Imbottito di psicofarmaci, il killer di Lentini non parla con il Gip e il legale chiede di riaffidarlo al Sert

Siracusa. In videoconferenza è avvenuto il faccia a faccia tra il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco e il killer di Lentini, Antonino Milone, 37 anni, collegato con la Casa Circondariale di Piazza Lanza, a Catania. Si dovrebbe tenere l’interrogatorio di garanzia, ma il lentinese è uno straccio d’uomo, a stento tiene gli occhi aperti e ha difficoltà nel parlare. Da quando è stato rinchiuso nel carcere del capoluogo etneo, dove è arrivato in condizioni psicofisiche di estrema precarietà a causa dell’assunzione di elevati dosi di cocaina o di altri stupefacenti i sanitari dell’istituto di pena lo hanno imbottito di psicofarmaci in grado di fargli attenuare i dolori derivanti dall’astinenza. D’altra parte, prima di compiere l’omicidio di Sebastiano Greco, 42 anni, e il tentato omicidio ai danni del panettiere Gabriele Amenta e la rapina aggravata ai danni del pensionato proprietario della Fiat Panda, Antonino Milone era in cura presso il Sert di Lentini, come disposto dalla magistratura che gli aveva concesso l’affidamento ai servizi sociali per espiare un residuo pena di una condanna riportata per droga e detenzione di armi. La misura però si è rivelata inefficace poiché Antonino Milone, come ormai faceva da parecchio tempo, era solito sniffare ingenti quantitativi di cocaina. Probabilmente era già sotto l’effetto della droga quando ha litigato in Via Delle Spighe con Sebastiano Greco. A sospettarlo sono stati i medici dell’ospedale di Lentini dove i Carabinieri hanno accompagnato il Milone a causa dei dolori che lamentava ad una caviglia e alla fronte, conseguenza dello schianto con un marciapiede mentre tentava di fuggire con la Fiat Panda sottratta al legittimo proprietario, che era in compagnia della moglie e del loro nipotino. I sanitari hanno capito immediatamente, da come parlava il Milone, di trovarsi alla presenza di un paziente strafatto di cocaina. E gli hanno prescritto una terapia per disintossicarsi e lenire i dolori che sarebbero insorti a causa dell’astinenza dall’assumere la polverina bianca, che in carcere nessuno gli avrebbe mai messo a disposizione. A causa delle precarie condizioni di salute del suo cliente, l’avvocato Giuseppe Di Mari ha chiesto al Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco di non lasciare in carcere Antonino Milone ma di concedergli gli arresti domiciliari e l’affidamento al Sert di Lentini, come d’altra parte previsto dalla legge che afferma che prevalente è la salute sul reato commesso dall’indagato consumatore di sostanze stupefacenti. Il Gip Migneco si è riservato poiché occorreva il parere del Pubblico Ministero Donata Costa sulla richiesta avanzata dall’avvocato Di Mari e si è limitato a convalidare il fermo già disposto dal magistrato della Procura della Repubblica, che lo ha emesso immediatamente dopo la cattura del killer di Lentini. Prima di essere riportato in cella, in killer si è scusato per non essersi potuto sottoporre all’interrogatorio di garanzia e ha detto che, appena le sue condizioni di salute glielo consentiranno, chiederà di essere interrogato dal Pubblico Ministero Donata Costa. Il sostituto procuratore Costa contesta ad Antonino Milone i reati di omicidio volontario aggravato ai danni dei Sebastiano Greco, di tentato omicidio aggravato ai danni di Gabriele Amenta, di rapina aggravata ai danni del proprietario della Fiat Panda, di detenzione e porto illegale di armi e adesso anche di detenzione e porto di una mitraglietta Skorpion che i Carabinieri gli hanno trovato nel momento dell’arresto. Gli stessi reati vengono contestati al pregiudicato di Lentini Shasa Antony Bosco, 29 anni, amico del Milone. Nei confronti del Bosco, assistito dall’avvocato Rosario Frigillito, già il Gip Migneco ha disposto la misura della custodia in carcere per tutti i reati che il Pubblico Ministero Costa gli contesta in concorso con l’autore materiale dell’omicidio volontario ai danni di Sebastiano Greco, del tentato omicidio ai danni del panettiere Amenta e della rapina ai danni del proprietario della Fiat Panda.
L’omicidio del Greco e il tentato omicidio del panettiere Amenta si sono verificati nella mattinata del 10 ottobre, in Via Delle Spighe, a Lentini. Quel giorno il Milone ha prima ammazzato Sebastiano Greco e successivamente ha gambizzato il panettiere Gabriele Amenta, esplodendogli contro un colpo di pistola al polpaccio per essersi rifiutato di accompagnarlo a Catania. Poi, nelle vicinanze dell’ufficio postale, ha esploso degli ulteriori colpi di pistola, questa volta per aria, al fine di costringere il conducente di una Fiat Panda a scendere dal veicolo, assieme alla consorte e alla loro nipotina. Postosi alla guida della Panda il Milone è fuggito ma, dopo una cinquantina di metri, è andato a sbattere contro un marciapiede. Sceso dal veicolo, il killer si è dato a precipitosa fuga a piedi e per cinque giorni è riuscito a sfuggire alle battute di caccia intraprese dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato per assicurarlo alla giustizia. Nella serata di ieri, sfinito e affamato, si è consegnato ai Carabinieri, ponendo così fine alla latitanza.
Sulla sanguinosa mattinata di sabato 10 ottobre agli atti processuali c’è la ricostruzione dei fatti effettuata dal lentinese Shasa Antony Bosco, difeso dall’avvocato Rosario Frigillito, Il lentinese ha riferito che quel sabato mattina del 10 ottobre si è presentato nella sua abitazione il Milone che gli ha chiesto di fargli compagnia perché aveva litigato con una persona in Via delle Spighe. Milone, alla guida di uno scooter, dopo aver imbarcato il Bosco, ha raggiunto una località dove ha prelevato delle armi che erano nascoste tra i rovi. Bosco ha detto di avergli chiesto che intenzioni avesse ma il Milone gli ha risposto “Zitto, altrimenti ti sparo”. Dopo essersi armato – ha aggiunto Shasa Antony Bosco – “il Milone ha raggiunto Via delle Spighe e si è messo alla ricerca della persona con cui aveva litigato. Pochi minuti dopo ho sentito gli spari e ho visto che Milone aveva colpito una persona, probabilmente la stessa persona con cui il Milone aveva avuto la lite prima di venire a casa mia. Milone mi ha raggiunto e, guidando lo scooter, si è avviato verso Via Alaimo, ma durante il tragitto lo scooter è stato affiancato da una Bmw e il Milone ha fatto il segnale di ferrmarsi al conducente della macchina. Quello si è fermato e il Milone gli ha chiesto di accompagnarlo all’ospedale. Ha parcheggiato lo scooter e io e il Milone siamo saliti a bordo della Bmw. Il Milone ha poi chiesto al conducente della Bmw di accompagnarlo in un altro posto anziché all’ospedale e quello gli ha risposto che non lo avrebbe accompagnato in nessun posto e ci ha invitati a scendere. Milone si è arrabbiato e gli ha urlato: “Va bene, ma ora ti sparo”. E ha sparato un colpo di pistola alle gambe. Poi, dopo essere scesi dalla Bmw – ha aggiunto Shasa Antony Bosco – il Milone ha fermato una Panda, puntando la pistola contro il conducente. Questo episodio si è verificato in Via Alaimo, a pochi metri di distanza delle Poste. Io mi sono allontanato a piedi e pochi minuti dopo ho sentito dei colpi di pistola. Poi ho saputo, da persone che si trovavano davanti alle Poste, che Milone aveva “rubato” la macchina ad un pensionato, costringendolo a dargliela”. La scena di cui parla il Bosco è quella che ha per vittime il proprietario di una Fiat Panda, sua moglie e il loro nipotino. Il resto della storia lo raccontano i Carabinieri di Lentini, grazie alle deposizioni rese dagli occupanti della Fiat Panda e da altri testimoni. Il Milone si mette alla guida della Panda e si allontana da Via Alaimo. Ma dopo nemmeno cinquanta metri è andato a sbattere violentemente contro un marciapiede. Il motore si è spento e il Milone non è riuscito a riaccenderlo. Così abbandona la Fiat Panda e fugge. Da quel momento nessuno sa dare notizie sul suo conto. Antonino Milone è irreperibile. Ancora nei suoi confronti la magistratura non ha spiccato l’ordine di cattura. Nelle carte inviate al Gip per la posizione processuale di Shasa Antony Bosco, si legge che è indagato del reato di omicidio volontario pluriaggravato anche Antonino Milone, attualmente irreperibile. Il Gip Migneco non ha accolto la richiesta dell’avvocato Rosario Frigillito, tesa ad ottenere gli arresti domiciliari per Shasa Antony Bosco. Ma, nelle otto pagine di ordinanza, il Gip Migneco spiega perché il cliente dell’avvocato Frigillito è coinvolto a pieno titolo nell’omicidio ai danni di Sebastiano Greco, nel tentato omicidio di Gabriele Amenta e nel reato di detenzione e porto di armi.

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