Omicidio Vizzini, il Gup ha condannato alla pena di 30 anni di carcere sia il reo confesso Massimiliano Quartarone sia Giuseppe Terzo che si dichiarava estraneo all’agguato mortale

Siracusa. Dopo poco più di due ore e mezza il Giudice dell’udienza preliminare Carmen Scapellato ha letto il dispositivo di sentenza contro i pachinesi Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo, chiamati a rispondere di avere ucciso il pregiudicato Corrado Vizzini, 55 anni. Il Gup Scapellato ha riconosciuto colpevoli dell’omicidio del Vizzini sia il reo confesso Massimiliano Quartarone che Giuseppe Terzo, il quale invece si dichiarava innocente dell’agguato mortale ai danni del Vizzini. Il Gup ha riconosciuto sussistente la circostanza aggravante della premeditazione ma ha escluso l’aggravante dei motivi abietti e ha quindi inflitto la pena di 30 anni di reclusione ciascuno ai due imputati, che hanno seguito in collegamento video la lettura del dispositivo di sentenza. Massimiliano Quartarone, difeso dall’avvocato Junio Celesti, si è collegato con l’aula della Corte d’Assise di Siracusa dal carcere di Caltanissetta, invece Giuseppe Terzo, assistito dall’avvocato Giuseppe Gurrieri, si è collegato dalla Casa Circondariale di Alessandria. Nell’aula della Corte d’Assise hanno seguito in vivavoce la lettura del dispositivo di sentenza il Pubblico Ministero Gaetano Bono, che aveva chiesto per i due pachinesi la condanna alla pena dell’ergastolo; e i difensori dei due imputati. Né il magistrato della Procura della Repubblica di Siracusa né i difensori di Quartarone e Terzo hanno inteso commentare il verdetto, anche se nessuno dei tre si è visto accogliere le rispettive richieste avanzate in sede di requisitoria dal sostituto procuratore Bono e nel corso delle arringhe difensive dagli avvocati Giuseppe Gurrieri e Junio Celesti. I difensori hanno comunque preannunciato appello contro la sentenza del Gup Carmen Scapellato.
Concluso il processo con rito abbreviato, l’attenzione degli addetti ai lavori si sposta sul processo ordinario a carico di Sebastiano Romano e Stefano Di Maria, che domani mattina, mercoledì 15 luglio, debbono comparire innanzi alla Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Liborio Mazziotta), imputati anche loro di omicidio volontario aggravato ai danni di Corrado Vizzini, in concorso, con Massimiliano Quartarone e Giuseppe Terzo. I due pachinesi giudicati dalla Corte d’Assise sono assistiti il Romano dall’avvocato Mario Brancato, che ha chiesto la citazione di Massimiliano Quartarone e il Di Maria dal professore Carlo Taormina e dall’avvocato Giambattista Rizza. Domani i giudici si collegheranno con la Casa Circondariale di Piazza Lanza, a Catania, per raccogliere le dichiarazioni di Massimiliano Quartarone. La sua citazione è stata richiesta dall’avvocato Mario Brancato, difensore di fiducia di Sebastiano Romano. Quest’ultimo e il Di Maria, nel corso dell’esame cui si sono sottoposti, si sono dichiarati estranei all’agguato mortale contro il pachinese Corrado Vizzini. Entrambi hanno detto di essersi trovati casualmente presenti in via De Sanctis la sera in cui Massimiliano Quartarone ha esploso i quattro colpi di pistola contro Corrado Vizzini. Il Di Maria ha anche detto di avere ricevuto la richiesta da parte di Massimiliano Quartarone di manomettere la telecamera installata sopra la propria abitazione minacciando che se non l’avesse fatto avrebbe rotto il comparato di san Giovanni.
L’omicidio di Corrado Vizzini, 55 anni, si è verificato la sera del 16 marzo dello scorso anno, poco prima delle ore 21. Corrado Vizzini, mentre alla guida del proprio scooter, stava recandosi nella propria abitazione in quanto era sottoposto alla sorveglianza speciale, veniva centrato da tre proiettili esplosi ai suoi danni de Massimiliano Quartarone: un proiettile penetrava all’addome di Corrado “Marcuotto”, un altro nella parte alta della coscia sinistra ed il terzo al braccio sinistro. Ricoverato all’ospedale Di Maria di Avola, Corrado Vizzini non riusciva a uscire dallo stato di coma in cui era precipitato a seguito del colpo di pistola che lo aveva colpito allo stomaco. E, dopo una settimana di ricovero in ospedale, moriva.
Le prove a carico raccolte contro Massimiliano Quartarone, Giuseppe Terzo. Sebastiano Romano e Stefano Di Maria sono costituite dalle immagini delle riprese televisive del sistema di videosorveglianza e dalle intercettazioni ambientali e telefoniche, in quanto la sera dell’agguato i quattro imputati sono presenti in Via De Sanctis da dove poi si allontanano precipitosamente a seguito del ferimento di Corrado Vizzini. A riscontro dell’assunto accusatorio successivamente viene raccolta la confessione resa da Massimiliano Quartarone, innanzi al Gup Carmen Scapellato, alla quale si aggiunge la parziale ammissione delle proprie responsabilità resa da Giuseppe Terzo. Infatti, sia Massimiliano Quartarone che Giuseppe Terzo hanno dichiarato di essere stati presenti in Via De Sanctis, la sera dell’agguato mortale contro il Vizzini, entrambi hanno ammesso di avere avuto dei contrasti con Corrado Marcuotto e accusano il morto ammazzato di averli stressati e sottoposti a vessazioni a causa della morte di Paolo Forestieri, avvenuta a Portopalo nel 2015. Si scopre, così, che i contrasti tra gli imputati e Corrado Vizzini sono strettamente collegati all’uccisione di Paolo Forestieri, imparentato con il pregiudicato freddato in Via De Sanctis. Massimiliano Quartarone si è accollata tutta la responsabilità dell’agguato di Via De Sanctis, confessando di essere stato lui ad avere impugnato la pistola e di avere fatto fuoco contro il Vizzini. Viceversa, Giuseppe Terzo ha ammesso di essersi recato in Via De Sanctis in compagnia del Quartarone, ma ha negato la sua partecipazione all’omicidio dicendo che non sapeva che il suo amico fosse armato di una pistola.
A fronte della richiesta della condanna alla pena dell’ergastolo, l’avvocato Junio Celesti ha contestato la tesi del Pubblico Ministero Bono dicendo che non poteva chiedere la pena dell’ergastolo poichè la riforma che viete a coloro che commettono delitti punibili con la pena dell’ergastolo di usufruire i benefici di legge previsti dal rito abbreviato. è entrata in vigore il 2 aprile dell’anno scorso, quindi venti giorni dopo dalla sera del 16 marzo. Secondo l’avvocato Celesti il suo giovane cliente non può essere condannato per il reato di omicidio volontario in quanto, stando alle carte processuali, può essere riconosciuto colpevole di tentato omicidio per avere confessato di avere esploso i quattro colpi di pistola contro Corrado Vizzini, ma non gli si può addossare la responsabilità per l’evento mortale che, invece, è da attribuire alla imperizia dei medici curanti dell’ospedale Di Maria di Avola. Il difensore ha chiesto al Gup Carmen Scapellato di riconoscere al Quartarone l’attenuante della provocazione e la diminuente del rito abbreviato. A sua volta l’avvocato Giuseppe Guerrieri ha chiesto l’assoluzione del Destro dall’accusa di omicidio volontario in concorso ai danni di Corrado Vizzini, il riconoscimento dell’attenuante della minore partecipazione al reato principale, quello appunto di omicidio volontario, e, in subordine, di qualificare il fatto come favoreggiamento personale.
L’orientamento dei difensori di Sebastiano Romano e Stefano Di Maria è abbastanza noto visto che lo hanno sottolineato nei motivi di ricorso inoltrato alla Corte di Cassazione. Chiedono l’assoluzione dall’accusa di omicidio volontario aggravato e, in subordine, la condanna per favoreggiamento. L’orientamento del Pubblico Ministero Gaetano Bono è rivolto a ottenere anche per Di Maria e Romano la condanna al carcere a vita. Una richiesta che il giovane magistrato della Procura avanzerà alla prossima udienza quando la Corte d’Assise gli darà la parola per illustrare la propria requisitoria e presentare il conto a Romano e Di Maria.

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