Morte Angelo De Simone, domani sarà riesumato il cadavere, c’è un indagato per omicidio

Siracusa. Clamorosa svolta nelle indagini dirette dal Pubblico Ministero Gaetano Bono sulla morte di Angelo De Simone, il cui corpo senza vita fu rinvenuto nel cortile della propria abitazione. Dalla richiesta di archiviazione avanzata dal Pubblico Ministero Davide Lucignani siamo arrivati alla riapertura delle indagini a seguito della decisione del Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri di non accogliere richiesta di archiviazione alla clamorosa decisione di iscrivere nel registro degli indagati un siracusano cui viene contestato il reato di omicidio volontario aggravato. Sulla base delle risultanze emerse in queste ultime settimane, il Pubblico Ministero Gaetano Bono, che ha ereditato il fascicolo dal collega Vincenzo Nitti, ha disposto la riesumazione del cadavere di Angelo De Simone, deceduto all’età di 27 anni, e di affidare l’incarico di effettuate l’autopsia al medico legale Giuseppe Ragazzi di Catania. Si deve al coraggioso lavoro dell’avvocato David Buscemi se si è arrivati alla riapertura delle indagini sulla morte del ventisettenne. Il difensore della famiglia di Angelo De Simone si è opposto tenacemente alla richiesta di archiviazione del procedimento che aveva avanzato il Pubblico Ministero Davide Lucignani e ha prodotto una serie di significativi elementi probatori che escludevano categoricamente l’ipotesi del suicidio per impiccagione ed evidenziavano viceversa l’ipotesi dell’omicidio. Le ragioni dell’opposizione presentata dall’avvocato David Buscemi, per conto della famiglia dell’impiccato, hanno convinto il Giudice delle indagini preliminari Salvatore Palmeri che, dopo una lunga riflessione, ha rigettato la richiesta della Procura e ha accolto l’opposizione avanzata dal difensore della famiglia del ventisettenne Angelo Simone. Per il rigetto dell’archiviazione determinante è risultata la dichiarazione del pentito Mattia Greco, attualmente detenuto agli arresti domiciliari dopo la condanna riportata per traffico di sostanze stupefacenti nell’ambito dell’operazione Tonnara. Il collaboratore di giustizia ha esplicitamente riferito ai magistrati della Procura distrettuale antimafia di Catania che Angelo De Simone, anche lui entrato in un giro pericoloso dedito allo spaccio di stupefacenti, è stato ucciso da due persone che poi hanno simulato l’impiccagione, legando al collo della vittima una corda. Stranamente, però, i piedi dell’impiccato toccavano il pavimento per cui gli investigatori della Squadra Mobile avrebbero dovuto insospettirsi di questa anomalia dei piedi del morto che erano entrambi poggiati a terra. Il pentito Mattia Greco ha fatto nome e cognome dei due presunti autori dell’omicidio, dicendo di averli appresi in carcere durante una conversazione con un altro detenuto, di cui ha fatto nome e cognome. Nelle carte inviate al giudice per le indagini preliminari Palmeri, sono riportate delle ulteriori dichiarazioni di persone non legate all’ambiente malavitoso dalle quali si evince chiaramente il movente dell’uccisione di Angelo De Simone. Tutti i testimoni sono concordi nel dire che ci sarebbero affari di droga, probabilmente un debito che la vittima avrebbe contratto nei confronti di un gruppo di trafficanti. Un sodalizio piuttosto organizzato, con base operativa nella zona nord della città, con cui il ventisettenne, padre di un bambino, sarebbe entrato in contatto. Da quelle pagine depositate al Gip Palmeri si scorgono altri particolari della vicenda, cioè che Angelo De Simone, così come sostenuto dalla difesa, sarebbe stato minacciato per il bidone fatto ai trafficanti di droga. Uno dei componenti di quella banda, dalla ricostruzione di parte, avrebbe promesso al ventisettenne una ritorsione da non dimenticare, come l’incendio della sua macchina nonché della casa nel caso in cui non avesse onorato l’impegno assunto con i trafficanti di droga.

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