Omicidio Zappulla, il 5 ottobre l’arringa del difensore di Fiorino e Mazzarella e poi il verdetto

Catania. E’ stata smentita la notizia del rinvio dell’arringa dell’avvocato Antonio Lo Iacono, difensore di Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorini, accusati, in concorso, dell’omicidio di Gaetano Zappulla, avvenuto il 3 settembre 2002 all’interno di una sala giochi ubicata nella centralissima Piazza Adda, a Siracusa. E’ stato lo stesso penalista a confermare che l’udienza si terrà regolarmente, con inizio alle ore 15, al Palazzo di giustizia di Catania. L’avvocato Lo Iacono, che difende entrambi gli imputati e assieme all’avvocato Valerio Vianello il Mazzarella, ha detto che lui prenderà la parola, immediatamente dopo l’appello del Giudice dell’udienza preliminare Simona Ragazzi. Il penalista ha annunciato che nel corso della sua arringa metterà in evidenza tutte le anomalie che ha riscontrato nella lettura delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia che, a suo dire, sono tutti testimoni de relato e non testimoni oculari dell’omicidio di Gaetano Zappulla, esponente del clan Santa Panagia. A conclusione della requisitoria il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa ha chiesto la condanna alla pena di 30 anni di reclusione ciascuno per Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino in quanto autori dell’omicidio di Gaetano Zappulla, con alcuni colpi di pistola. Secondo i pentiti Salvatore Lombardo, detto Puddisinu, Giuseppe Curcio, fondatore del clan della Borgata, Attilio Pandolfino, sopranominato “Farfalla” ed ex cassiere del gruppo “Bottaro-Attanasio”, e Gabriele Scarrozza, inteso ‘U Topu”, sarebbe stato il Mazzarella a compiere materialmente l’omicidio di Gaetano Zappulla, all’epoca 26 anni, mentre avrebbe svolto il ruolo di “palo” Vito Fiorino, che rimase alla guida di una motocicletta col motore acceso in sosta davanti alla porta d’ingresso della sala ricreativa di piazza Adda.
Gaetano Zappulla non si sarebbe accorto dell’arrivo dei due killer in quanto era intento a giocare al videopoker.
Il delitto avvenne il 3 settembre 2002, esattamente a distanza di un mese dalla scarcerazione di Gaetano Zappulla, disposta del Tribunale del Riesame di Catania, per carenza di indizi riguardo alla sua presunta partecipazione alla spedizione punitiva effettuata il 2 luglio 2002 ai danni di Steven Barberi, 18 anni, ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco da un baby killer (il figlio di Alberto Costanzo, noto esponente della mala siracusana degli anni Ottanta) che viaggiava in sella ad uno scooter. Steven Barbieri fu centrato dai proiettili nelle parti basse ma uno dei proiettili, dopo avere effettuato una strana traiettoria, avrebbe fatto il percorso dal basso verso l’alto, fuoriuscendo dalla gola del ragazzo. Steven Barbieri, nel momento dell’arrivo della vespa con a bordo i due killer, stava giocando al calciobalilla all’interno di un circolo ricreativo di Via Immordini.
Un ex appartenente al clan Santa Panagia, divenuto collaboratore di giustizia, ha smentito il Tribunale del Riesame, sostenendo che Gaetano Zappulla era il conducente della vespa di proprietà del Costanzo il quale, per poter puntare alle gambe Steven Barbieri, preferì sedersi sul sellino. Contro questa ricostruzione rimane alla storia quella dei giudici del Riesame di Catania i quali non ritennero provata la partecipazione alla spedizione punitiva di Gaetano Zappulla, difeso dall’avvocato Giambattista Rizza, e annullarono il provvedimento di fermo di indiziato di reato di omicidio ordinando l’immediata scarcerazione del 26enne.
Secondo i pentiti, tutti fuoriusciti dal clan “Bottaro-Attanasio”, l’omicidio di Gaetano Zappulla venne effettuato da Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino per alleviare le sofferenze ed il dolore arrecato alla madre di Steven Barbieri. I collaboratori di giustizia hanno raccontato ai magistrati della Procura Distrettuale Antimafia che, dopo aver eseguito la condanna a morte dello Zappulla, ritenuto il conducente dello scooter che trasportava il killer, il clan fece pervenire alla mamma del diciottenne, un mazzo di rose e una bottiglia di champagne. Una circostanza questa che la madre di Steven Barbieri ha sempre definito non vera e assolutamente priva di fondamento.
Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino, assistiti il primo dagli avvocati Antonio Lo Iacono e Vianello ed il secondo soltanto dall’avvocato Lo Iacono, si protestano innocenti e hanno chiesto di essere giudicati con il rito abbreviato in quanto ritengono che i pentiti non sanno assolutamente nulla sul delitto salvo le notizie apprese dagli organi di stampa. Fiduciosi di poter dimostrare la loro estraneità al delitto di Gaetano Zappulla i due imputati hanno chiesto al Giudice dell’udienza preliminare Simona Ragazzi di processarli con il rito abbreviato. Per la scelta operata dai due imputati, i pentiti non sono stati ammessi a rendere dichiarazioni innanzi al Gup che, per stabilire se condannare o assolvere Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino, ha a sua disposizione i verbali contenenti le dichiarazioni delle “gole profonde”.
Sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia ha poggiato la sua requisitoria il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, sostituto procuratore alla Procura Distrettuale Antimafia di Catania, il quale ha definito convincenti e coerenti le versioni fornite sull’omicidio di Gaetano Zappulla dagli ex appartenenti al gruppo “Bottaro-Attanasio” poi passati a collaborare con la giustizia.
Per l’affermazione della responsabilità penale dei due imputati si è pronunciata l’avvocata Emanuela Lanzafame, che assiste la famiglia di Gaetano Zappulla, costituitasi parte civile contro Pasqualino Mazzarella, in carcere per l’omicidio di Liberante Romano e per scontare la condanna per estorsione con il metodo mafioso ai danni dell’e titolare dell’autosalone di Via Necropoli Grotticelle Marco Montoneri, e contro Vito Fiorino, giudicato in stato di libertà.
(nella foto da sinistra Pasqualino Mazzarella e Vito Fiorino)

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