Rimosso dal Csm per l’amicizia con l’avvocato Amara il PM Musco ricorre all’Alta Corte di Giustizia

Roma. Cancellando una precedente sentenza della stessa Corte di Cassazione che a sezioni unite aveva stabilito che il Pubblico Ministero non era tenuto ad astenersi dall’istruire un processo qualora l’imputato viene difeso da un avvocato amico del magistrato, agli inizi di settembre di quest’anno altri giudici della Suprema Corte hanno stabilito difformemente da quella decisione affermando il principio giuridico che il titolare delle indagini deve sempre astenersi a causa della sua amicizia con l’avvocato che difende l’imputato. Per effetto di questa decisione, le Sezioni Unite hanno rigettato il ricorso del magistrato siracusano Maurizio Musco, avverso alla decisione del Consiglio Superiore della Magistratura che, nello scorso giugno, lo aveva rimosso dalla magistratura “per avere tenuto comportamenti che compromettono la credibilità personale, il prestigio e il decoro del magistrato e il prestigio dell’istituzione giudiziaria”. Secondo i componenti dell’attuale Csm, l’ex magistrato quando esercitava la funzione di Pubblico Ministero alla Procura della Repubblica di Siracusa “non ha osservato l’obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge”. A Musco il Csm fa pagare a caro prezzo la sua amicizia con l’avvocato Piero Amara, corruttore di giudici di Tribunali amministrativi e del Consiglio di Stato e dell’ex Pubblico Ministero Giancarlo Longo, in servizio, come Musco, alla Procura della Repubblica di Siracusa. Non appena le Sezioni Unite della Cassazione hanno rigettato il ricorso, il Csm ha deliberato la rimozione di Maurizio Musco dalla magistratura. Il magistrato siracusano, che prestava servizio alla Procura della Repubblica di Sassari, ha preannunciato ricorso all’Alta Corte dj Giustizia di Strasburgo contro la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione e la decisione del Csm “per violazione del principio di legalità in quanto hanno individuato una causa di astensione che la legge italiana non prevede. Non è previsto da nessun articolo di legge l’obbligo di astensione nei procedimenti in cui le parti sono assistite da un avvocato con il quale il magistrato ha rapporto di amicizia”. Praticamente, se passa questo principio, i magistrati delle Procure di mezza Italia, se non addirittura di tutta la penisola, si dovrebbero astenere dall’istruire un procedimento o dal rappresentare nel giudizio la pubblica accusa se hanno rapporti di amicizia con l’avvocato che difende l’accusato.
Nel caso di specie, a Musco fanno pagare la sua amicizia con l’avvocato Piero Amara. Il magistrato di Priolo Gargallo, durante il periodo di servizio svolto alla Procura della Repubblica di Siracusa, venne indagato dalla Procura della Repubblica di Messina per la sua amicizia con l’avvocato Piero Amara di Augusta poichè non si era astenuto nel procedimento penale intentato contro la realizzazione della piattaforma polifunzionale “Oikothen” dal quale era scaturito un processo per concussione a carico dell’ex sindaco di Augusta, Massimo Carrubba, a seguito di una denuncia presentata dall’ex dirigente dell’Ufficio Ecologia, Roberto Passanisi. Il funzionario comunale accusava Carrubba di averlo destituito dall’incarico per ripicca in quanto si era rifiutato di firmare l’autorizzazione alla Oikothen di realizzare la piattaforma polifunzionale. Massimo Carrubba rigettava le accuse che gli muoveva l’ex dirigente dell’Ufficio Ecologia e il Tribunale penale di Siracusa, presidente Giuseppina Storaci, gli ha dato ragione, assolvendolo con formula ampiamente liberatoria dal reato di concussione perhè il fatto non sussiste. Nel procedimento penale intentato dalla Procura della Repubblica di Messina contro Musco e Amara, il Giudice dell’udienza preliminare pronunciava sentenza di nulla a provvedere ritenendo insussistenti i fatti. La Procura di Messina impugnava il verdetto del Gup e la Corte di Cassazione lo accoglieva nella parte in cui contestava l’assoluzione del Pubblico Ministero Musco mentre lo rigettava, dichiarandolo inammissibile, nella parte in cui contestava l’assoluzione dell’avvocato Piero Amara. Il sostituto procuratore Musco veniva pertanto costretto a difendersi dall’accusa di abuso d’ufficio innanzi alla Corte d’Appello di Messina che, a conclusione del processo, lo giudicava colpevole del reato ascrittogli e lo condannava alla pena di un anno e sei mesi di reclusione con la condizionale. Contro la sentenza di condanna ricorreva il Pubblico Ministero Musco chiedendo alla Corte di Cassazione di assolverlo dal reato di abuso d’ufficio. Ma, con grandissima sorpresa, i giudici della Suprema Corte rigettavano il ricorso del magistrato siracusano, sostenendo, nella motivazione della sentenza di condanna alla pena di un anno e sei mesi di reclusione, che lui si sarebbe dovuto astenere dal dirigere le indagini sulla querela proposta dal dirigente del Comune di Augusta, Roberto Passanisi, a causa dei suoi rapporti di amicizia con l’avvocato Piero Amara e con suo padre, Giuseppe Amara, ex amministratore comunale, che aveva il dente avvelenato contro l’ex sindaco Massimo Carrubba e istigato il funzionario comunale a denunciare il primo cittadino di Augusta. Il rapporto di amicizia tra Musco e Amara, al centro di tante polemiche e di interpellanze anche parlamentari, finiva al vaglio della Suprema Corte. Infatti, alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione veniva chiesto se il Pubblico Ministero dovesse o meno astenersi dal dirigere le indagini quando con il difensore dell’imputato intrattiene dei rapporti di amicizia e di frequentazione. Le Sezioni Unite risposero al quesito dicendo che il Pubblico Ministero non è tenuto ad astenersi dallo svolgere le indagini contro l’imputato che viene assistito da un avvocato amico del magistrato. La precedente Commissione Disciplinare del Csm, sulla base di quella sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite, aveva assolto il sostituto procuratore Maurizio Musco dall’addebito di avere diretto le indagini contro imputati assistiti dall’avvocato Piero Amara con il quale intratteneva consolidati rapporti di amicizia.
Il Pubblico Ministero Musco, prima della sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, era stato trasferito da Siracusa, per incompatibilità ambientale, alla Procura di Palermo ma, a seguito della sua riabilitazione, il Csm lo aveva riassegnato alla Procura di Siracusa, dove nel frattempo si era insediato il procuratore capo Francesco Paolo Giordano subentrato al dottor Roberto Campisi che si era avviato sul viale del pensionamento per fine carriera. Una sentenza pronunciata dal Tribunale di Messina, con la quale inopinatamente, il sostituto procuratore Musco veniva condannato a tre anni e otto mesi di reclusione per tentata concussione ai danni dell’ex dirigente del Commissariato di Augusta, Pasquale Alongi, induceva il Csm a riaprire un procedimento disciplinare a suo carico. Il fascicolo veniva archiviato a seguito della sentenza con formula ampiamente liberatoria pronunciata dalla Corte d’Appello di Messina, che annullava senza se e senza ma la sentenza di primo grado a tre anni e otto mesi di reclusione. Ma i guai per Musco non finivano lì. La Procura di Messina aveva avviato una indagine a carico dei Pubblici Ministeri Maurzio Musco e Giancarlo Longo e contro di loro il Csm apriva un procedimento disciplinare. I due sostituti procuratori, al fine di evitare che andassero sotto processo, proponevano la chiusura del procedimento disciplinare con il loro trasferimento ad altra sede e il cambio delle funzioni. La proposta veniva accolta per Giancarlo Longo, trasferito al Tribunale Civile di Napoli, mentre per Musco, che aveva chiesto di essere trasferito al Tribunale Civile di Caltanissetta, la decisione venne rinviata per un inconveniente procedurale. Ma quando il Plenum si era riunito per decidere sulla proposta di Musco scoppiava lo scandalo alla Procura della Repubblica aretusea, ovvero il cosiddetto “Sistema Siracusa”, nel quale, oltre al Pubblico Ministero Giancarlo Longo, erano coinvolti anche i pubblici ministeri Musco e Di Mauro, nonchè gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore. Per cui, la proposta di Musco veniva congelata, mentre la decisione adottata nei confronti di Giancarlo Longo veniva annullata in quanto il magistrato era stato arrestato per corruzione, associazione a delinquere e falso. Per Musco, indagato in stato di libertà dalla Procura di Messina, ritornava in discussione la questione dei rapporti di amicizia tra il magistrato e l’avvocato Amara e, a dispetto della sentenza della Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, il Csm annullava il cambio di funzioni da pubblico ministero a giudice civile e la sua assegnazione al Tribunale Civile di Caltanissetta, e lo trasferiva, per motivi disciplinari alla Procura della Repubblica di Sassari. L’inchiesta di Messina non ha fatto passi in avanti ma, siccome l’indagato si chiama Musco ed è amico dell’avvocato Piero Amara, la Procura non ha chiesto l’archiviazione delle accuse così come ha fatto, invece, per il Pubblico Ministero Marco Di Mauro, uscito di scena a Messina e, per sua libera scelta, anche dalla Procura di Siracusa, avendo chiesto il trasferimento a Milano. Comunque sia a Sassari il sostituto procuratore Musco ha dimostrato il suo valore tant’è che molti penalisti hanno cambiato opinione sul suo conto. Tutti, o quasi, lo ritenevano un magistrato “chiacchierato” la cui reputazione era stata macchiata dalla condanna della Corte di Cassazione e quindi da emarginare. I penalisti di Sassari si erano lasciati condizionare dall’articolo pubblicato sul quotidiano “Il Dubbio”, che descriveva il sostituto procuratore Maurizio Musco come un pessimo magistrato che, anzichè essere stato trasferito a Sassari, avrebbe dovuto essere radiato dalla Magistratura. E, invece, a poco a poco, Maurizio Musco ha fatto cambiare opinione ai colleghi magistrati e agli avvocati del Foro di Sassari. Dopo un anno di lavoro alla Procura di Sassari, colleghi magistrati e avvocati di lui dicono “è un magistrato preparato, serio, una persona per bene”.
La mazzata per Musco è arrivata nella giornata di mercoledì 12 giugno 2019 dalla nuova sezione disciplinare del Csm, che ha proposto la destituzione dalla magistratura nei confronti dell’ex pm della Procura di Siracusa, Maurizio Musco. Per il tribunale delle toghe, Musco avrebbe violato “consapevolmente e reiteratamente” l’obbligo di astenersi dal trattare un procedimento penale che riguardava familiari e clienti dell’avvocato Piero Amara, il principale protagonista dell’operazione denominata “Sistema Siracusa”.
E adesso, con la decisione del Csm, è fuori dal corpo della Magistratura. Soltanto l’accoglimento del suo ricorso all’Alta Corte di Giustizia dei diritti dell’uomo può farlo rientrare in Magistratura. Altrimenti, se gli va male, dovrà pensare a cercarsi un nuovo lavoro.
(Nella foto da sinistra Maurizio Musco e Piero Amara)

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