Traffico di droga: all’appello bis assolti Graziano Nocita, Marcello Alberghina e Salvatore Mira

Catania. I giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello, decidendo a seguito di annullamento con rinvio della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catania in data 19 aprile 2016, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Siracusa il 27 marzo 2015, hanno assolto Marcello Alberghina, Graziano Nocita e Salvatore Mira dal reato di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti perché il fatto non sussiste. La Suprema Corte di Cassazione, accogliendo la richiesta del Procuratore Generale, aveva annullato la sentenza della seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catania pronunciata nei confronti di Marcello Alberghina, Graziano Nocita e Salvatore Mira, condannati in primo e secondo grado per traffico di droga. Dai giudici del processo d’appello Marcello Alberghina e Graziano Nocita sono stati condannati alla pena di tredici anni e sei mesi di reclusione ciascuno, entrambi difesi dall’avvocato Giambattista Rizza, mentre Salvatore Mira alla pena di quattro anni e sei mesi di reclusione, assistito dall’avvocato Carmen Toro. Al vaglio della Corte di Cassazione c’era pure la posizione processuale di Vincenzo Alberghina, fratello di Marcello Alberghina. I giudici della Corte d’Appello di Catania, pur avendolo assolto con formula ampiamente liberatoria dall’articolo 74 della legge sugli stupefacenti (in primo grado, Vincenzo Alberghina era stato condannato alla pena di tredici anni e tre mesi di reclusione dal Tribunale penale di Siracusa), avevano riesumato l’imputazione di violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti con l’annotazione che venissero effettuati gli opportuni approfondimenti volti ad accertare quale fosse il rapporto nell’ambito dell’attività di spaccio della droga tra Vincenzo Alberghina e suo fratello Marcello, a causa della condanna da quest’ultimo riportata per traffico di stupefacenti. I giudici della sesta sezione penale della Corte di Cassazione hanno però ritenuto priva di valenza giuridica l’annotazione della Corte d’Appello in quanto Vincenzo Alberghina per il reato di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti era stato già assolto dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Siracusa. Per cui, come sottolineato dal difensore di Vincenzo Alberghina nei motivi di ricorso, avvocato Salvatore Pappalardo, i giudici della Suprema Corte, ritenendo definitivamente archiviata la sentenza assolutoria del Gup del Tribunale di Catania, hanno annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello emessa a carico dell’ex carabiniere. Vincenzo Alberghina, diventato un eccellente pasticcere, arte che ha appreso durante i lunghi soggiorni trascorsi in carcere sempre per motivi connessi alla detenzione e allo spaccio degli stupefacenti, per il reato di traffico di cocaina, contestatogli nell’ambito dell’operazione antidroga “Pac Man”, ha espiato oltre due anni e otto mesi prima di essere scarcerato dalla Corte d’Appello di Catania a seguito della sentenza di assoluzione per non avere commesso il fatto.
Al processo di primo grado, il Pubblico Ministero Antonino Nicastro, che aveva ricevuto la delega dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catania di rappresentare la pubblica accusa, aveva chiesto la condanna di Marcello Alberghina e Graziano Nocita alla pena di venti anni e sei di reclusione, nonchè la condanna di Vincenzo Alberghina alla pena di undici anni di reclusione e la condanna di Salvatore Mira alla pena di sei anni di reclusione.
Alla sbarra siedevano anche Vincenzo Bellomo e Valentina Fortezza condannati a un anno di reclusione e pertanto i due imputati hanno rinunciato ad impugnare il verdetto.
I difensori dei ricorrenti – avvocato Giambattista Rizza per Graziano Nocita e Marcello Alberghina, avvocato Salvatore Pappalardo per Vincenzo Alberghina e avvocato Carmen Toro per Salvatore Mira avevano chiesto l’annullamento della sentenza del processo di secondo grado senza rinvio. Ma i giudici della Cassazione hanno disposto come richiesto dal procuratore generale di annullare la sentenza con rinvio per i ricorrenti Graziano Nocita, Marcello Alberghina e Salvatore Mira, ordinando la trasmissione del fascicolo alla Corte d’Appello di Catania, difformemente composta, affinchè decidesse la pena da irrogare ai tre trafficanti di cocaina sulla base della legge Iervolino e non su quella firmata dall’ex ministro Giovanardi, che non faceva alcuna differenza tra droghe pesanti e droghe leggere. Invece, per l’ex carabiniere Vincenzo Alberghina la Corte di Cassazione ha accolto le considerazioni dell’avvocato Salvatore Pappalardo e ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Catania.
L’operazione antidroga denominata “Pac Man” fu eseguita dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Augusta. Gli agenti, pedinando a distanza i trafficanti di droga, appena questi ultimi nascondevano o sottoterra oppure nelle fessure dei muri di cinta gli involucri pieni di cocaina, uscivano dal nascondiglio e si impossessavano dello stupefacente, provocando la fortissima irritazione degli imputati in quanto non riuscivano a capire chi fossero i ladri. Grandissima fu la loro sorpresa quando scoprirono che a “rubare” i quantitativi di cocaina fossero stati gli agenti del Commissariato della Polizia di Stato. Ma i narcotrafficanti non ebbero modo e tempo di studiare delle contromosse per non farsi soffiare da sotto il naso la cocaina, poichè si ritrovarono tutti ammanettati e rinchiusi in carcere. Una volta trascinati a giudizio, gli imputati di traffico di droga sono stati tutti riconosciuti colpevoli e condannati a pene piuttosto pesanti, ma miti rispetto a quelle sollecitate dal Pubblico Ministero. E con loro sono stati condannati anche Vincenzo Bellomo e Valentina Fortezza, coinvolti nella vicenda poichè accusati di violazione dell’articolo 73 della legge sugli stupefacenti.
Tra l’altro Marcello Alberghina e Graziano Nocita si sono visti confiscare case e terreni, che secondo gli inquirenti e i giudici erano stati costituiti con denaro di illecita provenienza.
Alla luce della ingiusta detenzione patita dal momento dell’operazione “Pac Man” fino alla sua assoluzione al processo di secondo grado, Vincenzo Alberghina sta meditando se proporre istanza alla Corte d’Appello di Catania per ottenere un congruo risarcimento. L’ex carabiniere, oggi affermato pasticcere di successo, vorrebbe chiedere duecentomila euro di risarcimento ma il suo difensore lo invita a non fare dei passi azzardati anche in considerazione delle molteplici condanne riportate per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Adesso finalmente è stata pronunciata la sentenza della Corte d’Appello di Catania che ha dichiarato non sussistente il reato di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti. Per gli accusati una magra consolazione se si pensa agli anni trascorsi in carcere per la detenzione preventiva imposta dal legislatore per questo tipo di reato.
Nessuno dei giudici dei Collegi giudicanti dei processi di primo e secondo grado ha pagato per il grave errore commesso. Anzi alcuni sono stati premiati con nomine direttive in importanti uffici giudiziari della Sicilia.
Per onore della verità processuale, i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello di Catania, limitatamente al capo B) della rubrica (detenzione ai fini di spaccio di cocaina) hanno riconosciuto la continuazione con i fatti giudicati con sentenza del Gup di Siracusa il 2 ottobre 2019 (definitiva il 31 gennaio 2011) determinando l’aumento della pena già inflitta nei confronti di Marcello Alberghina e Graziano Nocita nella misura di un anno e sei mesi di reclusione e duemila euro di multa ciascuno.

CONDIVIDI