Il Riesame discuterà il 31 luglio il ricorso degli imprenditori cui sono stati sequestrati quattro milioni

Siracusa. Sarà il Tribunale del Riesame feriale (presidente, Antonio Alì; a latere, Antonio Dami e Alfredo Spitaleri) a prendere in esame il ricorso presentato dagli imprenditori Giacomo Celesti, Margherita Borrovecchio e Francesco Giaquinta contro il sequestro preventivo dell’importo complessivo di 4.357.727,00 euro emesso a loro carico e della loro azienda dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco su conforme richiesta del Pubblici Ministeri Salvatore Grillo e Gaetano Bono. A discutere il ricorso saranno gli avvocati Corrado Adernò e Pietro Nicola Granata, del Foro di Catania, che hanno già assistito alcuni anni fa i tre imprenditori allorquando furono colpiti dalla misura interdittiva a ricoprire cariche societarie e da quella reale del sequestro dei beni. Quei provvedimenti furono emessi dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Catania su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo etneo. Ma, a seguito del ricorso presentato dagli avvocati Corrado Adernò e Pietro Nicola Granata, il Tribunale del Riesame annullò sia il decreto di interdizione per un anno dal ricoprire cariche societarie per i tre imprenditori sia il decreto di sequestro dei beni personali e societari. Secondo i difensori di Giacomo Celesti, Margherita Borrovecchio e Francesco Giaquinta sono cambiati i magistrati inquirenti ed il Gip ma i fatti reato sono analoghi a quelli di cui i loro clienti sono chiamati a rispondere.
Il decreto di sequestro per equivalente è stato eseguito dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Augusta. Il Gip Migneco nel suo decreto afferma che il sequestro riguarda i beni mobili e immobili intestati sia agli imprenditori Giacomo Celesti, Margherita Borrovecchio e Francesco Giaquinta sia alla società operante nel comprensorio industriale di Priolo/Melilli. I tre soci di questa azienda, che opera nel settore degli impianti di telecomunicazione ed elettronici, hanno dato mandato agli avvocati Corrado Adernò e Pietro Nicola Granata, entrambi del Foro di Catania, di presentare ricorso al Riesame per chiedere la revoca del decreto emesso dal Gip Andrea Migneco su richiesta del procuratore della Repubblica e della Guardia di Finanza. L’avvocato Corrado Adermò assiste Giacomo Celesti, mentre l’avvocato Pietro Nicola Granata difende Margherita Borrovecchio e Francesco Giaquinta.
L’attività investigativa delle Fiamme Gialle della Compagnia di Augusta trae origine dall’inserimento nella dichiarazione IVA (anno 2017) di un credito inesistente, ammontante a € 3.564.000,00, nel bilancio della società la cui sede è a cavallo tra Priolo Gargallo e Melilli.
Gli ulteriori approfondimenti, eseguiti anche con l’ausilio delle banche dati in uso al Corpo, hanno poi consentito di rilevare che la società attenzionata aveva acquistato – da una Società Cooperativa con sede nel milanese – crediti IVA per un ammontare di: € 1.000.000,00, a fronte di un corrispettivo di € 900.000,00 da pagare in 40 rate; € 3.109.000,00 a fronte di un corrispettivo di € 2.798.100,00 da corrispondere in 20 rate.
La Società Cooperativa cedente i due rilevanti crediti IVA, è fallita in data 30.09.2019.
Il prosieguo delle investigazioni in capo alla Srl ha consentito di riscontrare che la stessa ha contestualmente omesso il versamento dell’IVA dovuta per € 425.371,00 (anno 2016), accollando poi un debito IVA pari a € 341.356,00 (anno 2015), a un’altra società con sede a Roma, risultata essere una cartiera.
Il Gip del Tribunale di Siracusa, pertanto, su conforme richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro di beni agli indagati a tutela delle ragioni dell’Erario, fino a concorrenza dell’importo di € 4.357.727,00, riguardanti anche disponibilità liquide esistenti sui conti correnti bancari intestati alla società e agli indagati, beni immobili e mobili registrati ed intestati agli amministratori di diritto e di fatto.
Il ricorso allo strumento del sequestro cosiddetto “per equivalente” rientra in una più ampia strategia operativa posta in essere dalla Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, volta non soltanto a scoprire le violazioni fiscali, ma anche – in una prospettiva di maggiore concretezza ed effettività dell’azione del corpo – ad assicurare il reale recupero di risorse erariali illecitamente sottratte allo Stato.
La brillante operazione va ad inquadrarsi nell’ambito della prioritaria e specialistica attività di polizia economica – finanziaria istituzionalmente attribuita alla Guardia di Finanza, finalizzata al contrasto di ogni forma di evasione fiscale, quale importante misura funzionale al perseguimento degli obiettivi governativi di giustizia ed equità sociale.

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