Operazione Aretusa: per traffico di droga condannati a 21 anni Gianfranco Urso, a 20 l’ex pentito Vasile, a 18 il catanese Calì, a 9 il pentito Satornino, a 16 Luigi Urso, a 14 Catania e a 11 Midolo

Siracusa. Alle 17, 55 di lunedì 5 ottobre il Tribunale Penale (presidente, Carla Frau; a latere, Antonella Coniglio e Liborio Mazziotta) ha pronunciato la sentenza a carico degli imputati alla sbarra coinvolti nell’operazione antidroga denominata “Aretusa”, effettuata dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Siracusa. I giudici hanno inflitto a Giantranco Urso la pena di 21 anni di reclusione perché colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti ma lo hanno assolto con formula piena dall’accusa di estorsione e incendio doloso di una barca. La pena di 20 anni di reclusione è stata inflitta all’ex pentito Lorenzo Vasile, anche lui riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. La pena è sedici anni e quattro mesi di reclusione è stata inflitta a Luigi Urso perché colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. Il cognato di Gianfranco Urso, Salvatore Catania è stato condannato alla pena di quattordici anni di reclusione, anche lui colpevole della fattispecie delittuosa di traffico di droga. E ancora. E’ stato condannato a undici anni di reclusione Massimiliano Midolo, anche lui riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. Le altre condanne, molto più miti rispetto alla richiesta del Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, sono state pronunciate nei confronti di Maria Christian Terranova e Lorenzo Giarratana, che hanno avuto inflitta la pena di sette anni e due mesi di reclusione ciascuno; quattro anni di carcere sono stati irrogati a Gianfranco Bottaro; tre anni e sei mesi ciascuno sono stati inflitti ad Agostino Urso e Daniele Romeo; tre anni di reclusione ciascuno sono stati comminati a Salvatore Quattrocchi e Salvatore Silone; due anni e sei mesi sono stati inflitti ad Andrea Abdoushi; due anni e tre mesi sono stati comminati a Sebastiano Recupero; due anni e quattro mesi di reclusione sono stati inflitti a Massimiliano Romano; un anno di reclusione è stato irrogato ad Angeiica Midolo.
Sono stati assolti con formula piena dai reati loro ascritti Umberto Montoneri, cognato di Gianfranco Urso, Francesco Fontana, impresario di pompe funebri amico del defunto pentito Luigi Cavarra; Concetto Anthony Magnano, famigerato ladro d’appartamenti.
Il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa, che si è tenacemente battuto per l’affermazione della penale responsabilità di tutti gli imputati, a conclusione della requisitoria aveva chiesto le seguenti condanne: 30 anni di reclusione per Gianfranco Urso; 22 anni di reclusione per Luigi Urso; 15 anni di carcere per Andrea Abdoush,; 19 anni di reclusione per Salvatore Catania; 11 anni di reclusione ciascuno per Agostino Urso e Gianfranco Bottaro; 12 anni di reclusione per Daniele Romeo; diciannove anni di carcere per Lorenzo Vasile; nove anni di reclusione per il pentito Franco Satornino grazie alla concessione della speciale attenuante che il codice prevede per coloro che collaborano con la giustizia; 15 anni di reclusione per Massimiliano Midolo; 12 anni di carcere per Maria Christian Terranova; undici anni di reclusione per Lorenzo Giarratana; tre anni e sei mesi per Francesco Fontana; tre anni di reclusione per Massimiliano Romano; due anni e sei mesi per Sebastiano Recupero; due anni per Angelica Midolo; cinque anni di reclusione ciascuno per Salvatore Quattrocchi e Umberto Montoneri; tre anni e sei mesi di reclusione per Concetto Anthony Magnano e sette anni di carcere per Salvatore Silone.
Gli imputati sono stati assistiti dagli avvocati Giambattista Rizza, Junio Celesti, Giorgio D’Angelo, Sebastiano Troia, Matilde Lipari, Antonio Lo Iacono, Giuseppe Lipera, Giuseppe Gurrieri e Carmela Barbera.
L’operazione antidroga denominata “Aretusa” è stata effettuata dalla Squadra Mobile di Siracusa con il coordinamento dei sostituti procuratori alla Dda di Catania, Alessandro La Rosa e Alessandro Sorrentino. Con le indagini, effettuate con i metodi tradizionale e con l’ausilio degli strumenti tecnici per intercettare le conversazioni telefoniche tra i trafficanti di droga, gli spacciatori e gli assuntori di droga. Alle indagini hanno fornito il loro prezioso contributo alcuni collaboratori di giustizia tra i quali Franco Satornino, dissociatosi del gruppo criminale che aveva costituito insieme all’ex pentito di mafia Lorenzo Vasile. Franco Satornino, nonostante il Collegio gli abbia riconosciuto la speciale attenuante prevista per chi collabora con la giustizia, si è visto infliggere la pena di nove anni di reclusione, esattamente come richiesto dal Pubblico Ministero La Rosa a conclusione della requisitoria. Il Collegio è stato pesantissimo con l’ex pentito Lorenzo Vasile, infliggendogli vent’anni di reclusione in quanto, assieme al Satornino, promotore del gruppo da entrambi costituito per spacciare sostanze stupefacenti. A determinare la severa condanna contro il Vasile è stato in qualche modo lo stesso Satornino che, per farsi ritenere attendibile e credibile, ha attribuito quasi tutte le responsabilità dello spaccio di droga all’ex “esattore di pizzo” del clan fondato da Agostino Urso, detto ‘u prufissuri, padre di Gianfranco Urso che, a sua volta, ha costituito una sua banda per far soldi con lo spaccio degli stupefacenti. I suoi difensori, avvocati Giambattista Rizza e Junio Celesti, sono riusciti nell’ardua impresa di farlo assolvere dall’accusa di essere coinvolto nell’incendio e nell’estorsione ai danni di Massimiliano Romano, ma nulla hanno potuto fare per farlo ritenere un semplice spacciatore di droga. Nel caso di Gianfranco Urso, la tesi della pubblica accusa è stata privilegiata dal Tribunale rispetto a quella prospettata dall’imputato, che ha reso dichiarazioni spontanee collegandosi in videoconferenza dal carcere di Terni, e dai suoi due difensori, avvocato Giambattista Rizza e Junio Celesti.
Adesso si debbono attendere novanta giorni per il deposito delle motivazioni, e poi i condannati potranno impugnare il verdetto del Tribunale penale composto dal presidente Carla Frau e dai giudici Antonella Consiglio e Liborio Mazziotta. Ovviamente non si può escludere che il Pubblico Ministero Alessandro La Rosa impugnerà la sentenza dal momento che i giudici hanno accolto solo in parte le sue richieste.

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