La Repubblica gli arriva senza le tre pagine dell’articolo “Fu davvero mafia?”: esposto di Attanasio

Tolmezzo. Il siracusano Alessio Attanasio, 50 anni, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Udine e al Tribunale di Sorveglianza di Trieste contro la Direzione della Casa Circondariale di Tolmezzo per aver sottratto le pagine 19-20-21 del quotidiano La Repubblica nelle quali si parla del presunto attentato compiuto ai danni del presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci. Secondo il Direttore dell’Istituto di pena le tre pagine del giornale sono state “trattenute” perchè nell’articolo con il titolo “Fu davvero mafia?”, si riportano “informazioni di cronaca giudiziaria e di cronaca nera della regione siciliana riguardante un agguato mafioso, utili al fine di conoscere lo stato dei rapporti tra clan di stampo mafioso nel territorio di provenienza del detenuto”.
La decisione del direttore della Casa Circondariale di Tolmezzo ha fatto arrabbiare non poco il detenuto siracusano, dal 2001 sottoposto al 41 bis in quanto ritenuto il capo di un sodalizio mafioso e che durante la detenzione si è laureato in Scienze della Comunicazione ed è in procinto di laurearsi in Giurisprudenza. Attanasio si è rivolto con una istanza urgente al Magistrato di Sorveglianza il quale gli ha dato ragione, dicendo che nei confronti del detenuto “non è stato disposto il divieto di ricevere o acquisire la stampa, a tiratura locale o nazionale, con notizie inerenti al territorio di provenienza”. Nonostante il decreto del Magistrato di Sorveglianza le tre pagine del quotidiano La Repubblica sono state trattenute e il detenuto si è visto costretto a presentare l’esposto, per il reato di falso, inoltrandolo alla Procura della Repubblica di Udine e al Tribunale di Sorveglianza di Trieste. Nell’esposto, Attanasio scrive “che, contrariamente a quanto asserisce la Direzione del carcere, in quelle tre pagine si parla di episodi inquietanti che di certo non hanno nulla a che fare con la mafia e del fatto che la Sicilia, dopo le stragi, è prigioniera di una grande impostura, c’è un’Antimafia fasulla e pericolosa rappresentata da Confindustria che è già finita nelle indagini della procura e della squadra mobile di Caltanissetta, c’è un sistema di potere marcio alla Regione, ci sono interessi colossali per lo smaltimento dei rifiuti. Si fa riferimento in particolare alla messinscena, al finto attentato del 17 maggio 2016 ai danni del presidente del parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, nominato nel giugno 2013 da Rosario Crocetta, il governatore della Sicilia invischiato nelle scorrerie del vicepresidente nazionale di Confindustria Antonello Montante condannato nel 2018 a quattordici anni per associazione a delinquere insieme a esponenti dei servizi segreti e poliziotti, così come accertato dal Commissariato di Barcellona Pozzo di Gotto e dalla Commissione parlamentare antimafia siciliana presieduta da Claudio Fava il quale afferma “su quella vicenda abbiamo avuto conferma che non si è trattato di un atto di mafia da fonti giudiziarie assolutamente attendibili attraverso conferme dirette o indirette di magistrati”. Nell’articolo si dà conto poi del fatto che il Sindaco di Cesarò – Salvatore Dalì – aveva dapprima dichiarato alla stampa che l’attentato non era stato opera della mafia, salvo poi cambiare idea dopo la telefonata del senatore Giuseppe Lumia che gli aveva suggerito come rimediare: “l’attentato c’è stato, devi dire che c’è la mafia”. Ed ancora. Nell’articolo si dà conto della morte sospetta nell’arco di sole 24 ore di due poliziotti coinvolti nell’attentato e nelle indagini (Tiziano Granata e Calogero Todaro) e si conclude parlando di molti episodi indecifrabili con una “centrale” specializzata nel diffondere paura, una sorte di “coda” del sistema Montante, miscuglio di attività segrete illegali e affari sconci”. Come si vede, dunque, la Direzione ha affermato palesemente il falso sostenendo che nell’articolo si parlerebbe di agguati mafiosi e di rapporti tra clan, posto che invece si parla di “un’antimafia fasulla e pericolosa” che utilizza giornalisti compiacenti e apparati deviati dello Stato che fanno disinformazione (esattamente come l’ha fatto la Direzione della Casa Circondariale di Tolmezzo che pur d’impedire allo scrivente di leggere l’articolo ha emesso seduta stante un decreto di limitazione della corrispondenza illegittimo smentito poi dal Magistrato di Sorveglianza di Udine).
L’esposto è stato redatto il 25 settembre 2020 e reca la firma di Alessio Attanasio.

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