Altro duro colpo alle squadre dedite allo spaccio di stupefacenti: i Carabinieri arrestano 8 pusher e notificano il divieto di dimora in provincia di Siracusa a due trafficanti di Palermo e Catania

Siracusa. Un’altra operazione antidroga è stata effettuata all’alba di questa mattina dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Siracusa. I militari del Comando provinciale di Viale Tica, collaborati nella fase esecutiva dai colleghi impiegati in altri servizi presso la Compagnia, con il supporto di un elicottero del 12° Elinucleo Carabinieri di Catania e di unità cinofile antidroga del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi , hanno dato esecuzione a 12 provvedimenti cautelari (10 in carcere e 2 divieti di dimora nella provincia di Siracusa) emessi dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco su richiesta del Procuratore Aggiunto Fabio Scavone e del Sostituto Procuratore Marco Dragonetti, nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso continuato in detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Le misure cautelari emesse dal Gip Andrea Migneco sono state notificate a: Salvatore Di Fede, 46 anni; Claudio Barone, 37 anni; Massimo Toromosca, 46 anni; Francesco Paolo Zuccarello, 49 anni; Daniele Alì, 34 anni; Sebastiano Galeota 42 anni; Giuseppe Bronzo, 41 anni; Giuseppe Greco, 52 anni; Francesco Campanella; 32 anni, tutti rinchiusi in carcere; mentre il divieto di dimora in provincia di Siracusa è stato notificato ai trafficanti di droga Giovanni Pasqua, 52 anni, residente nel carcere di Palermo e Rosario Sicurella, 42 anni, domiciliato allo stato nel carcere di Catania.
Il provvedimento coercitivo della custodia in carcere è stato notificato nella Casa di Reclusione di Brucoli a Francesco Paolo Zuccarello, ove è già detenuto per alcune truffe commesse in provincia di Palermo. L’uomo ha nominato proprio difensore di fiducia l’avvocato Antonio Meduri. In un altro istituto di pena è stata notificata l’ordinanza cautelare della custodia in carcere a Massimo Toromosca, anche lui già privato della libertà per avere commesso dei reati contro il patrimonio.
Alla retata è sfuggito un pusher siracusano, che i Carabinieri non hanno rinvenuto nella sua abitazione. Il suo nome, nel corso della conferenza stampa svoltasi questa mattina al Comando provinciale dei Carabinieri di Viale Tica, alla quale hanno preso parte il procuratore aggiunto Fabio Scavone ed il Pubblico Ministero Marco Dragonetti, che ha cambiato taglio di capelli, non è stato rivelato.
Le indagini, avviate nel mese di agosto 2018 dai Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R. della Compagnia di Siracusa, hanno consentito, mediante servizi di osservazione, controllo e pedinamento, oltre che attraverso l’istallazione di videocamere e l’attivazione di intercettazioni telefoniche, di disarticolare un nutrito gruppo dedito a una fiorente attività di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, marijuana e hashish, operante a Siracusa e che trovava i suoi canali di approvvigionamento nelle città di Catania e Palermo.
L’indagine ha preso il via nell’agosto 2018, a seguito dall’arresto in flagranza del siracusano Salvatore Di Fede, detto “il pelato”, effettuato dai militari della Sezione Operativa nel febbraio dello stesso anno, in quanto trovato in possesso di circa 9 kg. di hashish. Salvatore Di Fede, assistito dall’avvocato Junio Celesti, è stato condannato a due anni e otto mesi per l’ingente possesso di marijuana. Salvatore Di Fede è un ex militante del clan Santa Panagia ed è stato processato dalla Corte d’Assise di Siracusa nell’ambito dell’operazione denominata “Tauro”.
A seguito dell’arresto del siracusano, stante l’ingente quantitativo di cui era stato trovato in possesso, i Carabinieri hanno dedotto che il Di Fede fosse un importante acquirente di stupefacente che poi rivendeva in città per alimentare varie piazze di spaccio. Dalla susseguente attività investigativa sono così emerse le condotte delittuose poste in essere dal Di Fede che, nonostante fosse sottoposto agli arresti domiciliari, riusciva a continuare la sua attività di acquisto e rivendita di grosse partite di hashish e cocaina, coadiuvato da Claudio Barone e Massimo Toromosca.
Da quanto emerso nel corso delle indagini, il Di Fede era solito utilizzare due canali per l’approvvigionamento dello stupefacente: il primo facente capo al palermitano Giovanni Pasqua, fornitore di hashish ed il secondo, che consentiva a Di Fede di reperire sia hashish che cocaina (quest’ultima proveniente dalla Calabria), attraverso soggetti catanesi, tra cui Rosario Sicurella.
Oltre al Di Fede, anche Claudio Barone si occupava dell’attività delittuosa mentre si trovava ristretto agli arresti domiciliari, addirittura recandosi a Palermo per rifornirsi di droga e tenendo continui contatti con soggetti non appartenenti al proprio nucleo familiare (in piena violazione delle disposizioni per gli arrestati domiciliari), al fine di cedere la sostanza. Proprio per tali violazioni, conseguenti alla sua spregiudicata condotta, il Barone è stato anche arrestato per evasione dai militari dell’Arma.
Per i viaggi di approvvigionamento sia di hashish che di cocaina veniva utilizzato, quale corriere, Massimo Toromosca, data la sua libertà di movimento.
Parallelamente alla figura del Di Fede, nel corso dell’attività di indagine, si enucleava l’esistenza di un altro piccolo gruppo di spacciatori composto da Sebastiano Galeota, Giuseppe Bronzo e Giuseppe Greco. Questi ultimi, dopo essersi affrancati e aver guadagnato la loro autonomia nel mondo dello spaccio, cominciavano ad approvvigionarsi in maniera autonoma dagli stessi fornitori di Di Fede, tra i quali il palermitano Giovanni Pasqua.
Proprio il Pasqua risulta essere il personaggio centrale dell’intera indagine: da lui si rifornivano i due gruppi di spacciatori sopra descritti, oltre che altri soggetti che operavano in forma autonoma quali Francesco Paolo Zuccarello, Daniele Alì e Francesco Campanella. E sempre dal Pasqua deriva anche il nome dell’indagine, chiamata “Varenne” (come noto il nome di un importante cavallo da corsa), in quanto il palermitano ufficialmente lavorava nel mondo dell’ippica, professione che gli consentiva muoversi tra gli ippodromi della Sicilia, permettendogli così di consegnare ingenti quantità di sostanza stupefacente in tutta l’isola. Inoltre, forse finanche per deformazione professionale, nelle telefonate intercettate il Pasqua e tutti i suoi interlocutori erano soliti utilizzare un linguaggio convenzionale mutuato dal mondo dell’ippica, per riferirsi alle varie tipologie di sostanza stupefacente. Così, di volta in volta, gli stupefacenti venivano denominati in base al loro colore, associato a quello del mantello dei cavalli: pertanto, per riferirsi all’hashish, sostanza dal tipico colore marrone, gli spacciatori usavano il termine convenzionale “sauro”, un cavallo dal tipico manto castano.
Per accreditare che nelle conversazioni si parlava effettivamente di droga, nel corso dell’indagine, i militari della Sezione Operativa di Siracusa hanno eseguito vari riscontri, sequestrando complessivamente ben 73 kg. di hashish e 171 grammi di cocaina e procedendo all’arresto in flagranza di reato di 16 persone. È proprio l’ingente quantità di stupefacente acquistato e rivenduto, e conseguentemente sequestrato, che caratterizza l’indagine qui descritta: si pensi che in occasione dell’arresto di Giovanni Pasqua, avvenuto nel 2018 a Palermo, a seguito di perquisizione domiciliare, sono stati rinvenuti e sequestrati 39 kg. di hashish.
L’introito stimato del giro di droga scoperto grazie a questa indagine, iniziata a marzo 2018 e conclusasi a novembre dello stesso anno, è di circa 350.000 euro.
All’attività di esecuzione hanno preso parte 80 militari dell’Arma dei Carabinieri di Siracusa.
Nel corso delle odierne perquisizioni sono stati altresì rinvenuti nell’abitazione dell’Alì e sequestrati circa 17 grammi di marijuana e una pianta della medesima sostanza alta circa 2 metri.
Gli interrogatori di garanzia degli arrestati nell’odierna operazione denominata “Varenne” saranno effettuati domani mattina, giovedì 17 settembre. L’avvocato Junio Celesti assisterà gli indagati Giuseppe Di Fede, Giuseppe Greco e Claudio Barone. L’avvocato Antonio Meduri assiste Francesco Paolo Zuccarello, mentre l’avvocato Matilde Lipari difende l’indagato Sebastiano Galeota.

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