Il Riesame annulla la corruzione e la truffa e scarcera Salvo Montagno e i suoi due soci di Ecomac, domani la decisione sull’ingegnere Morello

Catania. Duro colpo alla tesi accusatoria sostenuta dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano contro i tre soci di Ecomac Smaltimenti Srl. I giudici del Tribunale del Riesame di Catania (presidente, Ignazia Barbarino; a latere, Giuliana Sammartino e Dorotea Catena) hanno annullato i capi d’imputazione contestati a titolo di corruzione di pubblico ufficiale e di truffa aggravata ai danni della Regione Siciliana e hanno ordinato l’immediata scarcerazione di Salvo Grillo Montagno, di suo cognato Gianfranco Consiglio e del loro socio Angelo Aloschi. Resta in vita soltanto il reato di sfruttamento dei dipendenti delle società di Siracusa e di Augusta e per questo motivo i tre imprenditori sono stati interdetti dal ricoprire cariche direttive sociali e direttive in imprese per la durata di un anno. Appena il decreto è arrivato all’Ufficio Matricola della Casa Circondariale di Gela, i tre soci di Ecomac Smaltimenti Srl sono stati informati della decisione del Tribunale del Riesame e invitati a fare i bagagli per uscire dal carcere e fare rientro presso le rispettive famiglie a Siracusa. Grandissima la soddisfazione degli avvocati Aldo Ganci, Francesco Favi e Stefano Rametta per l’accoglimento delle loro tesi difensive. L’avvocato Aldo Ganci si è battuto per l’immediata scarcerazione dell’imprenditore Salvo Grillo Montagno che, nel corso dell’interrogatorio di garanzia cui era stato sottoposto dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato, aveva negato di avere corrotto il dirigente del Libero Consorzio Comunale, ingegnere Domenico Morello, così come aveva escluso categoricamente che lui e i i suoi due soci avessero cercato di truffare la Regione Siciliana. Salvo Grillo Montagno ha esibito la copia fideijussione stipulata con un’assicurazione e presentata alla Regione Siciliana a garanzia del contributo erogato alla Ecomac Smaltimenti Srl dell’ammontare di ottocentomila euro. Gli avvocati Stefano Rametta e Francesco Favi hanno assistito Gianfranco Consiglio e Angelo Aloschi chiedendo la loro scarcerazione per insussistenza dei reati di corruzione a pubblico ufficiale e truffa aggravata. Innanzi al Gip Carmen Scapellato, Consiglio e Aloschi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma avevano confidato ai due difensori di non avere commesso alcun reato. Ed alla luce della decisione maturata dai giudici del Riesame avevano ragione a respingere le gravissime imputazione ad entrambi contestate, in concorso con Salvo Grillo Montagno, dal Pubblico Ministero Tommaso Pagano e dal Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato. Così come disposto per Salvo Grillo Montagno, il Riesame ha interdetto Consiglio e Aloschi dal ricoprire cariche direttive in imprese per la durata di un anno.
Adesso resta di attendere la risposta del Tribunale del Riesame che ha esaminato la posizione dell’ingegnere Domenico Morello, accusato soltanto del reato di corruzione elettorale. L’istanza avversa l’applicazione della misura della custodia in carcere a carico di Montagno, Consiglio e Aloschi è stata trattata dal Collegio composto da giudici donne è stata discussa nella giornata di martedì 14 luglio. Invece, quella dell’ingegnere Morello, presentata dai difensori avvocati Beniamino D’Augusta e Antonello Forestiere, è stata discussa questa mattina, giovedì 16 luglio, per cui la risposta si attende entro e non oltre domani mattina, venerdì 17 luglio. Ma essendo stata cassata perché insussistente l’ipotesi di corruzione a pubblico funzionario contestata agli imprenditori Salvo Grillo Montagno, Angelo Aloschi e Gianfranco Consiglio, è da prevedere che anche il Collegio del Riesame che ha trattato la posizione dell’ingegnere Morello annullerà l’ordinanza cautelare di custodia in carcere emessa a carico del dirigente dell’ex Provincia regionale in quanto è insussistente il reato di corruzione elettorale. D’altra parte, l’ingegnere non si doveva candidare a sindaco di Augusta e non avrebbe conseguito alcun vantaggio per avere chiesto a Salvo Grillo Montagno di vedere se c’erano i presupposti per ingaggiare una ragazza di Lentini ed il capo degli ultras di Augusta, entrambi in cerca di un’occupazione. Peraltro, come rivelato al Gip Scapellato dall’imprenditore Salvo Grillo Montagno, i due giovani segnalati dall’ingegnere Morello non si sono nemmeno presentati al colloquio nonostante fossero stati invitati a presentarsi nella sede di Augusta di Ecomac Smaltimenti Srl. Quindi – i difensori dell’ingegnere Morello – hanno chiesto l’immediata scarcerazione dell’alto dirigente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, in quanto non è tra i candidati alla carica di sindaco alle prossime Amministrative del 4 ottobre e, non essendo candidato, non avrebbe preso né la preferenza della giovane di Lentini in quanto, essendo domiciliata in quel Comune, non poteva recarsi a votare in una Sezione di Augusta, né quella del capo degli ultras della squadra di calcio locale, visto che non poteva ottenere il posto di lavoro alla Ecomac Smaltimenti Srl in quanto sprovvisto di patente.
Per l’ingegnere Morello si tratterà di trascorrere un’altra notte nel carcere di Gela, cui resta il rammarico di essere stato arrestato per delle voci che lo indicavano probabile candidato alla carica di Sindaco di Augusta e per avere firmato l’autorizzazione all’apertura della sede di Augusta della Ecomac Smaltimenti Srl. Una firma – secondo l’ingegnere Morello – che lui ha apposto in quanto tutti i documenti prodotti dai tre soci della Ecomac Smaltimenti Srl erano regolari con tanto di firme e timbri di vidimazione apposti in calce ai dirigenti degli Enti preposti al rilascio dei permessi alle imprese che si occupano di smaltimento dei rifiuti. L’ingegnere Morello, peraltro, ha dimostrato di non avere favorito assolutamente gli amministratori di Ecomac Smaltimenti Srl, ma di averli in due occasioni sanzionati per lo sfruttamento degli operai e per la violazione delle leggi ambientali per oltre trentamila euro nonché per avere presentato denuncia penale a loro carico depositandola alla Procura della Repubblica di Siracusa. Pur avendo fatto il suo dovere, si è ritrovato con le manette ai polsi e sbattuto in carcere per un’accusa di corruzione elettorale che è frutto di chiacchiericcio nelle sedi dei partiti e dei movimenti politici di Augusta e di voci che sono circolate in svariati capannelli ma senza mai trovare alcun riscontro.
Le misure detentive sono state applicate a seguito di un’indagine di polizia economico – finanziaria della Guardia di Finanza che, oltre a disvelare la ricorrenza di illecite condotte finalizzate allo sfruttamento della manodopera e all’illecita percezione di contributi pubblici, è altresì culminata con l’individuazione di fatti di corruzione.
Le investigazioni condotte dal Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria di Siracusa, sviluppate con la collaborazione di personale del Nictas in servizio alla Procura della Repubblica, hanno in primis disvelato un generale contesto illecito, nell’ambito del quale sono state accertate reiterate violazioni alle disposizioni di legge in materia di retribuzione dei lavoratori e a tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. In tal senso, viene contestato ai tre imprenditori arrestati, amministratori di fatto di una società operante nel settore dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti, di avere sottoposto i dipendenti a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno.
Le attività investigative dispiegate, comprendenti anche intercettazioni telefoniche e riprese video sui luoghi di interesse, coniugate con le informazioni rese da alcuni lavoratori, hanno acclarato plurime condotte in violazione di legge. In particolare, è emerso che ai dipendenti sono stati corrisposti emolumenti con una tariffa oraria (4 euro) inferiore della metà rispetto a quella prevista dai contratti collettivi (8 euro), nonché agli stessi non sono state generalmente corrisposte le indennità di malattia, per il lavoro festivo e notturno e gli straordinari.
In sostanza, i tre imprenditori arrestati avrebbero dolosamente violato le norme del contratto collettivo di categoria in materia di retribuzione, riposi, e le disposizioni che tutelano la salute e la sicurezza sul lavoro dei dipendenti, realizzando un notevole risparmio di spesa nella gestione dei costi di manodopera, beneficiando di un indebito vantaggio concorrenziale rispetto alle altre imprese operanti nello stesso settore.
Nel medesimo contesto d’indagine, è altresì emerso che la società Ecomac ha indebitamente ottenuto dalla Regione Siciliana un finanziamento a fondo perduto di circa ottocento mila euro, già erogato nella misura del 40%, per la costruzione, in Augusta, di una nuova piattaforma per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi.
Per avere la sovvenzione, gli indagati hanno rappresentato agli organi competenti una situazione artificiosa della realtà, dichiarando di osservare gli obblighi dei contratti collettivi nazionali e di rispettare le norme sul contrasto al lavoro irregolare e sui riposi dei lavoratori, condizioni necessarie per l’ammissione la beneficio, inducendo, in tal modo, in errore l’ente territoriale sulla sussistenza del diritto alla sovvenzione.
Le evidenze d’indagine rilevano che la società al momento della presentazione della domanda di partecipazione al bando pubblico non aveva i requisiti di ammissibilità per beneficiare dei contributi pubblici in questione.
Inoltre, per l’attivazione del nuovo impianto di Augusta, Salvo Grillo Montagno, a nome della Ecomac, ha dovuto richiedere una specifica autorizzazione a svolgere l’attività di recupero e riciclo dei rifiuti al “Libero Consorzio Comunale di Siracusa”. In tale ambito è emerso che l’autorizzazione è stata rilasciata dall’ingegnere Domenico Morello, dirigente del “X Settore Territorio e Ambiente” una volta raccolto l’impegno ovvero la promessa che i gestori della società lo avrebbero “remunerato” con l’assunzione di due persone che gli stavano a cuore.
Infine è stato disposto il sequestro della somma di euro 318.620, percepita indebitamente in danno della Regione Siciliana, da eseguirsi, in via diretta e per equivalente, nei confronti della società e dei tre amministratori di fatto arrestati.
Tra 45 giorni saranno rese note le motivazioni del Riesame al femminile e si potrà capire se l’assunto accusatorio della Guardia di Finanza viene confermato o no.

CONDIVIDI