Operazione Eclipse: il Gup Lorenzetti infligge pene più pesanti rispetto alle richieste del PM Sorrentino

Catania. Con la lettura del dispositivo di sentenza si è concluso il processo di primo grado nei confronti di sette avolesi, coinvolti nell’operazione antidroga denominata Eclipse, eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Noto e della Stazione di Avola il 18 gennaio dello scorso anno. Quel giorno vennero arrestati quattordici avolesi, tutti accusati di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. In sette hanno optato per il processo con rito ordinario, che è ancora in corso di svolgimento innanzi al Tribunale penale di Siracusa, i restanti sette hanno invece scelto il giudizio con rito abbreviato, una scelta dettata dalla prospettiva di poter ottenere un congruo sconto di pena nel caso in cui il Gup Luca Lorenzetti avesse deciso di riconoscerli colpevoli. E, ahimè per loro, sono stati riconosciuti colpevoli, nonostante le brillanti arringhe dei difensori, avvocati Puccio Forestiere, Alvise Troja, Natale Vaccarisi, Annamaria Campisi, Maria Caltabiano, Salvatore Pappalardo e Salvatore Liotta.
Il Giudice dell’udienza preliminare Luca Lorenzetti ha condannato alla pena di anno nove e quattro mesi di reclusione ciascuno Sebastiano Amore, Gianluca Vaccarisi, Giuseppe Tiralongo, Paolo Nastasi e Gianni Di Maria. Il Gup Lorenzetti ha inflitto la pena di dieci anni di reclusione a Corrado Vaccarella e ha condannato alla pena di diciotto anni di reclusione Corrado Lazzaro.
Per i primi cinque imputati il Gup Lorenzetti ha accolto le richieste del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino in sede di requisitoria, mentre per gli imputati Vaccarella e Lazzaro è andato oltre alle stesse richieste del sostituto procuratore Sorrentino in servizio alla Procura Distrettuale Antimafia di Catania.
Il dispositivo di sentenza è stato letto nella tarda serata dell’11 novembre. Il Gup Lorenzetti ha preso novanta giorni di tempo per il deposito delle motivazioni della sentenza. I difensori dei sette avolesi condannati hanno preannunciato appello poiché mettono in discussione il verdetto del Gup Lorenzetti in ordine alla sussistenza del reato associativo.
Nessun commento da parte del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, che a conclusione della requisitoria aveva chiesto per Sebastiano Amore, Corrado Vaccarella, Gianluca Vaccarisi, Giuseppe Tiralongo, Giovanni Di Maria e Paolo Nastasi la condanna alla pena di nove anni e quattro mesi di reclusione ciascuno, mentre per Corrado Lazzaro aveva auspicato la pena di quattordici anni di reclusione in considerazione della circostanza aggravante che gli viene contestata di essere uno dei promotori del traffico di droga.
L’attenzione adesso è rivolta al processo degli altri avolesi coinvolti nell’operazione antidroga Eclipse che vengono giudicati dal Tribunale penale di Siracusa (Giuseppina Storaci; a latere, Antonio Dami e Alfredo Spitaleri). Nel processo con rito ordinario sono alla sbarra Paolo Zuppardo, Monica Campisi, Giuseppe Capozio Junior, Concetta Cavarra, Vincenzo Di Stefano, Paolo Liotta, tutti difesi dagli avvocati Natale Vaccarisi e Antonino Campisi, mentre viene giudicato in contumacia il latitante Davide Nobile, assistito dall’avvocata Maria Caltabiano.
L’operazione denominata “Eclipse” è stata effettuata il 18 gennaio scorso dai Carabinieri della Compagnia di Noto e dai loro colleghi della Stazione di Avola i quali, su richiesta del Gip del Tribunale etneo e del Pubblico Ministero Alessandro Sorrentino, sostituto procuratore alla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, hanno arrestato Sebastiano Amore, 38 anni, detenuto nel carcere di Cavadonna, difeso dall’avvocato Natale Vaccarisi; Monica Campisi, 32 anni, agli arresti domiciliari, assistita dagli avvocati Natale Vaccarisi e Antonino Campisi; Giuseppe Junior Capozio, 33 anni, detenuto a Cavadonna, difeso dall’avvocato Antonino Campisi; Concetta Cavarra, 34 anni, agli arresti domiciliari, difesa dagli avvocati Antonino Campisi e Natale Vaccarisi; Vincenzo Di Stefano, 27 anni, agli arresti domiciliari, difeso dall’avvocato Natale Vaccarisi; Giovanni Di Maria, 31 anni, detenuto nel carcere di Piazza Lanza di Catania, difeso dagli avvocati Natale Vaccarisi e Antonino Campisi; Corrado Lazzaro, 33 anni, detenuto nella Casa Circondariale di Bicocca di Catania, assistito dall’avvocato Antonino Campisi; Paolo Liotta, 38 anni, difeso dagli avvocati Antonino Campisi e Natale Vaccarisi; mentre era sfuggito alla cattura Davide Nobile, 37 anni, che risulta latitante dall’8 marzo 2019, difeso dall’avvocato Maria Caltabiano.
Nell’elenco non figura più l’avolese Giuseppe Bianca, 35 anni, al quale il Tribunale del Riesame il 6 febbraio scorso ha annullato l’ordinanza cautelare di custodia in carcere per assoluta carenza degli indizi. Il Bianca, assistito dall’avvocato Natale Vaccarisi, dopo aver trascorso 19 giorni in carcere, è ritornato in libertà grazie al provvedimento del Riesame di Catania ed il Pubblico Ministero Sorrentino ha scelto di archiviare la sua posizione.
Le accuse contestate sia agli imputati rinviati a giudizio sia a quelli che hanno scelto il rito abbreviato, vanno dal traffico di sostanze stupefacenti e allo spaccio, dall’associazione a delinquere di stampo mafioso (il reato viene contestato a Giuseppe Capozio, Paolo Zuppardo, Vincenzo Di Stefano) alla tentata estorsione ai danni di Vincenzo Guglielmino, titolare della EF Servizi Ecologici srl, padre del legale rappresentante della GV Servizi Ambientali srl, società quest’ultima che gestisce la raccolta dei rifiuti nel Comune di Rosolini, cui il Capozio – in concorso con Paolo Zuppardo e Vincenzo Di Stefano – cercò di costringerlo ad assumere diverse unità di personale da loro indicate e a dare la buonuscita a Paolo Piccione, trasferito dalla sede di Rosolini a quella di Avola. Inoltre Zuppardo e Capozio debbono rispondere di minacce rivolte a Vincenzo Guglielmino, dicendo ad Alfredo Grasso, responsabile dei servizi di Ecologia di Rosolini: “Ma non è che può fare il finto tonto con me Guglielmino, hai capito?…”; “…A me può mandare le persone migliori… non ti arrabbiare, a me proprio me la succhiano; e poi a quelli che mi deve mandare, me li deve mandare buoni, ti saluto”. “…Quando ad Avola succede qualcosa io so tutto”. Vincenzo Di Stefano deve dare conto dell’accusa di avere appiccato il fuoco ad una macchina bobcat di proprietà della GV Servizi Ambientali srl, ad un’auto Fiat Punto di proprietà di Anna Fiorenza, moglie di Alfredo Grasso e ad un autocarro Fiat di proprietà del Comune di Rosolini.
Paolo Zuppardo, Giuseppe Junior Capozio, Corrado Lazzaro, Corrado Vacarella, Monica Campisi, Giuseppe Tiralongo, Gianluca Vaccarisi, Paolo Nastasi, Sebastiano Amore, Concetta Cavarra, Giovanni Di Maria debbono rispondere di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti e di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Inoltre Zuppardo, Monica Campisi, Capozio e Lazzaro sono chiamati a rispondere del reato di cui all’articolo 73 della legge sugli stupefacenti e di associazione di stampo mafioso.
A Paolo Zuppardo viene contestato il reato di minacce gravi contro il sindaco di Avola, Luca Cannata, al quale gliele ha rivolte mediante un post pubblicato su Facebook il 25 marzo 2017. “Ti prometto il giorno che ti dimetti sarai il primo che manderò in ospedale. Lo giuro davanti a tutti”. Le accuse mosse dai Carabinieri e dal Pubblico Ministero Sorrentino ai 14 imputati dell’operazione Eclipse indussero il Ministero dell’Interno a chiedere al Prefetto di Siracusa inviare i commissari d’indagine al Comune di Avola al fine di verificare se sussistano le condizioni per lo scioglimento dell’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Cannata per infiltrazioni mafiose. Gli accertamenti effettuati si sono conclusi con un nulla di fatto in quanto non ci furono condizionamenti degli amministratori comunali e infiltrazioni mafiose al Comune di Avola.

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