Attanasio per protesta si siede al centro del cortile, gli agenti lo sollevano di peso e lo rinchiudono nella camera “liscia”

Spoleto. Alessio Attanasio si trova in isolamento dalla mattinata di venerdì 19 ottobre a causa della sua pacifica protesta inscenata nell’istituto di reclusione di Spoleto dove sta scontando le condanne avute inflitte per svariati reati, in regime di 41 bis, ovvero di carcere di duro. Attanasio ha messo in scena la protesta per manifestare la propria lagnanza contro il perdurare nell’istituto penitenziario di Spoleto di concedere ai reclusi una sola ora di aria, nonostante la recentissima decisione della Suprema Corte di Cassazione che ha fissato in due ore il tempo da trascorrere all’aria aperta. La sua protesta, pur se pacifica, non è stata apprezzata dagli agenti della Polizia penitenziaria, che hanno reagito con violenza: hanno sollevato di peso il detenuto e, mentre Attanasio cercava di divincolarsi, lo hanno con forza “trascinato” per decine di metri fino alla postazione dove sono ubicate le camere “lisce”. Si tratta di celle assolutamente vuote all’interno delle quali c’è solo la branda per consentire ai detenuti in punizione di sdraiarsi.

Dalla cella “liscia” Alessio Attanasio è uscito nella mattinata di sabato per poter effettuare le telefonate ai propri famigliari e all’avvocato Sebastiano Troia. Nonostante la punizione dell’isolamento le telefonate sono state regolarmente autorizzate poichè già da tempo prenotate. Ma anche per evitare le proteste sia dell’avvocato Troia che della mamma e dei fratelli di Attanasio, già in attesa all’interno della Casa Circondariale di Cavadonna.

il tempo a sua disposizione per ogni telefonata, Alessio Attanasio lo ha impiegato per raccontare la disavventura che gli era occorsa e per chiedere ai famigliari e al difensore di fiducia di presentare immediata denuncia o ai Carabinieri o alla Polizia di Stato contro quelle che lui ha definito torture cui sarebbe sottoposto.

L’avvocato Sebastiano Troia ha rassicurato Attanasio dicendogli che nella mattinata di lunedì 22 ottobre avrebbe presentato un esposto al Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, di Perugia e di Siracusa. La mamma e i fratelli hanno promesso al congiunto detenuto che si sarebbero immediatamente attivati. La più attiva è stata la madre di Attanasio, che ha telefonato prima al 112, ma l’operatore gli ha detto che nessun intervento poteva essere fatto se non fosse stata presentata una denuncia scritta. La signora Attanasio si è recata a Cassibile ma, pur avendo pigiato ripetutamente il pulsante del citofono, non ha ricevuto alcuna risposta. Dopo ha telefonato al 113 e qui, un gentile operatore, ha messo in contatto la signora Attanasio con il Commissariato di Polizia di Spoleto. Il funzionario ha risposto che senza denuncia scritta loro avevano le mani bloccate, non potendo accedere all’interno del carcere.

La signora Attanasio, nel timore che potesse accadere al figlio quanto successo a Stefano Cucchi, il detenuto malmenato a morte da alcuni Carabinieri, ha telefonato anche all’avvocata Maria Teresa Pintus, del Foro di Sassari, la quale, trovandosi a Firenze per un convegno, ha risposto mortificata che alle richieste di aiuto della mamma del detenuto non poteva dare tempestive risposte ma si sarebbe attivata nella mattinata di lunedì 22 ottobre, anche lei promettendo la presentazione di esposti al Magistrato di Sorveglianza e alla Procura della Repubblica di Spoleto e al Garante dei detenuti. Il fratello di Alessio Attanasio, Fabrizio, è riuscito questa mattina a contattare telefonicamente l’avvocato Junio Celesti, che ha garantito che domani mattina presenterà in Questura una denuncia.

Intanto Alessio Attanasio è stato riportato nella camera “liscia” in attesa delle decisioni del Consiglio di Disciplina del carcere di Spoleto. Ad Attanasio vengono fatte pagare la sequela di reclami che ha presentato al Tribunale di Sorveglianza di Spoleto e di Perugia e che lui ha vinto entrambi, a dispetto del decreto emesso da un sostituto procuratore della Procura di Spoleto che dava ragione alla Direzione della Casa di Reclusione di avere negato la consegna di una chiavetta in cui erano contenute le memorie difensive presentate alla magistratura dal suo difensore, avvocato Pintus. I Tribunali di Spoleto e Perugia hanno annullato il decreto di sequestro emesso dal Pubblico Ministero e, accogliendo le lagnanze di Attanasio, gli hanno intimato di restituire al detenuto la copia del dischetto, che lui si era fatta. Ma non solo. Attanasio sta pagando a caro prezzo i suoi ricorsi, fino alla Corte di Cassazione, contro le decisioni delle Direzioni delle carceri di Sassari, Roma e Spoleto, di negargli l’acquisto a proprie spese di un computer per fini di studio (gli mancano alcuni esami per la tesi della laurea in giurisprudenza) e di difesa visto che si trova alla sbarra per gli omicidi ai danni di Angelo Sparatore e di Giuseppe Romano. Nonostante le copiose ordinanze dei Magistrati di Sorveglianza di mezza Italia, tutte favorevoli al detenuto siracusano, i responsabili delle carceri frappongono mille ostacoli e non ordinano il computer richiesto da Attanasio. Difficile prevedere quando finirà il braccio di ferro tra Alessio Attanasio e i Direttori delle carceri in cui viene ospitato. Intanto vediamo come evolverà la situazione dell’isolamento nella camera liscia dopo la pacifica protesta inscenata da Attanasio venerdì mattina al carcere di Spoleto.

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