Sos di Attanasio da Tolmezzo: “Io e altri 10 reclusi della sezione 41 bis positivi al Covid 19”

Tolmezzo. Il Covid è entrato nella sezione 41 bis della Casa di reclusione di Tolmezzo e ha contagiato gli undici detenuti ospitati nel reparto, tra cui il siracusano Alessio Attanasio. “Adesso sto un po’ meglio – scrive Attanasio – ma alcuni giorni fa mi sentivo malissimo in quanto ho avuto forti mal di testa, sbalzi di temperatura, inappetenza, assoluta mancanza di gusto e olfatto. Siamo tutti isolati nella Sezione. Molti miei compagni hanno tutt’oggi sintomi di tosse, dolori muscolari e stanchezza. Il medico ci somministra antibiotico, antivirali ed eparina. Ma il 7 novembre, quando mi ero permesso di lanciare l’allarme in quanto vedevo che nessuno usava la mascherina, o quei pochi che l’avevano la portavano sotto il naso, gli addetti alla vigilanza mi hanno detto che stavo esagerando e il medico ha detto che non si trattava del virus. E, invece, era entrato nella Sezione il virus. Il primo tampone ce l’hanno fatto il 13 novembre, ma dopo le nostre reiterate insistenze. All’inizio mi sembravano tutti negazionisti e terrapiattisti, degli ottusi totali in quanto non volevano ammettere che i sintomi che io avvertivo erano quelli provocati dal Coronavirus. E mi dicevano: come al solito Attanasio sta esagerando. Non era così. Il virus ci ha messo tutti ko”.
Il Diario ha interpellato l’avvocato Maria Teresa Pintus, difensore di fiducia di Alessio Attanasio, per sapere quali iniziative intende intraprendere per garantire cure efficaci al suo cliente. “Ho sentito telefonicamente Alessio Attanasio il quale mi ha riferito che lui e gli altri reclusi risultati positivi al Covid-19 dovranno rimanere in isolamento per quindici giorni. Dopo questo periodo di quarantena saranno di nuovo sottoposti al tampone. Il mio assistito mi ha spiegato che solo fino a qualche settimana fa c’era poca attenzione sul rischio dei contagi da virus e che sia la direzione che il magistrato di sorveglianza non avevano acconsentito alla sua richiesta di essere rifornito di mascherine per evitare il contagio. Pensi che il magistrato di sorveglianza di Udine è arrivato a scrivere nero su bianco che “tuttora le mascherine sono necessarie solo per i sanitari” e che comunque il mio assistito potrà richiederle “quando saranno disponibili e a sue spese”. Da quanto riesco a capire la situazione nella Casa di reclusione di Tolmezzo sta per precipitare in quanto sarebbero a rischio di contagio anche i detenuti comuni. Mi risulta che, oltre agli undici detenuti della Sezione 41 bis, e un dodicesimo recluso che è però un internato, sono stati contagiati venti agenti penitenziari. Sono orientata a presentare istanza di scarcerazione e di concessione degli arresti domiciliari per gravi motivi di salute. Con una collega stiamo valutando come affrontare la situazione. La mia collega, che ha da poco lanciato un appello per far scarcerare subito i detenuti malati e anziani, denuncia che il governo ha fatto orecchie da mercante alle indicazioni fornite dagli esperti, ovvero di ridurre sensibilmente il sovraffollamento e di sostituire la misura detentiva con la detenzione domiciliare per tutti i soggetti portatori di determinate patologie. “Questo governo e questo Parlamento – denuncia l’avvocato Sandra Berardi, collega dell’avvocato Maria Teresa Pintus – hanno preferito seguire le sirene del populismo penale agitato da alcuni media a scapito dello stato di diritto e della salute della comunità penitenziaria che oggi, purtroppo, conta oltre 1300 persone contagiate tra detenuti e operatori, con un trend in crescita costante che sta colpendo indistintamente la popolazione detenuta finanche nelle sezioni di 41bis che qualcuno, pretestuosamente, aveva dichiarato immuni da possibili contagi”.

CONDIVIDI