Omicidio Boscarino, tutti presenti tranne i 3 imputati: processo rinviato all’11 febbraio 2021

Catania. Nell’aula del Palazzo di giustizia di Catania sono presenti giudici togati e giudici popolari della Corte d’Assise di Appello, i due Pubblici Ministeri Tommaso Pagano e Gaetano Bono arrivati da Siracusa, l’avvocato Domenico Mignosa che assiste la parte civile, gli avvocati Puccio Forestiere, Sebastiano Troia e Antonio Zizzi che difendono i fratelli Christian e Roberto De Simone e il loro amico Davide Greco. Non ci sono, però, i tre imputati. Si apprende che si trovano a bordo di un cellulare della Polizia Penitenziaria in viaggio da Trapani a Palermo per potersi collegare in videoconferenza con l’aula giudiziaria del Tribunale etneo. Alle 12,30 però non sono arrivati a destinazione e la Corte d’Assise di Appello (presidente, Rosario Cuteri; a latere, Stefania Scarlata) pone fine all’attesa e rinvia il processo all’udienza dell’11 febbraio del prossimo anno. Incidenti che possono capitare. Quale sia stato l’inconveniente nessuno lo ha comunicato, ma non si può però escludere che carenza di organici per il Covid-19 e imprevisti dell’ultimissima ora abbiano determinato il mancato arrivo dei tre imputati nel carcere in cui si sarebbero dovuto collegare per la videoconferenza con l’aula del Tribunale del capoluogo etneo. E’ stata colta impreparata anche la Corte d’Assise di Appello, che oltre al processo a carico dei tre giovani di Priolo Gargallo appellanti contro la condanna all’ergastolo loro inflitta dai giudici della Corte d’Assise di Siracusa in quanto riconosciuti colpevoli dell’omicidio del ventiquattrenne Alessio Boscarino, aveva fissato sempre per l’odierna mattinata del 19 novembre, un secondo processo. E, pur avendo dato la precedenza al processo dei tre giovani di Priolo Gargallo, causa il loro mancato arrivo nel carcere dal quale avrebbero dovuto collegarsi per la videoconferenza, è stata costretta ad invertire l’ordine di chiamata dei due processi fissati molto tempo addietro. Ma alle 12,30 visto che ai monitor non comparivano i volti dei fratelli Christian e Roberto De Simone e di Davide Greco, la Corte ha preso la decisione di rinviare le dichiarazioni spontanee dei tre imputati, la requisitoria dei Pubblici Ministeri Pagano e Bono e l’arringa dell’avvocato Domenico Mignosa all’11 febbraio del 2021.
Al processo di primo grado i Pubblici Ministeri Pagano e Bono hanno chiesto la condanna all’ergastoio soltanto per Christian De Simone, mentre per Roberto De Simone e Davide Greco hanno chiesto la pena di 30 anni di reclusione ciascuno. Il legale della parte civile, avvocato Domenico Mignosa, si è associato alle conclusioni dei due magistrati della Procura di Siracusa e ha chiesto alla Corte di condannarli al pagamento di una provvisionale e al risarcimento dei danni. L’avvocato Antonino Zizzi, in difesa di Davide Greco, e gli avvocati Puccio Forestiere e Sebastiano Troia, difensori dei fratelli De Simone, hanno chiesto, invece, l’assoluzione dei tre giovani di Priolo Gargallo. Dalla camera di consiglio, invece, è arrivata la doccia fredda per le Difese dei tre imputati e una bacchettata per i due Pubblici Ministeri. Infatti, la Corte d’Assise (presidente, Tiziana Carrubba; a latere, Livia Rollo) ha condannato tutt’è tre gli imputati alla pena dell’ergastolo.
Il ventiquattrenne Alessio Boscarino fu ucciso a colpi di pistola in Via Tasso la sera del 4 dicembre del 2016. La mamma della vittima, Rosa Boscarino, innanzi ai giudici ha detto che a fargli il nome di Christian De Simone come il killer del proprio figlio, è stato Giovanni Turlà, il quale, però, ha negato di averglielo detto. Turlà dice di aver “assecondato” la signora Rosa Boscarino, che gli aveva fatto il lavaggio mentale dicendogli ripetutamente: tu devi dire di aver visto Christian De Simone esplodere i colpi di pistola contro mio figlio. E quando i Pubblici Ministeri hanno letto la trascrizione delle intercettazioni ambientali effettuate dalla Polizia all’interno del Commissariato dove erano stati convocati la madre di Alessio Boscarino, Giovanni Turlà ed Erika Mangiafico, fidanzata del morto ammazzato, ancora una volta il teste ha risposto dicendo che lui “assecondava” la mamma di Alessio dicendole frasi di circostanza che la donna, affranta dal dolore, apprezzava tantissimo. Però Giovanni Turlà alle contestazioni dei rappresentanti della pubblica accusa ha replicato dicendo: “Io glielo dissi alla mamma di Alessio che non me la sentivo di accusare i fratelli De Simone. “Se tuoi vuoi vendicarti fallo pure, ma non sarò io a farli condannare perchè non ho visto nè Christian nè suo fratello uccidere tuo figlio”.
Altro testimone da cui la pubblica accusa si aspettava molto molto di più è Andrea Fioravante, indicato come teste oculare dell’omicidio. Quest’ultimo ha detto di avere bevuto bevande alcoliche la sera del delitto e di essere rimasto in macchina perchè, essendo ubriaco, non riusciva a camminare, mentre Alessio Boscarino e Giovanni Limeri sono scesi dal veicolo per andare a comprare alcune bottiglie di birra al bar “Scacco matto”. “Io ho sentito dei rumori e poi delle urla e sono sceso dalla macchina, ma quando sono arrivato dove era stato commesso l’omicidio già Alessio era morto” – ha dichiarato Andrea Fioravanti. A sua volta, Erika Mangiafico, la cui deposizione è stata contrassegnata da troppi “non ricordo” – ha dichiarato di avere visto arrivare una macchina dalla quale è scesa una persona che poi ha esploso i colpi di pistola contro il suo fidanzato. “Il killer poi si è allontanato senza che io potessi vedere il suo volto”. La testimone ha dichiarato che la Polizia le aveva mostrato l’album delle fotografie dei pregiudicati ma lei ha precisato di non aver riconosciuto alcuna persona. Giovanni Limeri, nelle fasi delle indagini preliminari, disse di avere trascorso la serata in compagnia del Boscarino e del Fioravante e che si erano ubriacati tracannando bevande alcoliche. Poi, dopo aver svuotato le bottiglie di liquori, si sono recati al pub-bar di San Focà per acquistare delle bottiglie di birra. All’interno del locale Boscarino aveva avuto uno scontro verbale con uno dei De Simone ma poi lui e la vittima sono ritornati a prendere la macchina dove era rimasto il Fioravante completamente ubriaco. Sono ritornati a Priolo e Boscarino ha parcheggiato l’auto sotto la propria abitazione. Giovanni Limeri è stato sentito dalla Corte d’Assise di Appello e ha smentito la versione della madre di Alessio Boscarino che ha dichiarato che i fari della macchina avevano permesso a lei e allo stesso Limeri, conducente della vettura, di vedere il volto della persona che si allontanava dal posto in cui fu ucciso suo figlio. Per la mamma di Alessio Boscarino, si trattava di Christian De Simone. Ma per Giovanni Limeri la signora Boscarino avrebbe preso un abbaglio.

CONDIVIDI