Il Giudice Monocratico Piccione condanna 5 medici per la morte di un ergastolano a Cavadonna

Siracusa. Il Giudice Monocratico Federica Piccione ha pronunciato il dispositivo di sentenza nei confronti dei medici Emilio Terranova, 64 anni, difeso dall’avvocato Sebastiano Teodoro; Pietro Scamporrino, 61 anni, difeso dall’avvocato Mimmo Tinella; Riccardo Gionfriddo, 66 anni, difeso dall’avvocato Santi Terranova; Corrado Di Rosa, 65 anni, difeso dagli avvocati Sebastiano Teodoro e Junio Celesti; Emanuele Pistritto, 65 anni, difeso dall’avvocata Sebastiana Vassallo; Anna Messina, 73 anni, difesa dall’avvocato Glauco Reale; Marcello Blasco, 63 anni, difeso dall’avvocato Bruno Leone, Vincenzo Milintenda, 59 anni, difeso dagli avvocati Sebastiano Teodoro e Junio Celesti, accusati di omicidio colposo ai danni del detenuto Alfredo Liotta, 41 anni, residente ad Adrano, ma deceduto nella sua cella all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna il 26 luglio 2012.
Il Giudice Piccione ha assolto i medici Pietro Scamporrino, Corrado Di Rosa e Riccardo Gionfriddo per non aver commesso il fatto, nonché il medici Giuseppe Bongiorno perché il fatto non costituisce reato.
Invece, ha riconosciuto colpevoli del reato loro ascritto di omicidio colposo i medici Vincenzo Milintenda, Emanuele Pistritto, Marcello Blasco, Emilio Terranova e Anna Messina infliggendo al Terranova un anno e nove mesi di reclusione, a Milintenda, Pistritto e Messina un anno e sei mesi di reclusione ciascuno, al Blasco un anno di reclusione.
Il Giudice Piccione ha ordinato la sospensione della pena a tutti i medici riconosciuti colpevoli, ma li ha condannati al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituitesi in giudizio. Oltre ai cinque medici è stato condannato al risarcimento dei danni il responsabile civile Ministero della Giustizia. Il Giudice Piccione ha, quindi, disposto che l’entità del risarcimento dei danni venga stabilita dal giudice civile per cui ha rinviato le parti innanzi al Tribunale Civile.
Il Giudice Monocratico ha però dichiarato immediatamente esecutiva la provvisionale alla quale sono stati condannati i cinque medici ed il responsabile civile Ministero della Giustizia disponendo che dovranno corrispondere ciascuno la somma di 80 mila euro in favore di Fabio Liotta, Nicolò Liotta e Patrizia Savoca, la somma di diecimila ciascuno in favore di Antonino Liotta e la somma di 50 mila euro ciascuno in favore di Maria Azzarello. I medici condannati e il Ministero della Giustizia dovranno pagare le spese del processo e rimborsare le spese per onorario di difesa anticipate dallo Stato con il gratuito patrocinio.
Il Giudice Monocratico ha fissato in novanta giorni il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza.
A seguito di un esposto dei congiunti del quarantunenne e dell’Associazione Antigone che si batte per i diritti dei detenuti, la Procura della Repubblica di Siracusa apriva un fascicolo per il decesso nel carcere di Cavadonna del detenuto catanese, condannato all’ergastolo per omicidio di mafia, e successivamente iscriveva nel registro degli indagati tutti i medici che avevano curato Alfredo Liotta.
Il caso venne assegnato al Pubblico Ministero Tommaso Pagano che, contestando il reato in concorso di omicidio colposo, accusava i medici di avere effettuato una diagnosi non corretta in ordine alla effettiva patologia del Liotta e di conseguenza per aver descritto in maniera molto generica e atecnica i disturbi del detenuto indicandoli come disturbi del comportamento ovvero disturbi della personalità, nonché per non aver disposto il Tso per il detenuto, per avere omesso di effettuare adeguati controlli e monitoraggi dei parametri vitali del detenuto, tra cui la misurazione del peso corporeo e gli esami ematologici, nonostante il grave e progressivo deperimento fisico del Liotta. Il detenuto, infatti, da quando era stato tradotto nella Casa Circondariale di Cavadonna si lamentava per le sue condizioni di salute che, a suo dire, erano incompatibili con l’ambiente carcerario. Tutti i medici – quindi dal Terranova in qualità di direttore sanitario del carcere agli altri suoi colleghi quali sanitari preposti a visitare i detenuti, non avevano preso in seria considerazione le lagnanze del detenuto e nemmeno si erano allarmati quando lo stesso ha smesso di rifiutare il vitto. In buona sostanza, tutti i sanitari erano convinti che il detenuto stesse facendo lo sciopero della fame o, addirittura, che stesse fingendo di non mangiare e di non bere, ma il detenuto di Adrano non mangiava perchè il suo corpo automaticamente rifiutava il cibo. A sua volta, al perito di medicina legale Giuseppe Bongiorno, 80 anni, difeso dall’avvocato Vincenzo Mellia, il Pubblico Ministero Pagano contesta il reato di omicidio colposo per non aver riferito correttamente ai giudici della Corte d’Assise di Appello di Catania, che gli avevano conferito l’esplicito incarico a seguito delle richieste dei legali dell’imputato, se le condizioni di salute dell’ergastolano fossero compatibili con l’ambiente carcerario. L’anziano medico legale sottovalutò, come i medici del carcere, il motivo che impediva al detenuto di assumere il cibo e di bere acqua e bevande. Le sue errate informazioni non consentirono alla Corte d’Assise di Appello di impartire le immediate direttive alla Direzione dell’istituto carcerario per gli interventi di soccorso da intraprendere a favore di Alfredo Liotta, tra cui quello del suo urgente ricovero in ospedale. Oppure di fare sottoporre a Tso il detenuto per permettere il suo trasferimento in un centro sanitario attrezzato per consentirgli di ricevere le necessarie cure per uscire dallo stato anerossico in cui versava. I ritardi e le omissioni dei medici nel gestire le patologie di cui era sofferente l’ergastolano, determinarono l’aggravamento delle sue condizioni di salute e il 26 luglio 2012 Alfredo Liotta moriva. 24 ore dopo la moglie, Patrizia Savoca presentava una denuncia-querela che veniva assegnata al Pubblico Ministero Tommaso Pagano, che disponeva l’autopsia e gli ulteriori accertamenti al fine di individuare i responsabili della morte di Alfredo Liotta.
Lo stesso Pubblico Ministero, a conclusione delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio degli otto medici e del perito di medicina legale di Francofonte e la sua richiesta è stata accolta dal Giudice dell’udienza preliminare Anna Pappalardo.
Contro i nove imputati si sono costituiti parte civile la vedova e il figlio di Alfredo Liotta, e l’Associazione Antigone, rappresentata in giudizio dall’avvocato Simona Filippi.
Nonostante dal Dap fosse arrivata l’autorizzazione di trasportare in ospedale il detenuto, il povero Alfredo Liotta non riuscì a uscire con i propri piedi dalla Casa Circondariale di Cavadonna poichè, per carenza di personale, la Direzione dell’istituto non riuscì ad approntare la scorta di agenti di polizia penitenziaria per assicurare la vigilanza del detenuto durante la degenza in ospedale. E mentre negli uffici del carcere si faceva la conta per mettere assieme i poliziotti della scorta, l’ergastolano si spegneva sulla branda della sua cella.
Tra l’altro, i medici legali Orazio Cascio, Fortunato Stimoli ed Eugenio Aguglio, che effettuarono l’autopsia sul corpo del detenuto, hanno detto che devastante per l’ergastolano fu “la peretta evacuativa” cui fu sottoposto da uno dei sanitari alla sbarra. I medici legali hanno ribadito che se il detenuto fosse stato condotto immediatamente in ospedale sarebbe stato certamente salvato.
Con la sua decisione il Giudice Monocratico Federica Piccione ha operato una distinzione tra i medici che ebbero inizialmente in cura il detenuto e i sanitari che lo curarono nelle fasi successive della malattia.
Ma i difensori dei medici condannati non hanno condiviso il differente trattamento operata dal Giudice Monocratico e preannunciano appello contro il verdetto.

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