Ai domiciliari l’impresario di pompe funebri di Lentini accusato di soppressione di cadavere

Catania. I giudici del Tribunale del Riesame hanno modificato la misura della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari per l’impresario di pompe funebri di Lentini Adriano Rossitto, 37 anni, tratto in arresto dai Carabinieri perché accusato di soppressione di cadavere. L’indagato, difeso dall’avvocato Giuseppe Cristiano. L’uomo, davanti al Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco, che ha emesso l’ordinanza cautelare di custodia in carcere su conforme richiesta del Pubblico Ministero Salvatore Grillo, ha fatto scena muta essendosi avvalso della facoltà di non rispondere. Il difensore dell’impresario di pompe funebri, avvocato Giuseppe Cristiano, come peraltro aveva annunciato subito dopo la conclusione dell’udienza per l’interrogatorio di garanzia, ha immediatamente proposto appello contro l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere perchè, secondo la sua opinione, le accuse mosse al suo cliente sarebbero tutte da dimostrare in quanto non è dato sapere il luogo dove sarebbe avvenuto il decesso e la causa che avrebbe provocato la morte dell’ex bancario, in pensione, Francesco Di Pietro, il cui corpo fu rinvenuto all’interno di una “Body bag”, in contrada Ciricò, territorio di Carlentini. Al penalista di Lentini era risultata stonata la frase utilizzata con enfasi dai Carabinieri e dai media affermando “Risolto il giallo del cadavere nella body bag”. Allo stato non è dato sapere sulla base di quali elementi il Tribunale del Riesame ha riformato la misura cautelare, in quanto la motivazione verrà comunicata successivamente, ma nulla vieta di pensare che abbia trovato piena condivisione la tesi del Pubblico Ministero Salvatore Grillo e l’applicazione della custodia in carcere disposta dal Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco, anche se oggi i giudici del Riesame l’hanno sostituita con quella meno afflittiva degli arresti domiciliari.
L’arresto di Adriano Rossitto, 37enne, titolare di un’agenzia funebre, residente a Lentini, è stato effettuato dai Carabinieri della Compagnia di Augusta in esecuzione ad ordinanza di applicazione della misura della custodia in carcere perchè accusato della soppressione del cadavere di Francesco Di Pietro, bancario in pensione, il cui corpo fu ritrovato il 25 agosto del 2019, denudato e privato degli effetti personali, all’interno di una “body bag” (sacca usata per la conservazione dei cadaveri) occultata dietro un muro di cinta in contrada Ciricò di Carlentini.
All’atto del ritrovamento, effettuato per caso da un passante, i Carabinieri ed il medico legale intervenuti sul posto non poterono accertare l’identità del cadavere, che si presentava nudo, senza documenti o altri segni identificativi. Le operazioni nell’immediatezza risultarono difficili poiché il corpo si presentava altresì in avanzato stato di decomposizione dovuto al fatto che la sacca utilizzata, presumibilmente a causa dello spostamento, presentava una lacerazione ed aveva quindi perso la tenuta ermetica.
Le successive indagini si indirizzarono subito ad identificare la vittima, verificando se in quei giorni nei comuni di Lentini e Carlentini o nelle zone limitrofe fosse stata segnalata la scomparsa di una persona. Si verificò così che del Di Pietro non si avevano notizie da circa una settimana.
I militari riuscirono in breve a localizzare l’automobile di proprietà dell’uomo, grazie al tracciamento del GPS installato sulla stessa, nel parcheggio dell’ospedale di Lentini, quindi in tutt’altra zona rispetto al luogo del ritrovamento del cadavere, ed avviarono, d’intesa con il Pubblico Ministero Salvatore Grillo, l’attività investigativa volta ad identificare gli autori dell’occultamento della salma, nel frattempo attribuita senza dubbio, grazie agli esami di raffronto del Dna, a Francesco Di Pietro.
Vennero dapprima acquisiti i filmati delle telecamere dell’appartamento della vittima, sito a Lentini, attraverso i quali si ebbe modo di constatare che il Di Pietro, la mattina del 21 agosto, era uscito di casa ed alla guida della sua Fiat Tipo si era diretto verso il centro storico di Lentini, senza più fare ritorno alla sua abitazione e facendo così perdere le tracce di sé. Nel medesimo contesto investigativo, per meglio comprendere la personalità e le abitudini dell’uomo vennero ascoltati i familiari, gli amici e i conoscenti del Di Pietro, ovvero i soggetti coi quali era solito intrattenersi per buona parte della sua giornata, tra cui appunto l’impresario di pompe funebri Adriano Rossitto.
Dalle audizioni si appurò quindi che la vittima, ex dipendente della banca “Carige” di Lentini in pensione, era un soggetto molto metodico e abitudinario, molto geloso della sua autovettura, una Fiat Tipo che non faceva guidare a nessuno, e che percorreva sempre le stesse strade parcheggiando sempre negli stessi posti. L’uomo frequentava assiduamente l’agenzia di onoranze funebri gestita in Lentini dal Rossitto, con cui aveva allacciato rapporti amichevoli insieme anche ad altri soggetti – anch’essi frequentatori dell’agenzia – coi quali era solito trascorrere buona parte della sua giornata.
Proprio dalle dichiarazioni del titolare dell’agenzia di onoranze funebri Adriano Rossitto è emersa fin da subito una moltitudine di significative discrepanze, avendo egli dichiarato agli organi inquirenti notizie poi non riscontrate, come quella che la vittima era solita frequentare prostitute o che aveva allacciato una relazione con una donna romena, indicata come sua “badante”. Le sue dichiarazioni apparvero quindi suggestive, ambigue, volte a sviare le attività degli investigatori dalle reali cause della scomparsa di Di Pietro.
Le indagini esperite hanno in effetti consentito di far emergere che il Di Pietro, afflitto da una condizione personale di solitudine, aveva preso a frequentare la madre del Rossitto, decedendo forse mentre era in sua compagnia. Sicché il Rossitto, probabilmente preoccupato di tutelare l’onorabilità della madre, si sarebbe prodigato per far sparire il corpo sbarazzandosene frettolosamente, ideando una serie di pratiche tese ad allontanare da sé e dalla madre la riconducibilità dell’evento.
I successivi accertamenti, anche di natura tecnica, i rilievi effettuati sulla scena del crimine, i servizi di osservazione, controllo e pedinamento, la continua attività informativa e le numerose contraddizioni in cui è più volte incappato l’indagato nei vari interrogatori sostenuti, hanno quindi consentito di acquisire una lunga serie di gravi e concordanti fonti di prova a carico del sospettato.
Tali elementi, supportati dalle risultanze degli accertamenti scientifici effettuati dai RIS dei Carabinieri di Messina sia all’interno dell’appartamento sia all’interno dell’abitacolo dell’autovettura del Di Pietro, hanno fatto emergere in maniera evidente le responsabilità di Rossitto, ed il Pubblico Ministero Salvatore Grillo, concordando con l’esito delle indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Augusta, ha richiesto ed ottenuto dal GIP l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati previsti dagli artt. 110, 411 c.p., ovvero per distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere in concorso.

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