Rigettata dal Gip la richiesta di revoca dei domiciliari a un 24enne che deteneva cocaina e un fucile

Siracusa. All’udienza di convalida dell’arresto operato dai Carabinieri nei confronti dell’incensurato Giuseppe Pappalardo, 24 anni, il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco privilegiò la richiesta del difensore, avvocato Emiliano Bordone, disponendo gli arresti domiciliari per l’indagato, anziché quella del Pubblico Ministero, Marco Dragonetti, che, invece, chiedeva che venisse applicata la misura della custodia in carcere al ventiquattrenne. Tutto questo avveniva la mattina del 13 giugno, giorno in cui si svolse l’udienza di convalida dell’arresto. A distanza di quasi un mese l’avvocato Emiliano Bordone ha presentato al Gip Migneco un’istanza con la quale ha chiesto di sostituire la misura cautelare degli arresti domiciliari con una meno afflittiva. Il parere del Pubblico Ministero Marco Dragonetti è stato di assoluta contrarierà ed il Gip Migneco ha rigettato la richiesta dell’avvocato Bordone nell’interesse di Giuseppe Pappalardo. “Rispetto al giorno dell’arresto – scrive il Gip nel suo decreto di rigetto – “non si sono elementi nuovi tali da attenuare la specifica intensità delle esigenze cautelari”. Giuseppe Pappalardo dovrà, quindi, rassegnarsi a trascorrere l’estate ai domiciliari presso l’abitazione della sua famiglia. Il ventiquattrenne venne arrestato dai Carabinieri il 12 giugno, a seguito del ritrovamento nella sua abitazione di un fucile e un rilevante numero di cartucce, di trenta dosi di cocaina, di complessivi 885 euro, nonché di materiale per il confezionamento delle dosi. I Carabinieri del Comando provinciale di Viale Tica si sono recati nell’abitazione del Pappalardo a seguito di una soffiata che riferiva che in quella stanza si confezionassero delle dosi di cocaina per poi spacciarle. Allora, per verificare la veridicità della notizia confidenziale si sono recati nell’abitazione del ventiquattrenne ma mentre procedevano ad una perquisizione di una stanza si accorgevano che Giuseppe Pappalardo stava gettando da una finestra degli involucri bianchi poi risultati contenere sostanza stupefacente del tipo cocaina per un peso complessivo di quattordici grammi. Alla luce della cocaina tenuta in casa, del materiale per il confezionamento delle dosi e del ritrovamento del fucile, risultato privo di matricola quindi clandestino, i Carabinieri arrestavano Giuseppe Pappalardo e, nonostante fosse assolutamente incensurato, lo rinchiudevano nella Casa di reclusione di Brucoli. Ma soprattutto lo hanno rinchiuso in carcere perché, durante la perquisizione, Giuseppe Pappalardo inviava un messaggio a un suo amico, il pluripregiudicato Gianclaudio Assenza, informandolo della presenza nella propria abitazione dei “Vaddia”, ovvero degli uomini delle forze dell’ordine. All’udienza di convalida il ventiquattrenne rispondeva alle domande del Gip e ammetteva parzialmente gli addebiti, affermando di essere un consumatore di cocaina ma rigettava l’accusa di essere uno spacciatore. Riguardo ai soldi il 24enne dichiarava che una parte della somma era sua mentre la restante parte l’aveva sottratta dal portafoglio del proprio padre. Infine, negava che fosse suo il fucile e dichiarava che il locale in cui i Carabinieri lo avevano rinvenuto era come un porto aperto dove tante persone avevano libero accesso. Cioè a dire insinuava il sospetto che quel fucile e le cartucce fossero di proprietà di uno dei congiunti che risiedono in quella casa dove abita pure lui. Il fucile è stato inviato al Gruppo Ris dei Carabinieri di Messina per accertare la proprietà e l’eventuale uso in atti delittuosi e ancora non sono arrivate le risposte che attendono di conoscere sia il Pubblico Ministero Marco Dragonetti sia il difensore di Giuseppe Pappalardo, avvocato Emiliano Bordone.

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