Roma, ex carabiniere in manette: per 30 mila euro informava gli ex avvocati Amara e Calafiore

Roma. All’alba del 6 febbraio scorso, i militari della Guardia di Finanza eseguivano le ordinanze di custodia in carcere o agli arresti domiciliari nei confronti di tutti gli indagati coinvolti nell’operazione “Sistema Siracusa”. Per la stragrande maggioranza degli indagati e per i rispettivi famigliari la visita delle Fiamme Gialle rappresentò una drammatica sorpresa. Non così per gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, i quali erano già a conoscenza con alcuni giorni di anticipo della retata che avrebbero effettuato i finanzieri di Roma, Messina e Palermo. L’avvocato Amara, che aveva ricevuto per primo l’imbeccata, aveva a sua volta informato il collega di studio e di affari loschi Peppe Calafiore. “Fine corsa” – disse Amara al compagno di merenda. “Tra due giorni ci arresteranno!”. “Ma sei sicuro?” – chiese Calafiore. “Se è così partiamo per Dubai, così sfuggiamo alla cattura”. “No, io resto qua. Debbo mettere in ordine un po’ di conti in modo che quando vengono ad arrestarmi posso andar via sapendo di non avere lasciato delle cose in sospeso”. Calafiore fece i bagagli e s’imbarcò sul primo aereo diretto a Dubai, da dove poi l’8 febbraio decollò per l’aeroporto Fontanarossa di Catania per costituirsi alle Fiamme Gaille, che lo rinchiudevano poi al carcere di piazza Lanza. Amara, invece, alle 6 di mattina del 6 febbraio ricevette nel suo appartamento di Roma la visita dei militari della Guardia di Finanza della Capitale che gli notificarono la corposa ordinanza di custodia in carcere e veniva rinchiuso a Regina Coeli. Amara, due mesi dopo, iniziava a collaborare con i magistrati delle Procure di Messina e di Roma. E rivelava il nome della persona che lo aveva informato dell’imminente arresto. Si trattava di un carabiniere di 55 anni, foggiano, poi assegnato all’Aisi, l’Agenzia per la sicurezza interna. Il suo nome è stato rivelato nel momento stesso in cui i finanzieri del Nucleo di Polizia economica finanziaria della Guardia di Finanza di Roma, gli hanno notificato l’ordinanza cautelare di arresto emessa a suo carico dal Giudice delle indagini preliminari di Roma, Daniele Caramico D’Auria, su richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pubblico ministero Stefano Rocco Fava.

L’ex carabiniere si chiama Loreto Francesco Sarcina. Si era dimesso dai servizi segreti nello scorso mese di luglio, dopo la perquisizione domiciliare effettuata dalle Fiamme Gialle della capitale. In casa dell’ex carabiniere i militari hanno rinvenuto un passaporto falso, rilasciato dalle autorità consolari della Spagna, intestato a Rodrigo Martinez ma con la foto di Aurelio Maria Voarino, responsabile della sicurezza dell’imprenditore Ezio Bigotti, indagato per evasione fiscale e bancarotta.

Secondo quanto si è appreso per fornire informazioni riservate ha ottenuto dagli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore trentamila euro. Loreto Francesco Sarcina è accusato di falso in atti pubblici, favoreggiamento e concorso nella violazione del segreto d’ufficio.

E non finisce qui. A breve ci saranno degli ulteriori arresti. Parola di Piero Amara e Giuseppe Calafiore, ex avvocati e ora “gole profonde” a disposizione della Procura della Repubblica di Roma e Messina.

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