L’ex pentito Gaetano Cassia: “Lillo il bello mi disse che Nuccio Zocco fu ucciso per debiti di droga”

Siracusa. Con le deposizioni dell’ex pentito Gaetano Cassia e del commissario della Polizia di Stato Paolo Lo Bianco si è conclusa la fase dibattimentale del processo a carico di Salvatore Sinatra accusato di avere ucciso oltre venticinque anni fa in Via Bignami, nei pressi di piazza Santa Lucia, Salvatore Daidone.
Salvatore Sinatra, 49 anni, accusato dell’omicidio di Sebastiano Daidone, avvenuto in Via Luigi Bignami il 24 gennaio 1994, viene giudicato a piede libero dai giudici della Corte d’Assise di Siracusa (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Carla Frau). L’imputato fino all’udienza svoltasi 24 ore fa non si è mai presentato in aula per protestare la propria innocenza. L’uomo è difeso d’ufficio dall’avvocato Lilian Saccà. Il Pubblico Ministero Carlo Enea Parodi è convinto della sua colpevolezza, ma i testimoni da lui citati non hanno fornito alcun elemento a favore della tesi della pubblica accusa. Gli ultimi due testimoni citati dal sostituto procuratore Carlo Enea Parodi avrebbero dovuto fornire degli elementi probatori di una certa rilevanza a favore della tesi dell’accusa, ma così non è stato. L’ex pentito Gaetano Cassia, che a Siracusa viene ricordato come spacciatore di sostanze stupefacenti, non ricordava più nulla delle dichiarazioni rese nel 2013 anno in cui iniziò a collaborare con la giustizia. Per stimolarne la memoria il Pubblico Ministero gli ha mosso numerose contestazioni, rileggendo pagine intere di dichiarazioni rese dal Cassia. Il quale, nel corso del suo esame, ha riferito che quando seppe dell’omicidio di Salvatore Daidone aveva 17 anni e di averlo appreso mentre si trovava nell’abitazione di Stefano Giarratana, detto “Lillo il bello”, sita alla Mazzarrona. Oltre a lui, a casa di Stefano Giarratana si trovava anche Frank Visicale. Uno dei presenti, ma il teste non ricorda chi tra Giarratana e Visicale, parlò dell’omicidio di Salvatore Daidone, conosciuto con le generalità di Nuccio Zocco. Il quale – secondo quanto appreso dal Cassia – fu ucciso per avere contratto dei debiti di droga, nel senso che non aveva pagato le dosi che aveva ricevuto dagli spacciatori. Ad ucciderlo sarebbero state due persone, indicate da Gaetano Cassia in Corrado e Carmelo Famà. I due Famà si recarono a casa del Giarratana per farsi dare una pistola per uccidete il Daidone, ma da “Lillo il bello” avrebbero ricevuto un secco rifiuto. Però i due Famà, a omicidio commesso, avrebbero confidato al Giarratana il delitto. Gaetano Cassia ha rivelato che Salvatore Sinatra è conosciuto negli ambienti dello spaccio con le generalità di Salvatore Famà. Circostanza questa confermata dal commissario Paolo Lo Bianco il quale, sempre rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Parodi, ha riferito di avere sentito numerose persone orbitanti nell’ambiente della mala siracusana tra cui Giuseppe Fazio, Giuseppe Curcio, Berretta Saporoso, Gaetano Cassia. Le notizie più significative sul delitto del Daidone il commissario le ha avute riferite dal Fazio il quale, però, poi ebbe a ritrattarle. Anche l’investigatore della Polizia ha saputo dalle sue fonti che l’omicidio del Daidone è avvenuto per un regolamento di conti nell’ambiente degli spacciatori di sostanze stupefacenti. Il testimone ha riferito che, quando ebbe a recarsi al ronco primo di Via Luigi Bignami, né lui né gli altri suoi colleghi rinvennero i bossoli, per cui ritennero che la vittima fosse stata colpita a morte con un revolver. Le sue fonti gli rivelarono che uno degli autori dell’omicidio si chiamava Salvatore Famà che poi altro non è che l’attuale imputato Salvatore Sinatra.
La Corte d’Assise ha quindi rinviato il processo all’udienza del 27 novembre, alle ore 11,30, per la requisitoria del Pubblico Ministero Carlo Enea Parodi e per l’arringa difensiva dell’avvocato Lilian Saccà. Al termine dei due interventi, la Corte entrerà in camera di consiglio per deliberare il verdetto che leggerà in aula nella stessa giornata del 27 novembre.

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