Cancelliere dell’Ufficio Gip contagiato dal Covid, aula sanificata e le “verità” dei lentinesi Shasa Antony Bosco e Antonino Milone

Siracusa. Gli interrogatori di garanzia per i tre lentinesi accusati, in concorso, di detenzione di due pistole rinvenute dai Carabinieri in un cespuglio, anziché alle ore 11 sono cominciati poco prima di mezzogiorno. La causa del ritardo è da ricercare nell’imprevista positività al Covid-19 del cancelliere dell’Ufficio Gip che avrebbe dovuto assistere il Giudice delle indagini preliminari Francesco Alligo. A quanto pare, il cancelliere del quale non sono state rivelate le generalità, nella notte, sarebbe stato ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale Di Maria di Avola. La notizia al Palazzo di Giustizia, però, sarebbe arrivata poco dopo le 8, e tempestivamente comunicata ai magistrati e ai cancellieri di turno nella giornata del 31 dicembre. Immediatamente sono scattate le misure per bloccare l’accesso al Tribunale di tutte le persone e per avviare la sanificazione degli uffici del Gip. Anche i due detenuti ristretti nella Casa Circondariale di Cavadonna condotti dagli agenti della Polizia penitenziaria sono rimasti dentro il furgone cellulare parcheggiato nel cortile del Palazzo di Giustizia, così come il Gip Francesco Alligo, la cancelliera chiamata per sostituire il collega risultato positivo, il Pubblico Ministero Donata Patricia Costa, i poliziotti addetti alla traduzione dei due indagati e i difensori di fiducia di Shasa Antony Bosco, 29 anni e Alfio Caramella, 48 anni, avvocati Junio Celesti e Rosario Frigillito per il primo e avvocato Delfo Tribulato per il secondo. La traduzione non è stata prevista per Antonino Valerio Milone, 37 anni, che è rimasto nella Casa Circondariale di Piazza Lanza a Catania, dove è presente il suo difensore di fiducia, avvocato Giuseppe Di Mari.
Alle 12 meno un quarto è cominciata l’udienza. Il primo ad essere sottoposto ad interrogatorio di garanzia è Shasa Antony Bosco il quale, alla presenza dei suoi difensori di fiducia, avvocati Junio Celesti e Rosario Frigillito, si riporta alle dichiarazioni rese al Pubblico Ministero Costa alcune settimane prima. Il Bosco ha ribadito di essere estrano all’omicidio di Sebastiano Greco, 42 anni, ucciso da Antonino Milone che gli sparò contro alcuni colpi di pistola agli arti inferiori e deceduto per la perforazione dell’arteria femorale spappolata da una delle tre pallottole esplose dalla pistola mitraglietta Skorpion impugnata dal pistolero. Il Bosco ha confermato di avere accompagnato il Milone nel panificio in cui si trovava il Greco, nonché ha ammesso di essersi recato nel garage di proprietà di Alfio Caramella, dove il Milone ha prelevato ben quattro pistole. Inoltre, il Bosco ha rivelato di avere caricato di pallottole due delle quattro pistole e ha raccontato che il Milone ha pure preso un fucile kalashnikov e di essere stato sfiorato da un proiettile espulso accidentalmente dallo stesso Milone mentre lo stava caricando di pallottole. Bosco, come già riferito al Gip Andrea Migneco e al Pubblico Ministero Costa, ha detto di avere agevolato il Milone, perché quest’ultimo lo aveva minacciato di morte nel caso in cui si fosse rifiutato di aiutarlo a prelevare nel garage del Caramella le pistole e di accompagnarlo nel panificio in cui avrebbe dovuto incontrare Sebastiano Greco. Riguardo all’uccisione del Greco, il Bosco ha negato di sapere i motivi dei contrasti sorti tra il Milone e il morto ammazzato. Ma ha raccontato che, dopo aver prelevato quattro pistole e lasciato nel garage del Caramella il mitra Kalashnikov perché lungo e ingombrante, il Milone ha incontrato davanti al panificio il Greco, che lo aspettava in auto e in compagnia del proprio figlioletto. “Io sono rimasto sul sellino del ciclomotore di proprietà del Milone e questo si è avvicina alla macchina del Greco. Non conosco i motivi della lite, ma ho sentito che hanno discusso animatamente e poi ho visto il Milone prendere la pistola Skorpion e di avere esploso alcuni colpi contro il Greco, che era accanto alla macchina. Poi, a bordo del ciclomotore, ci siamo allontanati dalla strada in cui era avvenuto l’omicidio del Greco ma si è no abbiamo percorso venti metri. Milone ha frenato quando è stato affiancato dalla Bmw del panificatore Gabriele Amenta al quale ha chiesto se poteva dargli un passaggio fino all’ospedale. La risposta del conducente della Bmw è stata affermativa e, dopo aver parcheggiato il ciclomotore, il Milone, prima di salire a bordo della Bmw mi ha consegnato due delle quattro pistole prese nel garage del Caramella. Comunque, siamo saliti a bordo della Bmw ma poi Milone ha chiesto all’Amenta di accompagnarlo a Catania e quest’ultimo ha detto di no e ha invitato il Milone e il sottoscritto di scendere immediatamente dalla macchina. “Sto scendendo, ma prima ti sparo” – ha detto il Milone. Ed è stato di parola. Perché gli ha esploso contro un colpo di pistola verso le gambe. A quel punto io mi sono allontanato e le due pistole che mi aveva dato il Milone sono andate a nasconderle nel cespuglio che dista una decina di metri dal garage del Caramella”. Prima di congedarsi il Bosco ha per l’ennesima volta ribadito di avere assecondato le richieste del Milone in quanto quest’ultimo, non appena lui gli manifestò l’intenzione di non volere essere coinvolto nella sua controversia con il Greco, lo avrebbe minacciato di gravi ritorsioni. Minacce – ha detto ancora il Bosco – “che Milone mi ha rivolto quando nel garage del Caramella gli avevo detto che non avevo intenzione di aiutarlo a mettere i proiettili nel caricatore delle pistole. Ma quando sono stato sfiorato dalla pallottola fuoriuscita dal kalashnikov per la paura ho deciso di assecondare ogni volere del Milone. Se ho commesso i reati è perché dovevo evitare si indurre il Milone a far del male a me, alla mia convivente a mio figlio”.
Poi è stato il turno di Alfio Caramella, che a differenza del Bosco già finito in carcere nello scorso mese di ottobre quando cioè avvenne l’omicidio di Sebastiano Greco e il tentato omicidio di Gabriele Amenta, è stato arrestato quattro giorni fa in esecuzione dell’ordinanza cautelare emessa dal Gip Francesco Alligo. Dell’interrogatorio del Caramella si sa soltanto che ha ammesso di avere custodito le armi di proprietà dell’ex genero Antonino Milone.
Per quanto riguarda Antonino Milone subito spazio ad un fuori programma. Il lentinese, imbottito di farmaci, alle ore 11 in punto, l’orario cioè d’inizio degli interrogatori di garanzia, è stato condotto nella sala dotata delle apparecchiature per la videochiamata con l’aula del Gip del Tribunale di Siracusa. Ma il video è rimasto sempre spento e il detenuto ha iniziato a innervosirsi. Nessuno gli ha comunicato che il Gip aveva iniziato in ritardo l’udienza per l’imprevista positività al Covid-19 del cancelliere che doveva partecipare all’udienza. Ma a prescindere dal ritardo dell’inizio degli interrogatori, Antonino Milone è andato in escandescenza poiché i farmaci che gli aveva somministrato il medico del carcere di Piazza Lanza aveva azzerato la sua efficacia. Per evitare che compisse gesti autolesionistici o distruggesse le apparecchiature della videoconferenza gli agenti della Polizia penitenziaria si sono visti costretti a riaccompagnarlo nella cella e hanno dovuto richiedere l’immediato intervento del medico affinché gli somministrasse altri farmaci idonei per far calmare l’indiavolato Antonino Milone. Alle 13, finalmente, il Giudice delle indagini preliminari Alligo si è collegato con il carcere del capoluogo etneo e il detenuto è stato riaccompagnato nella saletta attrezzata per la videoconferenza. Il difensore di Milone, avvocato Giuseppe Di Mari, quando ha visto la faccia del suo cliente si è reso conto che non era nelle condizioni ideali per sottoporsi ad un interrogatorio. Ma il Gip Alligo, che per la prima volta vedeva il volto dell’uomo che aveva ucciso Sebastiano Greco e azzoppato Gabriele Amenta, pensando che i farmaci prescritti dal medico del carcere avessero fatto l’effetto di farlo calmare e di poter rispondere alle domande, ha deciso di andare avanti e ha iniziato a porgli delle domande sulle armi che i Carabinieri avevano rinvenuto nel cespuglio dopo l’omicidio di Sebastiano Greco. Il Milone ha risposto dicendo che non aveva alcuna intenzione di ucciderlo. “E’ vero sono andato ad armarmi perché il Greco mi aveva intimato di portargli subito i soldi della cocaina che mi aveva venduto perché altrimenti mi avrebbe sparato. E nell’esternarmi la minaccia mi ha fatto vedere la pistola. E, siccome il Greco mi aveva detto che i suoi amici catanesi non erano più disposti ad aspettare, pensai di andare a prendere tutte le armi in mio possesso in quanto la cocaina che avevo sniffato la sera prima mi indusse a ritenere che il Greco non sarebbe stato solo ma sarebbe stato spalleggiato dai catanesi. Con le quattro pistole nelle tasche sono andato nel panificio per incontrare il Greco. Questo Tizio, da quando venne arrestata la mia convivente per possesso di un quantitativo di cocaina, mi ha sempre trattato come un mezzo uomo, un infame, e, ogni volta che m’incontrava, mi rinfacciava l’ingiusto arresto della mia compagna che, peraltro, poi è stata condannata a un anno e otto mesi di reclusione per detenzione della cocaina, essendosi accollata la responsabilità per evitare che mi togliessero l’affidamento al Sert e mi facessero scontare i due anni e quattro mesi che mi avevano sospeso per potermi disintossicare dal consumo di cocaina. Il Greco, che si sentiva un vero uomo e si vantava di essere amico dei catanesi che lo rifornivano di cocaina, mi ha venduto quella partita di droga che io, all’insaputa della mia compagna, avevo nascosto a casa sua. Lui la sapeva la verità e mi trattava come un verme. E sistematicamente minacciava di spararmi qualora continuassi a chiedergli una proroga per il pagamento della roba, ammontante a poco più di novemila euro. La mattina del 10 ottobre mi ha telefonato e mi ha dato appuntamento davanti al panificio Giallongo. Quando sono arrivato mi ha riempito di insulti e a quel punto, anche perché ero ancora sotto l’effetto della cocaina che avevo sniffato la sera prima, ho replicato con fermezza dicendo al Greco che non avevo paura né di lui né dei suoi amici catanesi. Lui mi ha chiesto di calmarmi e nel contempo ha fatto scendere dalla macchina suo figlio e lo ha accompagnato dentro il panificio. Poi è ritornato e abbiamo ripreso a parlare. Gli ho chiesto di recarci dai suoi fornitori catanesi per convincerli a darmi ancora un po’ di tempo per estinguere il mio debito. Il Greco ha risposto negativamente e mi ha intimato di effettuare immediatamente il pagamento dei novemila euro. “Ti aspetto qui, se non vieni verrò io a cercarti”. A quel punto, sono andato ad armarmi e sono ritornato nel panificio. Greco era fuori dalla sua macchina. Gli ho rinnovato la richiesta di farmi incontrare i suoi amici catanesi, lui ha ripreso a insultarmi e a minacciarmi e a quel punto gli ho sparato alle gambe una colpo di mitraglietta. Poi stavo per allontanarmi ma il Greco ha ripreso ad offendermi per cui mi sono avvicinato e gli ho esploso un altro colpo di pistola all’altra gamba. Perché io, signor giudice, pur essendo fuori di testa per la cocaina assunta, non ho mai pensato di uccidere il Greco. Se avessi voluto ammazzarlo gli avrei sparato i colpi di pistola alla testa e non alle gambe”.
Il Gip Alligo gli ha chiesto di riferire sul fucile kalasnikov nascosto nel garage del Caramella. “Io all’interrogatorio cui sono stato sottoposto a fine ottobre e a quello nella prima decade di dicembre ho raccontato al Pubblico Ministero un mucchio di scemenze tra storie di malavita di personaggi lentinesi e traffici di droga e di armi. Ho pure parlato di questo kalasnikov ma se vuole sapere la verità oggi glielo posso dire: non ho mai visto il fucile kalashnikov. E le dico di più. Il nonno di mio nipote, signor Alfio Caramella, è assolutamente estraneo alle mie vicende. Lui è innocente, non sapeva che nel suo garage io avessi nascosto le quattro pistole. Ma non mi chieda del kalasnikov perché non so assolutamente nulla”. Il Gip gli ha letto la dichiarazione del Bosco che sostiene di essere stato sfiorato da un proiettile all’interno del garage alla presenza del Caramella e il Milone ha risposto dicendo che Bosco si è inventato tutto. Poi, man mano che il Gip Alligo gli poneva altre domande sulle armi e sul famigerato kalasnikov, l’avvocato Di Mari ha reiterato la richiesta di sospendere l’interrogatorio in quanto il suo cliente cominciava a perdere la lucidità e la calma.
Il Gip Alligo ha proseguito a fare delle domande ma poi quando ha capito che dal limone non sarebbe uscita alcuna spremuta ha chiuso il verbale. Anche perché l’avvocato Di Mare ha riferito al Gip Alligo di avere presentato al Gip Migneco, titolare delle indagini sull’omicidio del Greco e sul tentato omicidio del panificatore Amenta, una richiesta di incidente probatorio per accertare lo stato di salute del Milone e se egli sia in grado di affrontare un processo per potersi adeguatamente difendere in ordine alle pesantissime accuse che gli vengono contestate. Inoltre l’avvocato Di Mari ha ricordato al Gip Alligo che anche il Pubblico Ministero Costa, dopo il primo interrogatorio del Milone, ha inviato una lettera ai sanitari del carcere di Piazza Lanza di Catania per sapere quale tipo di cure avevano prescritto al lentinese in quanto le risposte da lui date alle domande lasciavano intendere che non si era alla presenza di una persona normale. Insomma anche per il Pubblico Ministero Donata Patricia Costa le rotelle nella mente del Milone non girano nel senso giusto per farlo considerare sano di mente al cento per cento.

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