Sindaco contro i consiglieri comunali: Vinciullo lo attacca per i 10.000 euro spesi per l’avvocato

Siracusa. “Una Legge imposta all’Assemblea Regionale siciliana dall’Anci Sicilia, cioè dall’Associazione dei Sindaci, con il parere favorevole del CGA, cioè l’organo supremo della Magistratura Amministrativa, non impugnata dal Consiglio dei Ministri, nonostante io mi sia rifiutato di essere il relatore dell’emendamento presentato in Aula, ha portato allo scioglimento del Consiglio Comunale di Siracusa”. Lo dichiara Vincenzo Vinciullo. “La nuova legge, votata dal Parlamento Siciliano alle ore 23:30 nella seduta 423 del 27 aprile 2017, sulla decadenza dei Consiglieri Comunali e dei Sindaci, imposta, contro la mia volontà, durante l’approvazione del Bilancio, modificava la legge approvata l’anno precedente che faceva proprio il principio “simul stabunt, simul cadent” e cioè che Sindaci e Consiglieri vivono o decadono contemporaneamente. La legge venne approvata con voto segreto, anche su richiesta dell’attuale Presidente della Regione Siciliana. Dei Consiglieri Comunali, alcuni dei quali non hanno partecipato al voto con cui è stato bocciato il resoconto portato in aula dal sindaco, hanno ritenuto giusto presentare ricorso straordinario al Presidente della Regione per chiedere l’annullamento del provvedimento di scioglimento del Consiglio Comunale di Siracusa per vizi procedurali e incoerente applicazione delle norme vigenti. L’esempio classico, ha proseguito Vinciullo, è quello arcinoto di un alunno che presenta foglio bianco agli esami, quindi viene giudicato negativamente dal docente, ma il Ministro licenzia il professore che ha fatto il suo dovere e promuove l’alunno che non ha fatto invece il proprio. Di fronte al ricorso straordinario al Presidente della Regione, il sindaco, anziché attenderne fiducioso l’esito, come naturale, ha nominato un avvocato non siracusano, pagandolo con i soldi dei siracusani per spostare il ricorso presso il TAR e successivamente presso il CGA, chiedendo l’applicazione di quanto previsto dall’art.10 del DPR n 1199/1971. Per giustificare i quasi 10 mila euro impegnati, ha cercato di mistificare, al solito, la realtà raccontando urbe et orbi di disgrazie apocalittiche che si sarebbero abbattute sulla città di Siracusa nel caso in cui non si fosse costituito in giudizio, ripeto spendendo soldi dei siracusani, cose non assolutamente vere. Riportata la vicenda nell’alveo della corretta informazione, ha continuato Vinciullo, adesso sorge spontaneo chiedersi perché il sindaco di Siracusa non si sia fidato del presidente della Regione, anche perché i rapporti fra le due Istituzioni sono più che buoni, semmai legittimi dubbi dovremmo averli noi dell’opposizione. Non di meno, essendo venuto a conoscenza della delibera di incarico rimasta segreta e segregata per mesi, ho ritenuto opportuno informare i cittadini perché la politica è soprattutto trasparenza. I commenti positivi, pervenuti da tutti gli schieramenti politici, dovrebbero far riflettere l’ex vicesindaco di Garozzo sulla opportunità di continuare a reggere la casa comune, da solo, senza il conforto della Democrazia, cioè del Consiglio Comunale. Il sindaco pro tempore, che ricordo essere uno dei più longevi amministratori della città, avendo studi classici, dovrebbe amare e coltivare la democrazia non cercare, invece, di limitarla e mortificarla, anzi, ha concluso Vinciullo, addirittura di annientarla totalmente come sta facendo con l’azione intrapresa presso il Tar Catania”.

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