Omicidio Greco: interrogato per due ore dal Pm il lentinese Shasa Antony Bosco nega le accuse

Siracusa. Mercoledì 25 novembre, nella Casa Circondariale di Cavadonna, il lentinese Shasa Antony Bosco, 28 anni, è stato sottoposto ad un interrogatorio-fiume dal Pubblico Ministero Donata Costa sui fatti di sangue avvenuti a Lentini, in Via Delle Spighe, la mattina di sabato 10 ottobre scorso, quando Antonino Milone, 38 anni, uccise prima Sebastiano Greco e successivamente esplose un colpo di pistola ad un polpaccio del panificatore Gabriele Amenta, perchè si era rifiutato di accompagnare il killer a Catania. Di questi due episodi di sangue, il lentinese Shasa Antony Bosco, deve risponderne come complice di Antonino Milone. Su richiesta del Pubblico Ministero Donata Costa, il Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere sia nei confronti dell’autore materiale dell’omicidio Greco e del tentato omicidio Amenta sia nei confronti di Shasa Antony Bosco, che è anche accusato, sempre in concorso con il Milone, del reato di detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola-mitraglietta Skorpion. E’ stato Shasa Antony Bosco ad avere chiesto di essere sottoposto ad interrogatorio e per affrontare il faccia a faccia con il magistrato titolare delle indagini sui fatti di sangue di Via Delle Spighe il lentinese ha assunto un secondo penalista da affiancare al suo primo difensore, avvocato Rosario Frigillito. Quest’ultimo sarà affiancato nella difesa di Shasa Antony Bosco dall’avvocato Junio Celesti. I due difensori hanno partecipato all’interrogatorio del loro cliente, recandosi nella Casa Circondariale di Cavadonna dove appunto mercoledì pomeriggio il lentinese Shasa Antony Bosco sarebbe stato messo sotto torchio dal Pubblico Ministero Donata Costa. Nel corso dell’interrogatorio, protrattosi per oltre due ore, il magistrato ha chiesto all’indagato di spiegare come mai la mattina del 10 ottobre si trovasse in compagnia di Antonino Milone, il motivo che aveva provocato la lite tra il killer e il Greco, perché lo aveva spalleggiato e non gli ha impedito di ammazzare l’uomo con cui aveva litigato e perché non lo ha bloccato quando ha minacciato di sparare contro il conducente della Bmw in quanto non voleva accompagnarlo nel capoluogo etneo. Shasa Antony Bosco ha risposto a tutte le domande e ha sostanzialmente ripetuto la stessa versione fornita al Giudice delle indagini preliminari Andrea Migneco all’udienza di convalida del fermo operato nei suoi confronti dai Carabinieri di Lentini e della Compagnia di Augusta.
Sulla sanguinosa mattinata di sabato 10 ottobre di Via Delle Spighe, Shasa Antony Bosco ha riferito che la mattina del 10 ottobre, poco dopo le ore 7, si è presentato nella sua abitazione il Milone che gli ha chiesto di fargli compagnia perché aveva litigato con una persona in Via Delle Spighe. Milone, alla guida di uno scooter, dopo aver imbarcato il Bosco, ha raggiunto una località dove ha prelevato delle armi che erano nascoste tra i rovi. Bosco ha detto di avergli chiesto che intenzioni avesse ma il Milone gli ha risposto “Zitto, altrimenti ti sparo”. Dopo essersi armato – ha aggiunto Shasa Antony Bosco – “il Milone ha raggiunto Via Delle Spighe e si è messo alla ricerca della persona con cui aveva litigato. Pochi minuti dopo ho sentito gli spari e ho visto che Milone aveva colpito una persona, probabilmente la stessa persona con cui aveva avuto la lite prima di venire a casa mia. Dopo sparato tre colpi di pistola contro quella persona, sempre guidando lo scooter, il Milone si è avviato verso Via Conte Alaimo, ma durante il tragitto “siamo stati affiancati da una Bmw e il Milone ha fatto il segnale di ferrmarsi al conducente della macchina”. Si trattava del panificatore Gabriele Amenta, il quale si è fermato e il Milone gli ha chiesto di accompagnarlo all’ospedale. “Milone – ha detto il Bosco – ha parcheggiato lo scooter e io e lui siamo saliti a bordo della Bmw. Il Milone ha poi chiesto al conducente della Bmw di accompagnarlo in un altro posto anziché all’ospedale e quello gli ha risposto che non lo avrebbe accompagnato in nessun posto e ci ha invitati a scendere. Milone si è arrabbiato e gli ha urlato: “Va bene, sto scendendo ma ora ti sparo”. E come aveva minacciato ha effettivamente sparato un colpo di pistola alle gambe del conducente della Bmw. Poi, dopo essere sceso dalla Bmw – ha aggiunto Shasa Antony Bosco – il Milone ha fermato una Panda, puntando la pistola contro il conducente. Questo episodio si è verificato in Via Alaimo, a pochi metri di distanza delle Poste. Io mi sono allontanato a piedi e pochi minuti dopo ho sentito dei colpi di pistola. Successivamente ho saputo, da persone che si trovavano davanti alle Poste, che Milone aveva “rubato” la macchina ad un pensionato, costringendolo a dargliela”. La scena di cui parla il Bosco è quella che ha per vittime il proprietario di una Fiat Panda, sua moglie e la loro nipotina.
Shasa Anttony Bosco ha detto che lui è assolutamente estraneo ai tre episodi commessi dal Milone. “L’ho assecondato per paura che potesse spararmi come aveva minacciato di fare quando gli ho chiesto che cose volesse fare con le armi prelevate nella località in cui mi ha condotto dopo essere venuto a casa mia. Volevo scappare ma temevo che il Milone esplodesse dei colpi di pistola anche contro di me così come aveva fatto nei confronti di Sebastiano Greco e di Daniele Amenta”. L’indagato ha anche spiegato di non essere in grado di dire il motivo che aveva causato la lite tra Antonino Milone e Sebastiano Greco. “A me non ha dato alcuna spiegazione, ha detto soltanto che aveva litigato con una persona e che avrei dovuto accompagnarlo in Via Delle Spighe. Sui tre episodi commessi dal Milone – ha concluso Shasa Antony Bosco – non posso essere preciso nel descriverli nei minimi particolari così come non so che cosa abbia fatto il Milone dopo che trovai il coraggio di separarmi dal Milone. Quando lui ha fermato il conducente della Panda io non sono in grado di dire che cosa ha combinato perché già stavo fuggendo”.
Il resto della storia lo raccontano i Carabinieri di Lentini, grazie alle deposizioni rese dagli occupanti della Fiat Panda e da altri testimoni. Il Milone si è messo alla guida della Panda e subito dopo si è allontanato da Via Alaimo. Ma dopo nemmeno cinquanta metri è andato a sbattere violentemente contro un marciapiede. Il motore si è spento e il Milone non è riuscito a riaccenderlo. Così, sebbene claudicante per la botta rimediata alle gambe, si è dato alla fuga. Per alcuni giorni Antonino Milone è stato irreperibile. Poi la cattura e la consegna ai Carabinieri della pistola mitraglietta Skorpion, utilizzata dal Milone per ferire a morte Sebastiano Greco e per gambizzare il panificatore Amenta. Quando è stato arrestato il Milone era strafatto di cocaina. Per alcuni giorni ha sniffato cocaina e ha mangiato poco o nulla. Al carcere di Piazza Lanza, a Catania, i medici lo hanno imbottito di sedativi e il Milone non è stato in grado di sottoporsi all’interrogatorio di garanzia da parte del Gip Migneco. Il Milone, difeso dall’avvocato Giuseppe Di Mari, ha chiesto di essere interrogato pure lui, ma il suo difensore ritiene più conveniente fare effettuare l’interrogatorio quando saranno resi noti i risultati dell’autopsia effettuata sul cadavere di Sebastiano Greco. Perché, secondo indiscrezioni, ci potrebbero essere delle novità sulla causa della morte. Se ne saprà di più non appena il medico legale depositerà la perizia necroscopica.

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