Omicidio Boscarino, giovedì mattina la requisitoria dei Pm contro i fratelli De Simone e Greco

Catania. Il processo di secondo grado che vede sul banco degli imputati i fratelli Christian e Roberto De Simone e il loro amico Davide Greco sta per entrare sulla dirittura d’arrivo. Giovedì mattina, 19 novembre, i giudici della terza sezione della Corte d’Assise di Appello (presidente, Rosario Cuteri; a latere, Stefania Catania) daranno la parola ai Pubblici Ministeri Tommaso Pagano e Gaetano Bono per illustrare la loro requisitoria nei confronti dei tre giovani di Priolo Gargallo, condannati al processo di primo grado alla pena dell’ergastolo dalla Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo). C’è attesa per la requisitoria dei due magistrati della Procura della Repubblica di Siracusa per scoprire se ribadiranno la richiesta che avanzarono alla Corte d’Assise di Siracusa, ossia di condannare alla pena dell’ergastolo soltanto Christian De Simone, quale autore materiale dell’omicidio di Alessio Boscarino, e di infliggere la pena di 30 anni di reclusione ciascuno a Roberto De Simone e Davide Greco, per non avere esploso alcun colpo di pistola contro il morto ammazzato. Oppure se hanno cambiato idea optando anche loro nel richiedere la condanna al carcere a vita per i tre imputati alla sbarra. Dopo la requisitoria dovrebbe parlare anche l’avvocato Domenico Mignosa legale della madre del giovane ucciso il 4 dicembre 2016, signora Rosa Boscarino, che si è costituita parte civile contro i tre giovani imputati. I difensori dei fratelli De Simone, avvocati Puccio Forestiere e Sebastiano Troia, e il difensore di Davide Greco, avvocato Antonio Zizzi, dovrebbero parlare in una successiva udienza che la Corte d’Assise di Appello non ha ancora stabilito quando tenerla: o entro la fine del mese di novembre oppure agli inizi del prossimo mese di dicembre. Al processo di primo grado, dopo poco più di cinque ore di camera di consiglio, la Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo) ha riconosciuto colpevoli i fratelli Christian e Roberto De Simone, rispettivamente di 37 e 31 anni, e Davide Greco, 33 anni, dell’omicidio di Alessio Boscarino, 24 anni, ucciso a colpi di pistola, la sera del 4 dicembre 2016, in Via Tasso, a Priolo Gargallo. A sorpresa, la Corte ha inflitto la pena dell’ergastolo non solo a Christian De Simone, presunto autore materiale dell’omicidio, ma anche a Roberto De Simone e Davide Greco per i quali i Pubblici Ministeri Tommaso Pagano e Gaetano Bono avevano chiesto la condanna a 30 anni di reclusione, e solo per il primo la pena del carcere a vita. Tra l’altro, la Corte ha sconfessato il Pubblico Ministero Pagano in quanto ha escluso la circostanza aggravante della premeditazione che viceversa era stata contestata ai tre giovani di Priolo Gargallo dal magistrato della Procura della Repubblica che, dal giorno del delitto, ha coordinato le indagini degli investigatori del Commissariato della Polizia di Stato di Priolo. Inoltre, la Corte d’Assise di Siracusa ha condannato i tre imputati al risarcimento del danno a favore della parte civile, signora Rosa Boscarino, madre della vittima, da liquidarsi in separata sede ma ha disposto una provvisionale di centomila euro “che si dichiara provvisoriamente esecutiva”, nonchè ha stabilito che i condannati dovranno rifondere le spese sostenute dalla parte civile “che si liquidano in complessivi euro 4.500 euro”. La Corte ha interdetto perpetuamente i tre imputati e ha disposto, altresì, l’interdizione legale durante la pena e la decadenza dalla responsabilità genitoriale.
Per capire meglio la dinamica dell’evento mortale va ricordato che il ventiquattrenne Alessio Boscarino fu ucciso a colpi di pistola in Via Tasso la sera del 4 dicembre del 2016. La mamma della vittima, Rosa Boscarino, innanzi ai giudici ha detto che a fargli il nome di Christian De Simone come il killer del proprio figlio, è stato Giovanni Turlà, il quale, però, ha negato di averglielo detto. Turlà dice di aver “assecondato” la signora Rosa Boscarino, che gli aveva fatto il lavaggio mentale dicendogli ripetutamente: tu devi dire di aver visto Christian De Simone esplodere i colpi di pistola contro mio figlio. E quando i Pubblici Ministeri hanno letto la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate dalla Polizia all’interno del Commissariato dove erano stati convocati la madre di Alessio Boscarino, Giovanni Turlà ed Erika Mangiafico, fidanzata del morto ammazzato, ancora una volta il teste ha risposto dicendo che lui “assecondava” la mamma di Alessio dicendole frasi di circostanza che la donna, affranta dal dolore, apprezzava tantissimo. Però Giovanni Turlà alle contestazioni dei rappresentanti della pubblica accusa ha replicato dicendo: “Io glielo dissi alla mamma di Alessio che non me la sentivo di accusare i fratelli De Simone. “Se tuoi vuoi vendicarti fallo pure, ma non sarò io a farli condannare perchè non ho visto nè Christian nè suo fratello uccidere tuo figlio”.
Altro testimone da cui la pubblica accusa si aspettava molto molto di più è Andrea Fioravante, indicato come teste oculare dell’omicidio. Quest’ultimo ha detto di avere bevuto bevande alcoliche la sera del delitto e di essere rimasto in macchina perchè, essendo ubriaco, non riusciva a camminare, mentre Alessio Boscarino e Giovanni Limeri sono scesi dal veicolo per andare a comprare alcune bottiglie di birra al bar “Scacco matto”. “Io ho sentito dei rumori e poi delle urla e sono sceso dalla macchina, ma quando sono arrivato dove era stato commesso l’omicidio già Alessio era morto” – ha dichiarato Andrea Fioravanti. A sua volta, Erika Mangiafico, la cui deposizione è stata contrassegnata da troppi “non ricordo” – ha dichiarato di avere visto arrivare una macchina dalla quale è scesa una persona che poi ha esploso i colpi di pistola contro il suo fidanzato. “Il killer poi si è allontanato senza che io potessi vedere il suo volto”. La testimone ha dichiarato che la Polizia le aveva mostrato l’album delle fotografie dei pregiudicati ma lei ha precisato di non aver riconosciuto alcuna persona. Giovanni Limeri, nelle fasi delle indagini preliminari, disse di avere trascorso la serata in compagnia del Boscarino e del Fioravante e che si erano ubriacati tracannando bevande alcoliche. Poi, dopo aver svuotato le bottiglie di liquori, si sono recati al pub-bar di San Focà per acquistare delle bottiglie di birra. All’interno del locale Boscarino aveva avuto uno scontro verbale con uno dei De Simone ma poi lui e la vittima sono ritornati a prendere la macchina dove era rimasto il Fioravante completamente ubriaco. Sono ritornati a Priolo e Boscarino ha parcheggiato l’auto sotto la propria abitazione. Giovanni Limeri è stato sentito dalla Corte d’Assise di Appello e ha smentito la versione della madre di Alessio Boscarino che ha dichiarato che i fari della macchina avevano permesso a lei e allo stesso Limeri, conducente della vettura, di vedere il volto della persona che si allontanava dal posto in cui fu ucciso suo figlio. Per la mamma di Alessio Boscarino, si trattava di Christian De Simone. Ma per Giovanni Limeri la signora Boscarino avrebbe preso un abbaglio.

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