turlà ed Erika Mangiafico, fidanzata del morto ammazzato, ancora una volta il teste ha risposto dicendo che lui “assecondava” la mamma di Alessio dicendole frasi di circostanza che la donna, affranta dal dolore, apprezzava tantissimo. Però Giovanni Turlà alle contestazioni dei rappresentanti della pubblica accusa ha replicato dicendo: “Io glielo dissi alla mamma di Alessio che non me la sentivo di accusare i fratelli De Simone. “Se tuoi vuoi vendicarti fallo pure, ma non sarò io a farli condannare perchè non ho visto nè Christian nè suo fratello uccidere tuo figlio”.
Altro testimone da cui la pubblica accusa si aspettava molto molto di più è Andrea Fioravante, indicato come teste oculare dell’omicidio. Quest’ultimo ha detto di avere bevuto bevande alcoliche la sera del delitto e di essere rimasto in macchina perchè, essendo ubriaco, non riusciva a camminare, mentre Alessio Boscarino e Giovanni Limeri sono scesi dal veicolo per andare a comprare alcune bottiglie di birra al bar “Scacco matto”. “Io ho sentito dei rumori e poi delle urla e sono sceso dalla macchina, ma quando sono arrivato dove era stato commesso l’omicidio già Alessio era morto” – ha dichiarato Andrea Fioravanti. A sua volta, Erika Mangiafico, la cui deposizione è stata contrassegnata da troppi “non ricordo” – ha dichiarato di avere visto arrivare una macchina dalla quale è scesa una persona che poi ha esploso i colpi di pistola contro il suo fidanzato. “Il killer poi si è allontanato senza che io potessi vedere il suo volto”. La testimone ha dichiarato che la Polizia le aveva mostrato l’album delle fotografie dei pregiudicati ma lei ha precisato di non aver riconosciuto alcuna persona.
Giovanni Limeri, nelle fasi delle indagini preliminari, disse di avere trascorso la serata in compagnia del Boscarino e del Fioravante e che si erano ubriacati tracannando bevande alcoliche. Poi, dopo aver svuotato le bottiglie di liquori, si sono recati al pub-bar di San Focà per acquistare delle bottiglie di birra. All’interno del locale Boscarino aveva avuto uno scontro verbale con uno dei De Simone ma poi lui e la vittima sono ritornati a prendere la macchina dove era rimasto il Fioravante completamente ubriaco. Sono ritornati a Priolo e Boscarino ha parcheggiato l’auto sotto la propria abitazione. Poco tempo dopo è successo l’omicidio commesso da tre killer.
Il quesito a cui deve rispondere la Corte d’Assise di Appello di Catania è: i tre killer sono i due fratelli De Simone e il Greco o altre tre persone fuggite con quella macchina vista da una certa distanza dalla fidanzata di Alessio Boscarino?

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