Sarà discusso il 16 ottobre il ricorso di Gennuso contro la sua decadenza da deputato dell’Ars

Palermo. Sarà discusso il 16 ottobre prossimo dai giudici del Tribunale Civile di Palermo il ricorso presentato dal deputato regionale Giuseppe Gennuso, avverso alla sua decadenza dalla carica per la legge Severino. L’onorevole Gennuso è assistito dal professore Carlo Taormina, il quale ritiene illegittima la decisione adottata dall’Assemblea regionale siciliana di sospendere dalla carica il parlamentare di Rosolini in quanto, pur in presenza di una sentenza di applicazione della pena a richiesta delle parti, la legge Severino non si doveva assolutamente adottare in questa vicenda processuale poiché il Gup di Roma, innanzi al quale si è celebrato il patteggiamento, non ha disposto l’interdizione dai pubblici uffici per l’onorevole Gennuso. Il problema di fondo è che ad applicare la legge Severino è stata la Corte di Cassazione in quanto l’onorevole Gennuso si è visto applicare dal Gup del Tribunale di Roma la pena di un anno e due mesi di reclusione per traffico di influenze. Secondo il professore Taormina nel caso di specie è inapplicabile la legge Severino perchè l’onorevole Gennuso non è destinatario della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Tra l’altro, ricordo il professore Taormina, è stata pronunciata il 27 marzo 2019 una sentenza dal Consiglio di Giustizia Amministrativa di Palermo, con la quale viene dichiarata inapplicabile in Sicilia la legge Severino nel caso in cui il giudice non avesse disposto l’interdizione dal pubblici uffici dell’imputato. “Qui è stata la Suprema Corte di Cassazione che ha deciso invece di applicare la legge Severino con le conseguenze previste da quella legge ovvero la sospensione dall’attività parlamentare di Gennuso per il periodo della condanna. Secondo noi – aggiunge il professore Taormina – non può essere applicata all’onorevole Gennuso la legge Severino in quanto nella sentenza del Gup di Roma non è scritto si dispone per l’imputato l’interdizione dai pubblici per la durata della pena”.
Secondo il professore Taormina fino a quando non sarà presa una decisione sul ricorso l’onorevole Pippo Gennuso non doveva essere dichiarato decaduto dalla carica di deputato regionale dall’Assemblea regionale. Il noto penalista ritiene che il suo cliente avrebbe dovuto continuare a svolgere regolarmente l’attività di parlamentare in forza della sentenza del Cga di Palermo, la numero 00263/19, che recita che quando il giudice non ha disposto l’interdizione dal pubblici uffici della persona che patteggia la pena, la legge Severino non è applicabile.
La sentenza di applicazione della pena a richiesta delle parti si riferisce alla vicenda delle elezioni suppletive che si svolsero nei comuni di Pachino e Rosolini per stabilire a chi toccava il seggio parlamentare tra i candidati che si erano presentati alla competizione elettorale per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana del 2012. Il Cga di Palermo aveva disposto la mini tornata elettorale in alcune sezioni dove si sarebbero registrate delle irregolarità nell’assegnazione dei voti ad ogni singolo candidato, ma soprattutto per la sparizione delle schede elettorali e dei registri dagli uffici del Tribunale di Siracusa dai locali in cui erano depositati. Per la sparizione delle schede elettorali e dei registri si sta celebrando un processo che vede alla sbarra l’autista dell’Ufficio Lavoro del Tribunale di Siracusa, Cosimo Russo. In questo processo, sia l’onorevole Gennuso che l’onorevole Gianni, sono parti civili contro l’autista del Tribunale. Entrambi sono stati danneggiati dalla sparizione degli scatoli ripieni delle schede elettorali e dei registri e Gianni ha già ottenuto dal Tribunale del Riesame un cospicuo indennizzo. Il Tribunale ha, infatti, condannato l’autista Russo a corrispondere all’onorevole Gianni un indennizzo pari a 500 mila euro. Invece la mini tornata elettorale sanciva il successo dell’onorevole Gennuso che veniva quindi ripescato e lo scranno di deputato veniva tolto all’onorevole Pippo Gianni, che dopo averlo conquistato con grande consenso di popolo se lo vedeva togliere. Poi, con l’operazione “Sistema Siracusa”, in seguito al pentimento degli ex avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, veniva a galla che a spingere il Cga di Palermo a far svolgere la mini tornata elettorale fossero stati loro due in quanto avevano corrotto sia il presidente che un componente del Collegio giudicante. L’onorevole Gennuso ha sempre negato di avere pagato Amara e Calafiore per fare corrompere i due giudici del Cga di Palermo, ma ha dichiarato di avere corrisposto ad entrambi l’onorario per la sua difesa. Inizialmente l’onorevole Gennuso è stato incriminato per corruzione ma poi il reato è stato qualificato come traffico d’influenze, ipotesi delittuosa per la quale ha patteggiato la pena di un anno e due mesi di reclusione.

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