Caso “Morsa”, assolto Arena dopo 4 anni e 6 mesi di carcerazione, dissequestrati i beni a Gentile

Catania. Colpo di scena al processo di appello bis dell’operazione antimafia e antidroga denominata “Morsa”. I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Catania hanno assolto con formula piena da tutti i reati l’augustano Giuseppe Arena, detto “pilu russu”, mentre hanno ridotto ulteriormente la pena al lentinese Giuseppe Gentile, inteso “culo di gomma”, indicato dal pentito Fabrizio Blandino, detto Gimmy, come il referente del boss Nello Nardo e quindi il reggente esterno dell’omonimo clan mafioso. La Corte d’Appello, accogliendo la richiesta dell’avvocato Puccio Forestiere, ha annullato la condanna a quindici anni di reclusione che il Tribunale di Siracusa (presidente, Giovanna Scibilia; a latere, Rollo e Condorelli) aveva inflitto a Giuseppe Arena, condanna poi confermata dai giudici della Corte d’Appello e, successivamente, annullata dalla Corte di Cassazione, con rinvio ad altro Collegio giudicante della Corte d’Appello di Catania. Giuseppe Arena per il suo coinvolgimento dell’operazione antimafia denominata “Morsa” ha espiato una carcerazione preventiva di quattro anni e sei mesi. Adesso, nel caso in cui la sentenza della terza sezione della Corte d’Appello di Catania dovesse essere confermata dalla Corte di Cassazione, l’avvocato Puccio Forestiere avanzerà nell’interesse di Giuseppe Arena istanza di risarcimento dei danni per ingiusta detenzione.
La Corte d’Appello ha riformato parzialmente la sentenza di condanna emessa nei confronti del lentinese Giuseppe Gentile, assistito dall’avvocato Franco Passanisi, che si era battuto per la sua assoluzione e, soprattutto, per il dissequestro dei beni visto che era già caduta la circostanza aggravante di cui all’articolo 7 prevista dal codice per chi commette reati per agevolare organizzazioni mafiose. La Corte ha ridotto da cinque anni a un anno e sei mesi la pena al Gentile in continuazione con un’altra condanna – quella irrogata al Gentile per omicidio per eccesso colposo in legittima difesa ai danni del marito di una donna con cui l’imputato intratteneva una relazione extraconiugale – e ha confermato la sua assoluzione dalla circostanza aggravante di cui all’articolo 7. La Corte d’Appello ha quindi ordinato dissequestro dei beni per i quali il Tribunale di Siracusa aveva disposto la confisca. Il Collego giudicante ha, pertanto, ordinato la restituzione al lentinese di un manufatto abitativo intestato al Gentile e alla moglie Silvana Bono, a uso di residenza di famiglia, sito in contrada Sant’Antonio, oggi Via Martiri della Libertà; una unità immobiliare a piano terra; un appartamento sito al primo piano; un altro appartamento sito al primo piano; un appartamento sito al secondo piano; un lastrico solare del deposito-autorimessa per la sopraelevazione del primo e secondo piano, ubicati in Via Martiri della Libertà di Lentini; partecipazione sociale e attività impreditoriali e le quote societarie di Agrifresh; ditta individuale di trasporti intestata a Domenico Gentile; conto corrente con un saldo attivo di 65.290 euro intestato a Domenico Gentile, acceso presso Unicredt, agenzia di Lentini; polizza assicurativa intestata a Domenico Gentile per un valore di euro 50.015 aperta presso la Banca Popolare di Lodi, agenzia di Lentini; polizza assicurativa di euro 9.452, intestata a Donenico Gentile, aperta presso la Banca Popolare di Lodi, agenzia di Lentini; conto corrente con saldo attivo di 66.049 euro intestato a Domenico Gentile, aperto presso Banca Monte dei Paschi di Siena, agenzia di Lentini; lbretto al risparmio con attivo di 50.299 intestato a Silvana Bono; libretto al risparmio con saldo attivo di 5.018 intestato a Silvana Bono e Concetta Erika Gentile; titolo postale denominato “Programma Garantito Quarzo” dell’importo di 10 mila euro, intestato a Silvana Bono.
Dopo il deposito della sentenza motivata si saprà se il verdetto della Corte d’Appello di Catania diventerà irrevocabile o se dalla Procura Generale di Catania verrà fatto ricorso per Cassazione al fine di ottenere l’annullamento. Il Tribunale penale di Siracusa condannò Giuseppe Arena, detto “pilu russu”, alla pena di quindici anni di reclusione a titolo di continuazione con altre condanne riportate sia con la sentenza della Corte d’Assise di Appello di Catania emessa il 6 lugioo 1992 sia con la sentenza della Corte d’Assise di Appello di Catania pronunciata il 10 gennaiio 1999 (il Pubblico Ministero della DDA di Catania, Andrea Ursino, aveva chiesto quindici anni ma senza la continuazione); Antonello Costanzo Zammaro, 38 anni, esclusa l’ipotesi del comma 2 di cui all’articolo 416 bis, alla pena di quattro anni di reclusione a titolo di continuazione con una precedente sentenza di condanna, emessa dalla Corte di Appello di Catania il 20 maggio 2011, esattamente come aveva sollecitato il rappresentante della pubblica accusa; Giuseppe Tringali, detto “Peppe Balla”, 39 anni, con la concessione delle attenuanti generiche dichiarate prevalenti su tutte le aggravanti ed esclusa l’aggravante di cui all’articolo 7 dei reati di mafia, alla pena di undici anni di reclusione, un anno in meno rispetto ai dodici anni di carcere che aveva chiesti dal sostituto procuratore Ursino; Giuseppe Gentile, detto “culo di gomma”, 62 anni, ex reggente del clan Nardo di Lentini, con la concessione delle attenuanti generiche dichiarate equivalenti su tutte le aggravanti ed esclusa l’aggravante di cui all’articolo 7 sui reati di mafia, a dieci anni di reclusione ma a titolo di continuazione con la condanna a cinque anni inflittagli dalla Corte d’Assise per eccesso colposo in legittima difesa in occasione dell’omicidio dell’uomo la cui moglie aveva una tresca amorosa con il lentinese, Rispetto alla richiesta del Pubblico Ministero Ursino che aveva sollecitato la condanna a nove anni di reclusione con la concessione delle generiche, il Tribunale ha rideterminato la pena in complessivi dieci anni di reclusione. Nel precedente giudizio di appello la pena era stata ridotta al Gentile a cinque anni in continuazione con la condanna per omicidio già interamente espiata. E adesso la Corte d’Appello terza sezione penale gli ha ridotto la pena a un anno e sei mesi, anch’essa già espiata.

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